Il Professore : ... ... Giova ricordare , peraltro , IL Che Personaggio Il proprietario del bene confiscato , in partiture OCCASIONE delle elezioni sosteneva Amministrativo Il Candidato della lista "Rinascita Isolana " Rosario Rappa .

martedì 26 marzo 2013

La strage degli innocenti


L’ingiusta morte del piccolo Andrea Savoca, assassinato dalla mafia nel 1991
di Monica Centofante



Salvatore Savoca scomparve nella mattinata del 24 luglio del 1991.
Era noto alla giustizia per le sue passate condanne per rapina, furto, detenzione illegale di armi ed esplosivi e perché sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di P.S e quindi costretto a presentarsi presso la stazione dei Carabinieri di Capaci ogni martedì e mercoledì.
Quel 24 luglio, dopo aver salutato i familiari, raggiunse il Comando a bordo di un ciclomotore Peugeot 50 di colore grigio scuro e poco dopo ripartì, diretto al cantiere della società Lopedil s.r.l., presso la quale lavorava come impiegato. Da quel momento nessuno lo rivide più, ma la denuncia della sua scomparsa arrivò solo due giorni dopo, in seguito all’assassinio del fratello Giuseppe Savoca.
Alle 17.30 del 26 luglio il proprietario della Lopedil Pietro Lo Sicco si presentò ai Carabinieri e notificò la sparizione del genero Savoca Salvatore. Poche ore prima il fratello Giuseppe aveva parcheggiato in doppia fila la propria auto, una Volkswagen Passat, nei pressi dell’abitazione della suocera e a bordo del veicolo stava attendendo l’arrivo della moglie Diana Seggio e del figlio Emanuele (sette anni). Ad aspettare con lui c’erano gli altri due figli: Andrea, di quattro anni e Massimiliano di due.
Gli spari si udirono intorno alle 11.00.
Quattro o cinque colpi, in seguito ai quali la Seggio si precipitò fuori dall’abitazione e vide il marito, al posto di guida, in un bagno di sangue. Abbracciato al collo dell’uomo c’era il piccolo Andrea, anch’egli raggiunto dai colpi, che venne subito trasportato presso l’Ospedale Civico dove morì, intorno alle ore 17.00, a causa di gravi lesioni vascolari. Soltanto il piccolo Massimiliano, seduto sul sedile posteriore dell’auto, scampò all’agguato.
Per gli inquirenti la soluzione del caso non fu particolarmente difficoltosa. Sia la sparizione di Salvatore che l’esecuzione di Andrea Savoca rispondevano a criteri di chiara matrice mafiosa.
E le conferme dall’interno dell’organizzazione arrivarono nel 1998, grazie alle rivelazioni di alcuni collaboratori di giustizia. Tra questi, Giovan Battista Ferrante riferì di aver sentito parlare dell’imprenditore Pietro Lo Sicco - che già in precedenza conosceva - in occasione della scomparsa del genero di questi <<da Santino Pullarà o da Salvatore Biondino>>.

<<E ricordo che fu lo stesso Santino Pullarà che portò la persona che poi venne uccisa sul luogo del delitto (e cioè nel negozio di mobili di Nino Troia). Ciò perché chiaramente lo conosceva bene e questi si fidava di lui>>. Il Ferrante affermò di non ricordare se il nome di questa persona fosse Savoca Salvatore, ma la conferma che si trattava di lui giunse dalle dichiarazioni di altri pentiti. <<Sono in grado di parlare di questa soppressione>>, affermò nel corso del processo per il triplice omicidio, poiché egli stesso vi aveva partecipato insieme a <<Santino Pullarà, Salvatore Biondino e Nino Troia>>, <<Salvatore Biondo il corto, Orazio Troia ed Enzo Troia (rispettivamente fratello e figlio di Nino Troia)>> e <<Battaglia Giovanni>>.

<<Qualche giorno prima dell’omicidio – raccontò – Salvatore Biondino mi disse di tenermi a disposizione perché si doveva fare un lavoro. Capii, ovviamente, che si trattava di eseguire un omicidio ma nulla mi venne detto in ordine alla vittima. Il Biondino mi disse di avvisare Nino Troia, sottocapo della famiglia di Capaci, che c’era bisogno di lui e che, dunque, era necessario che incontrasse lo stesso Biondino>>. In quell’epoca il Ferrante si occupava infatti di mantenere i rapporti tra Biondino e Troia e in seguito all’incontro tra i due il primo gli disse di farsi trovare <<per il giorno stabilito (credo che si trattasse di uno o due giorni dopo) presso il negozio di mobili del Troia a Capaci, luogo all’interno del quale, come ho riferito in altre occasioni, abbiamo commesso diversi omicidi>>.


Giovanni Battaglia e Nino Troia, <<come erano soliti fare>>, si trovavano all’interno del negozio mentre gli altri boss, in precedenza indicati, attendevano nello scantinato sottostante l’arrivo di Santino Pullarà e della vittima designata. Quando il Pullarà si presentò dicendo di non essere riuscito a rintracciare il Savoca si decise per il rinvio dell’esecuzione che avvenne solo qualche giorno più tardi. <<Non so dire con che mezzo il Pullarà e il Savoca giunsero al negozio – continuò il pentito – in quanto io, al momento del loro arrivo mi trovavo giù nello scantinato; ricordo però che si trattava del fatto che il Savoca aveva un ciclomotore e che il Pullarà lo aveva agganciato mentre lo stesso si trovava, ad Isola della (sic!) Femmine, in possesso del motoveicolo. … Non appena il Savoca e il Pullarà, seguiti da Giovanni Battaglia (il Nino Troia era rimasto sopra nel negozio, non foss’altro che per non lasciare l’esercizio commerciale incustodito e, quindi, non dare nell’occhio), entrarono nella stanza, abbiamo immediatamente strangolato il Savoca, senza porre al medesimo alcuna domanda>>.

<<Di fatto allo strangolamento partecipammo tutti, ma non ricordo chi, materialmente, mise la corda al collo del Savoca e chi invece teneva il medesimo>>.  Sempre secondo il racconto del Ferrante, il cadavere venne poi portato nella baracca di Giovanni Battaglia e disciolto nell’acido.
Nel corso del processo che seguì alla morte dei Savoca sei collaboratori di giustizia confermarono tale versione dei fatti spiegando anche il motivo per cui tali delitti furono commessi ed esprimendo il proprio rammarico per la fretta delle operazioni che compromisero la vita di un innocente di soli quattro anni.
<<Fino a questo momento ho preferito non parlare di ciò proprio per questa ultima ragione>> ha confessato Giovanni Brusca, l’assassino di Falcone, l’uomo che ancora oggi non riesce a perdonarsi il fatto di essere stato il mandante dell’uccisione del piccolo Di Matteo. <<Mi viene molto difficile accusare qualcuno dell’omicidio (sia pur certamente involontario) di un bambino – dichiarò ai giudici nel corso del processo - forse perché, essendo anch’io coinvolto in una vicenda simile, so che tipo di malessere si prova a dover rispondere di simili delitti. Io ho commesso numerosissimi e gravissimi crimini (ivi comprese stragi) ma quello che, come ho spesso detto, non riesco a perdonarmi è l’aver deliberato l’omicidio di un ragazzino. Di conseguenza mi metto nei panni di coloro che andrò ad accusare con le mie dichiarazioni e posso comprendere il disagio che gli stessi (che pur sono già stati condannati per svariati delitti) proveranno da un’accusa simile>>.

Alle sue parole si aggiunsero quelle di Giovanni Drago, Salvatore Grigoli o Salvatore Cancemi, tutti pentiti escussi nel corso del medesimo procedimento, tutti, all’epoca dei fatti, rimasti profondamente e negativamente colpiti dalla vicenda. Anche Raffaele Ganci, a detta dello stesso Cancemi, arrivò a definire <<animali>> i killer responsabili dell’omicidio chiedendosi se non sarebbe stato possibile <<aspettare un’altra occasione>>.


Le contraddizioni della mafia?
Recentemente, nel corso di una lunga intervista che sarà presto pubblicata in un libro, Salvatore Cancemi ha raccontato a Giorgio Bongiovanni le sensazioni provate alla morte di Andrea Savoca.
<<Me lo ricordo bene – ha dichiarato -. Stavo cenando con i miei bambini (i nipoti ndr.) ho sentito la notizia alla televisione. Mi sono alzato in silenzio e mi sono nascosto in bagno per non far vedere le lacrime; mia moglie però se ne è accorta. Sapevo che dovevano ammazzare questo ladro, ma con una rabbia che mi sale ancora oggi mi dicevo:

<Mah, maledetti mascalzoni, dovevate proprio ucciderlo con il bambino in macchina? Anche se non lo avessero preso, penso allo spavento, alla paura di assistere alla morte del padre…>>.
Bongiovanni: <<Lei è responsabile come mandante?>>.
Cancemi: <<Sì, ma datemi mille anni di galera. Mi si è spezzato il cuore, e non potevo dire niente. So che sono un assassino, ma ho provato un sentimento di dolore forte, io i bambini li adoro e questa responsabilità non me la sento>>.




Il movente dei delitti
I fatti sin qui presentati e quelli che andremo ad esporre sono tratti dalla motivazione della sentenza emessa lo scorso 13 giugno dalla quarta sezione della Corte di Assise di Palermo presieduta da Leonardo Guarnotta, a latere Antonio Balsamo, nel corso del processo per il triplice omicidio Savoca istruito dal pm Anna Maria Picozzi.
Si legge nel documento che secondo le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia i fratelli erano parenti di esponenti di Cosa Nostra appartenenti alla “famiglia” di Brancaccio dei quali due, Giuseppe Savoca e Vincenzo Savoca ‘u siddiatu, avevano rivestito la carica rispettivamente di rappresentante e consigliere di detta cosca mafiosa. Tra i sei collaboratori di giustizia che hanno testimoniato al processo (Giovan Battista Ferrante, Francesco Onorato, Giovanni Brusca, Salvatore Cancemi, Giovanni Drago, Salvatore Grigoli) quelli che sicuramente hanno fornito un maggiore contributo in ordine alle motivazioni che hanno portato alla morte dei Savoca sono sicuramente Giovanni Brusca e Salvatore Cancemi. Che concordano nel riferire come la decisione fu presa nel corso di una riunione alla quale presero parte tutti i capimandamento della provincia di Palermo.

Tra il 1989 e il 1990, racconta Brusca, <<erano aumentati i furti di camion e le rapine ai TIR e Cosa Nostra si trovava in situazione di disagio rispetto ai commercianti e agli autotrasportatori che pagavano il pizzo all’associazione mafiosa e che poi si trovavano, per così dire, non protetti e, dunque, si lamentavano con noi>>. <<Per tale ragione venne fissata una riunione della Commissione di Cosa Nostra. Tale riunione si svolse dopo che io mi interessai per risolvere un problema inerente il recupero di un automezzo che era stato sottratto ad Antonino Melodia … uomo d’onore della famiglia di Alcamo>>. Nel corso del summit, che si tenne a casa di Vito Priolo, <<Riina decise di adottare una linea unitaria nel senso che, individuati gli autori dei furti e delle rapine, bisognava, prima, cercare di convincerli con le buone a smettere e, quindi, in caso di fallimento di tale tentativo, eliminarli>>.

Tale ricostruzione dei fatti diverge con quella del Cancemi il quale riferisce che Riina avrebbe deliberato la necessità di <<cambiare registro e quindi di uccidere in qualsiasi zona si trovassero – e senza, dunque, tenere conto delle singole competenze territoriali – i rapinatori di TIR. Infatti accadeva spesso che la rapina veniva commessa in territorio diverso da quello in cui si trovava la persona (uomo d’onore o autotrasportatore che pagava il pizzo) interessata, per cui sorgevano numerosi problemi per l’individuazione dei ladri e per l’autorizzazione alla loro soppressione>>.

<<Ovviamente – aggiunge il collaboratore – nonostante l’ordine perentorio del Riina, era sottinteso che, se i rapinatori erano vicini o parenti di uomini d’onore si poteva prima cercare di risolvere con le buone il problema facendo intervenire l’uomo d’onore affinché dissuadesse costoro dal continuare nelle loro attività>>.

A detta dei giudici, però, tale divergenza non risulta rilevante ai fini della dimostrazione della responsabilità della Commissione per l’omicidio dei Savoca: “Salvatore e Giuseppe Savoca avrebbero dovuto essere eliminati se non avessero aderito all’invito di desistere dall’attività criminosa”.

E tale invito giunse tramite lo zio Giuseppe, organicamente inserito in Cosa Nostra, l’intervento del quale era stato deciso, secondo Brusca e Cancemi, proprio nel corso della stessa riunione. Nonostante la sua intercessione però, spiega Brusca, i due fratelli <<non solo negarono di avere mai commesso tali delitti, ma … continuarono nelle loro illecite attività e di ciò Giuseppe Graviano ebbe prove certe e, dunque, si decise di sopprimerli>>. Della responsabilità dei Graviano nella definitiva decisione di eliminare i Savoca la conferma arriva anche da Salvatore Cancemi. <<Per quanto a mia conoscenza – dichiara il pentito - dell’omicidio se ne sono occupati i Graviano>>.

Precisa inoltre che il meeting avvenne in un periodo <<in cui sovente le riunioni della Commissione si tenevano “spezzettate” (nel senso che i capi mandamento si riunivano con il Riina a gruppetti di quattro o cinque) in quanto Salvatore Riina temeva che ci fosse movimento da parte della (sic!) Forze di Polizia e, dunque, voleva evitare che si facessero vedere in giro troppe persone e che, qualcuna di queste, se pedinata potesse portare all’arresto di tutti noi>>. In un simile momento, quindi, la scelta di riunire i membri della Commissione in seduta plenaria per decidere l’esecuzione di delitti che secondo le regole di Cosa Nostra, e Brusca lo conferma, potevano essere deliberati dai singoli capi mandamento denotava un situazione ben più grave.

Esprimibile nell’esigenza di stabilire una linea unitaria per frenare il fenomeno delle rapine che non poteva essere risolto mediante le ordinarie regole di competenza territoriale (Brusca riferisce che <<sovente accadeva che il commerciante che pagava il pizzo in una certa zona subiva il furto in un’altra parte della provincia>>) e che richiedeva nuove forme di coordinamento.


“L’esigenza di una linea di azione unitaria, stabilita dal supremo organismo di vertice dell’organizzazione mafiosa per la provincia di Palermo – scrivono i giudici nella motivazione della sentenza – era ulteriormente rafforzata con riferimento all’eventualità che le persone da sopprimere fossero parenti di ‘uomini d’onore’; al riguardo, è appena il caso di sottolineare che azioni omicidiarie non autorizzate dal massimo organo decisionale, dotato di indiscussa autorità, avrebbero potuto provocare una catena di ritorsioni e di vendette suscettibile di danneggiare seriamente la coesione interna del sodalizio”.
Ma né il Brusca né il Cancemi, benché componenti della Commissione, erano al corrente dell’esistenza di un ulteriore movente del triplice omicidio del quale riferisce invece il collaboratore Francesco Onorato. <<Per quello che potei capire l’omicidio non interessava direttamente a Salvatore Biondino – ha dichiarato Onorato ai giudici – ma ai Madonia di Resuttana i quali avevano intenzione di entrare, come erano soliti fare, in società con il Lo Sicco. Il Savoca, che veniva definito un tipo “tosto”, era intervenuto nella questione ed aveva dato fastidio ai Madonia>>.
Tale dichiarazione non contrasta con quanto riferito da Brusca e Cancemi per il semplice fatto che non solo non vi è nulla di strano nella presenza di una pluralità di ragioni alla base di un omicidio ma anche perché è plausibile che alcune di queste ragioni, non ricollegandosi alle strategie di fondo dell’organizzazione, fossero conosciute solo dal capo del mandamento di competenza, nel caso specifico Salvatore Biondino di San Lorenzo.



Le condanne
Molti sono i riscontri esterni alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia ascoltati nel corso del processo, dei quali è stata comprovata la piena attendibilità, e tra questi il ritrovamento della capanna all’interno della quale sarebbero stati dissolti nell’acido i corpi di diverse vittime o alcuni documenti della Squadra Mobile e della Guardia di Finanza di Palermo che attesterebbero la veridicità delle dichiarazioni effettuate dal pentito Giovanni Drago.
Nella motivazione della sentenza, depositata nei primi giorni di gennaio e con la quale la quarta sezione penale della Corte di Assise ha condannato all’ergastolo Battaglia Giovanni, La Barbera Michelangelo, Motisi Matteo, Pullarà Santi, Troia Antonino Erasmo, i giudici scrivono inoltre che non vi sarebbe alcuna prova di “fraudolente concertazioni” né di motivi di “risentimento o di astio” che avrebbero potuto indurre i collaboratori a rendere testimonianze false e che “nessuna acrimonia traspare dal tenore delle dichiarazioni”. E l’esempio più rappresentativo, scrivono, è proprio quello di Giovanni Brusca che ”nell’interrogatorio del 7 ottobre 1998, ha esplicitato la propria difficoltà nell’accusare gli altri dell’omicidio di un bambino".
ANTIMAFIADuemila N°20





ASCA) - Palermo, 22 mag -

I Carabinieri del Ros hanno individuato e sgominato un clan transnazionale guidato da Leonardo Badalamenti, figlio di Tano storico boss di Cinisi, impegnato nella gestione truffaldina di titoli di credito venduti per centinaia di milioni di dollari ai danni di istituti di credito esteri, arrestando 20 persone in Italia, Spagna, Venezuela e Brasile nell'operazione antimafia denominata 'Centopassi'. Tutti i fermati sono accusati di associazione mafiosa, corruzione, truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche e trasferimento fraudolento di valori.
Sequestrati beni per oltre 5 milioni di euro tra aziende e quote societarie. Al centro delle indagini del Ros alcuni imprenditori ritenuti espressione di famiglie mafiose attivi sia in Toscana sia nella realizzazione di opere residenziali e turistiche in provincia di Palermo.
dod/cam/rob















Giornale di Sicilia 7 Dicembre 2002
Omicidi dei Savoca: undici ergastoli Negata l’attenuante a Giuffrè

La foto di quel bambino privo di conoscenza, ormai moribondo, pubblicata dai giornali, sarebbe dovuta bastare per far capire cosa è davvero la mafia. invece altri bambini sono morti per mano mafiosa, Cosa Nostra è viva e vegeta e ci sono voluti undici anni per condannare i mandanti dell'omicidio del piccolo Andrea Savoca, ucciso assieme al padre Giuseppe e pochi giorni dopo lo zio Salvatore.

Undici ergastoli, ieri, sono stati inflitti dalla Corte d'assise per quei tre delitti. C'è un solo assolto, Salvatore Biondo detto «il lungo». Quattordici anni li ha avuti il «pentito» Giovanni Brusca. Ma c'è anche una sorpresa, in questa sentenza: a Nino Giuffrè, che ha avuto 17 anni, non è stata applicata l'attenuante speciale per i collaboratori di giustizia.

Proprio nel giorno in cui il procuratore Piero Grasso aveva ribadito l'attendibilità dell'ex boss di Caccamo, dunque, i giudici hanno espresso qualche dubbio su di lui. E la prima volta che succede, da quando si sa della collaborazione di Manuzza. I motivi non sono noti (lo saranno fra almeno tre mesi), ma la decisione di ieri potrebbe essere il segno che il neocollaborante non è considerato ancora sufficientemente attendibile, o forse che alla Corte sono mancati gli elementi per valutare la rilevanza del suo apporto nel processo. Un apporto arrivato solo il mese scorso, quando il dibattimento era ormai quasi concluso. Giuffrè ha avuto comunque le generiche e dunque ha goduto lo stesso di un notevole sconto di pena.

Le altre condanne, ottenute dal pubblico ministero Annamaria Picozzi, riguardano i componenti la conimissione di Cosa Nostra. Tra di loro, solo Salvatore Madonia è considerato pure esecutore materiale del duplice omicidio di via Pecori Giraldi: nello sparare a Giuseppe Savoca, non si curò della presenza del bambini anni e falciò anche lui; Andrea morì dopo poche ore di agonia in ospedale. E’ esecutore materiale (ma non membro della commissione) Antonino Troia, accusato dell’omicidio di Salvatore Savoca, fatto sparire col metodo della lupara bianca e strangolato in un magazzino di Capaci appartenente proprio all'imputato.

Gli ergastoli sono stati inflitti dalla terza sezione della Corte d'assise, presieduta da Giancarlo Trizzino, a latere Angelo Pellino, pure a Totò Riina, Pietro Aglieri, Salvatore Biondino, Giuseppe Farinella, Raffaele Ganci, Giuseppe Graviano, Francesco Lo Iacono, Giuseppe Montalto. La morte dei Savoca fu decisa, secondo la ricostruzione dell'accusa, perché i due fratelli rapinavano i Tir senza l'autorizzazione dei boss: il loro modo di fare avrebbe attirato l'attenzione delle forze dell'ordine nella zona di Brancaccio. Ma non solo: la merce trasportata e rubata era diretta a commercianti che pagavano il pizzo o che erano vicini ai capimafia. Per questo motivo - hanno raccontato i collaboranti, e Giuffrè l'ha riconfermato - si riunì la commissione e si decise di indagare per scoprire gli autori degli assalti, per poi punirli in maniera esemplare. L’esecuzione della condanna a morte fu affidata agli uomini di Resuttana e San Lorenzo: il 24 luglio del 1991 sparì  Salvatore Savoca. Due giorni dopo Giuseppe Savoca, appena uscito dal carcere, fu sorpreso in via Pecori Giraldi mentre aveva in macchina due dei suoi figli: uno si salvò per Andrea non ci  fu nulla da fare Giuffrè ha detto in aula che Michelangelo La Barbera gli raccontò che a spa rare era stato il figlio del boss di Resuttana. Salvo Madonia era stato criticato dai suoi stessi compari perché «non aveva fatto un buon lavoro».

«Il killer dagli occhi di ghiaccio», accusato di numerosissimi delitti, tra cui quello che vide come vittima l'imprenditore Libero Grassi, è stato condannato all'ergastolo, con sentenza definitiva, per la strage al mercatino di viale Francia: anche ci fu una vittima innocente, un ragazzo di 16 anni. Madonia, dopo la deposizione di Giuffrè, aveva chiesto invano un con- fronto con il neocoliaboratore di giustizia.

Nel processo aveva deposto pure Brusca, che si era rammaricato per la morte del bambino. Pure il collaborante di San Giuseppe lato è accusato di aver fatto strangolare e poi di- sciogliere nell'acido un altro ragazzino, Gitiseppe Di Matteo, figlio del «pentito» (oggi ex) Santino. 

Il 24 giugno dell'anno scorso altri mafiosi erano stati condannati all'ergastolo con il rito abbreviato: Michelangelo La Barbera, Giovanni Battaglia, Santi Pullarà, Matteo Motisi e Antonino Erasmo Troia. Dieci e undici anni li avevano avuti i collaboranti Giovan Battista Ferrante e Salvatore Cancemi

Riccardo Arena

EMEROTECA ASSOCIAZIONE MESSINESE ANTIUSURA ONLUS

MADONIA SALVO, ZIA BABY, ISOLA DELLE FEMMINE, SAVOCA ANDREA, SAVOCA GIUSEPPE, SAVOCA SALVATORE, CANGEMI SALVATORE, FERRANTE GIOVAN BATTISTA, TROIA ERASMO ANTONINO, MOTISI MATTEO, LA BARBERA MICHELANGELO, GIUFFRE' NINO, BRUSCA GIOVANNI, RIINA SALVATORE, AGLIERI PIETRO, BIONDINO SALVATORE, FARINELLA GIOVANNI, GANCI RAFFAELE, GRAVIANO GIUSEPPE, LO IACONO FRANCESCO, MONTALTO GIUSEPPE, 
ADDIO PIZZO5, Bruno, capaci, Isola delle Femmine, LO SICCO, LOPEDIL, MAFIA, SAVOCA, SAVOCA ANDREA, La strage degli innocenti CANGEMI SALVATORE, FERRANTE GIOVAN BATTISTA, Isola delle Femmine, LA BARBERA MICHELANGELO, MADONIA SALVO, MOTISI MATTEO, SAVOCA ANDREA, SAVOCA GIUSEPPE, SAVOCA SALVATORE, TROIA ERASMO ANTONINO, ZIA BABY,

sabato 9 marzo 2013

PIANO ARIA PULITA, FRA SCOPIAZZAMENTI E ODISSEEE PER LA CANCELLAZIONE


E LE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE INSORGONO ANCORA 
PIANO ARIA PULITA, FRA SCOPIAZZAMENTI 
E ODISSEEE PER LA CANCELLAZIONE 
aria, etna
di Miriam Di Peri -
Copio, ergo sum. Parafrasando la celebre massima cartesiana, si potrebbe dire che in Sicilia alcuni funzionari regionali credano che basti copiare per potere esistere. Il caso in questione ha una storia lunga, portata alla luce dalle associazioni ambientaliste, che recentemente sono tornate ad insorgere contro l’amministrazione regionale per il mancato ritiro del Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria.
Un piano, quest’ultimo, che da anni è protagonista di una bufera mediatica, a causa di una serie di assonanze più che sospette con altri piani regionali per la tutela della qualità dell’aria, ad esempio quello della Regione Veneto. E’ così che nel piano siciliano si fa riferimento, per citare alcuni dei tanti casi, al “sistema aerologico padano” della Regione Siciliana, alle piste ciclabili lungo gli argini dei fiumi e dei canali presenti nei centri storici dei Comuni siciliani, o all’esistenza delle Comunità montane. Insomma, tutte peculiarità tipiche del territorio siciliano, no?
Il piano, stilato nel 2007, nonostante le continue segnalazioni da parte di associazioni come il Wwf o Legambiente alle diverse amministrazioni regionali che nel frattempo si sono succedute, non è mai stato sostituito e campeggia ancora oggi sul sito dell’Arta, seppure questo dalla fine di gennaio 2013 non sia più aggiornato.
Insomma, le numerose denunce non hanno portato a niente e il Piano non solo è ancora online sul sito istituzionale, ma soprattutto – fatto ben più grave – un piano interamente copiato da altre fonti continua a non essere stato ritirato ufficialmente dall’amministrazione. C’è di più: la reazione alla pubblica denuncia delle associazioni da parte del dirigente responsabile, Salvatore Anzà, è stata corredata da una serie di epiteti come “banda di lestofanti, banda di cialtroni, esperti in truffe, ciarlatani, cricca di imbroglioni, cricca di mascalzoni” messi nero su bianco su carta intestata del Dipartimento Ambiente. Epiteti che sono costati al dirigente una condanna in sede penale perché “la vicenda presenta profili di indubbia gravità, ravvisabili nell’utilizzo da parte di un pubblico funzionario di ben tre atti amministrativi del suo ufficio, per formulare offese personali connotate da una fortissima violenza verbale, violenza di cui l’imputato non è sembrato neppure rendersi conto nel corso del suo esame dibattimentale”.
Ma si sa, morto – o dimesso – un papa, se ne fa un altro. Così, aspettata la fase di insediamento della nuova giunta regionale, alla fine dello scorso anno un cartello di associazioni composto da Legambiente Sicilia, Cgil Sicilia, AugustAmbiente, Decontaminazione Sicilia, Italia Nostra, Wwf Palermo e comitato cittadino Isola Pulita ha segnalato la vicenda alla nuova amministrazione, esortando l’assessore all’Ambiente Maria Lo Bello a porre fine a questa vicenda.
“A fronte di questa situazione a dir poco paradossale – si legge nella lettera firmata da Mimmo Fontana per Legambiente e Antonio Riolo per la Cgil Sicilia – che appare confliggere in modo insanabile, oltre che con il decoro ed il prestigio dell’Amministrazione, con le dichiarazioni programmatiche in materia di trasparenza e legalità del nuovo Governo della Regione, le scriventi Organizzazioni tornano a chiedere l’immediato ritiro del Piano copiato, anche come segnale forte di voler mettere la parola fine ad un deleterio modus operandi e ad un sistema di impunità tra i più oscuri dell’attività amministrativa della nostra Regione”.
Ma ancora nessuna risposta è giunta alla lettera, a distanza di quasi tre mesi. Così qualche settimana fa le associazioni AugustAmbiente, Decontaminazione Sicilia, Italia Nostra, Wwf Palermo e comitato cittadino Isola Pulita hanno inviato una diffida a provvedere con istanza in autotutela alla revoca e al ritiro dal sito web del piano.
E chissà che la nuova amministrazione regionale non decida finalmente di aprire un nuovo capitolo, è il caso di dirlo, che guardi davvero alla salute dell’aria che respirano i siciliani e non alle facili scorciatoie per chi deve redigere un documento di coordinamento regionale.
O forse basterebbe augurarsi che se mai si redigerà un nuovo Piano avvalendosi del “copia e incolla”, non si scopiazzi da un documento, come quello del Veneto, che già nel 2007 era stato bocciato dalla Comunità Europea. 














CROCETTA “Per sbloccare le pratiche all’assessorato regionale al Territorio e ambiente bisognava pagare"



ANZA, Ciampolillo, FRA SCOPIAZZAMENTI E ODISSEEE PER LA CANCELLAZIONE, GENCHI, PIANO ARIA PULITA, TOLOMEO,ZUCCARELLO,SANSONE,CROCETTA,TRIZZINO 




sabato 26 gennaio 2013

TRASFERITO ANZA' SAVATORE DIRIGENTE ASSESSORATO AMBIENTE "Rotazione per tutti gli assessorati, appalti limpidi"


"Rotazione per tutti gli assessorati, appalti limpidi"

Crocetta rivolta la Regione come un calzino

Finalmente il nostro urlo è stato raccolto "INTERVENIRE PESANTEMENTE SULL'OPERATO DEGLI UFFICI DELL'ASSESSORATO AMBIENTE"
“Vi pare possibile – spiega il governatore – che ci siano tremila pratiche per le autorizzazioni della Via-Vas inevase? Certamente il mio giudizio nei confronti di chi, da anni gestisce quegli uffici, non può essere positivo”.
CARO GOVERNATORE CROCETTA la domanda che LEI pone "Vi pare possibile?" purtroppo i Cittadini Siciliani lo hanno subito sulla propria pelle in termini di sicurezza, di rischi sulla propria salute in generale della qualità della vita nonchè della protezione delle nostre  bellezze naturali.
I dirigenti oggetto del provvedimento di trasferimento sono proprio quei dirigenti,  per esempio il dottor Salvatore Anzà, che hanno curato nel biennio 2007 2008 la questione della concessione del micidiale combustibile del pet-coke da parte della Italcementi di Isola delle Femmine. 
Sono quei stessi dirigenti che hanno concesso l'Autorizzazione Integrata Ambientale alla Italcementi, tanto discussa dalle Associazioni Ambientaliste sino ai vari ricorsi al TAR.

Sono quei stessi dirigenti, che sono rimasti sordi di fronte alle richieste dei Cittadini di Isola delle Femmine che sollecitavano il servizio 2 diretto dal Dr. Zuccarello ad intervenire presso la Italcementi perché sprovvista della regolare Autorizzazione Integrata Ambientale imposta oltre che dalle leggi nazionali anche da parte della Comunità Europea.

Non ha avuto alcun seguito la Raccomandata RR n. 14344889362 del 21 marzo 2011, indirizzata al secondo servizio VIA/VAS diretto dal dr. Zuccarello: Un atto di invito e diffida provvedere con istanza in autotutela sul  decreto 693 del 18 luglio 2008 comparso sulla Gazzetta Ufficiale il 29.8.08,
per il mancato adeguaento alle prescrizioni entro 24 mesi da parte della ITALCEMENTI.
Pino Ciampolillo Comitato Cittadino Isola Pulita

Venerdì 25 Gennaio 2013 - 09:55

 



 


 

 

Conferenza-show del presidente della Regione: "Abbiamo trasferito 7 dirigenti e un'ottantina di dipendenti dell'assessorato Territorio e ambiente: c'erano tremila pratiche inevase. Presenterò un esposto alla Procura sugli appalti concessi a una società in odor di mafia. Il governo non effettuerà nomine fino alle elezioni".


conferenza stampa, crocetta, Politica
                                               Il presidente della Regione, Rosario Crocetta
“Io non ci sto”. Nel titolo del suo libro, in uscita il prossimo 22 aprile, c'è il nucleo della sua rivoluzione. L'innesco. Rosario Crocetta ha iniziato a mettere le mani nell'amministrazione regionale.
A danzare tra i fili ad alta tensione degli assessorati. E dei primi atti (che finalmente hanno travalicato gli annunci) il governatore ha dato conto alla stampa in una conferenza nella quale trovi tutto il suo modo d'agire, di fare, di comunicare. Compresa quella punta di “istrionismo”, quella voglia di stupire, che ha contraddistinto l'ingresso a gamba tesa del nuovo e più autorevole inquilino di Palazzo d'Orleans. "Sarà una conferenza stampa incandescente – dice appena arrivato – vi ho preparato delle 'bombette'”.

Così, oggi, Crocetta ha passato in rassegna quella che è, né più né meno, un'opera di demolizione. Che non risparmia nulla. Nemmeno quelle che sembravano certezze. “Rotazione dei dipendenti”, la chiama Crocetta. Mentre i sindacati parlano di “liste di proscrizione”. “Mica vanno all'inferno – dice in conferenza stampa – vanno solo al purgatorio. Li abbiamo spostati – aggiunge sardonicamente – perché sono i più bravi e i più ubbidienti. È un premio”. La rotazione, questa volta, dopo i maxi spostamenti dell'assessorato alla Formazione, riguarda l'assessorato al Territorio e ambiente. “Vi pare possibile – spiega il governatore – che ci siano tremila pratiche per le autorizzazioni della Via-Vas inevase? Certamente il mio giudizio nei confronti di chi, da anni gestisce quegli uffici, non può essere positivo”. Così, valigie per sette dirigenti e un'ottantina di funzionari. Saranno trasferiti ad altro assessorato. "La rotazione – dice Crocetta - è prevista anche dalla legge sulla Trasparenza. E in questa Regione non si è mai operato in questo senso. Certe situazioni sono cristallizzate da tempo”. I dirigenti coinvolti nel trasferimento sono Maniscalco, Zuccarello, Pendino, Scalia, Di Lorenzo, Anzà, Lucia. Restano al loro posto Colaianni, Sanzone, Chinnici, Di Mattino.

"Abbiamo chiesto agli assessorati – racconta il presidente - l'elenco delle pratiche inevase, e l'ordine temporale col quale sono state esaminate. Speriamo con i nuovi innesti di ricevere maggiore collaborazione. I sindacati? Da anni denunciano le inefficienze e l'immobilismo della Regione. Dovrebbero farci un applauso. Il vecchio è finito. Le rotazioni – insiste poi Crocetta - non si fermeranno qui. Non si può restare per 25 anni nello stesso ufficio. La campana suonerà per tutti". E si sussurra che il prossimo assessorato coinvolto possa essere quello del Turismo e spettacolo, dove “è stata finanziata – prosegue il governatore – una mostra con tre milioni di euro. Nemmeno avessero portato la Gioconda...”.

Poi, ecco l'altro provvedimento: da lunedì fino alla elezioni politiche, l'amministrazione regionale non potrà effettuare nomine di alcun tipo. “Pur non essendoci alcun divieto, - spiega Crocetta - per una questione di opportunità e trasparenza abbiamo deciso così. Non vogliamo ripercorrere le orme dei nostri predecessori. Opereremo solo in caso di urgenza. E il limite non riguarda i dirigenti generali, che scadono il 10 febbraio. Abbiamo iniziato ieri con gli Iacp. Abbiamo dato i poteri al direttore delle Infrastrutture, nominato ad acta per agire solo su atti straordinari".

E ancora, ecco il capitolo “appalti”. E in particolare, quelli riguardanti il Consorzio autostrade siciliane, già in passato indicato da Crocetta come luogo di sprechi e privilegi insostenibili. “La ditta Ventura spa di Furnari, - dice Crocetta - da tempo è oggetto di una informativa antimafia atipica. Non ha misure restrittive, ma da anni lavora col Cas anche per somme urgenze, da oltre un milione. Questa impresa è competente in tutto. Dalle strade alle manutenzioni. Si sono aggiudicati anche la sorveglianza delle autostrade, anche se non ho mai visto una loro pattuglia. Per questi lavori hanno incassato tre milioni di euro. Il 15 gennaio 2013 però – aggiunge Crocetta - s'è scoperto che lavorava con l'expo di Milano. Lì il prefetto ha trasformato l'informativa da atipica a interdittiva. Oggi in presenza di questa informativa il Cas non ha interrotto alcun rapporto. Ma non solo. Ha assegnato a loro un altro appalto da nove milioni per diciotto mesi di sorveglianza. Per questi motivi – ha aggiunto il presidente - presenterò un esposto alla Procura e scriverò al Cas per revocare la gara. Il direttore generale del Cas è anche direttore del progetto, e responsabile unico del procedimento. Noi affidiamo questi servizi alle imprese mafiose, mentre potremmo far svolgere questi lavori alla Forestale. Sempre al Cas, poi, non dimentichiamolo, c'e' anche lo strano caso della Tecnital, che si è vista estendere il contratto, in maniera del tutto illecita. Quello vuol dire che è cambiato l''oggetto del contratto'. Non si agisce così”.

Insomma, eccole le “bombette”. Che certamente scontenteranno qualcuno. “Devo preoccuparmi? - conclude Crocetta - Non credo. Il fatto di rendere note alla stampa e all'opinione pubblica le iniziative del mio governo, rappresenta la mia assicurazione sulla vita. Se dovesse succedere qualcosa al Presidente, insomma, già sapete con chi prendervela
”.



LA CONFERENZA STAMPA MINUTO PER MINUTO
  
12.32. La conferenza stampa è terminata.

12.20. "Al Turismo un'azienda ha avuto tre milioni per una mostra. Nemmeno se avessero portato la Gioconda..."

12.18. "Abbiamo chiesto agli assessorati l'elenco delle pratiche inevase, e l'ordine temporale col quale sono state esaminate. Speriamo con i nuovi innesti di ricevere maggiore collaborazione. I sindacati? Da anni denunciano le inefficienze e l'immobilismo della Regione. Dovrebbero farci un applauso. Il vecchio è finito".

12.14. "Formerò un ufficio che opererà un monitoraggio sulle gare e i progetti. Sarà formato da dirigenti e funzionari di tutti gli assessorati. Quando serviranno i pareri degli assessorati, la richiesta verrà inviata nello stesso momento a tutti gli assessorati competenti. Se questi non rispondono entro un mese, deciderà la task force".

12.12. "All'Energia abbiamo revocato tre appalti per informative antimafia atipiche".

12.10. "La rotazione è prevista anche dalla legge sulla Trasparenza. E in questa regione non si è mai fatto. Le situazioni sono cristallizzate da tempo. Poi, se ci sono tremila richieste di autorizzazioni Via Vas, certamente il giudizio sulla produttività non è positivo".

12.06. I dirigenti coinvolti nel trasferimento sono Maniscalco, Zuccarello, Pendino, Scalia, Di Lorenzo, Anzà, Lucia. Restano Colaianni, Sanzone, Chinnici, Di Mattino".

12. "Le rotazioni non si fermeranno qui. Non si può restare per 25 anni nello stesso ufficio. La campana suonerà per tutti".

11.57. "La rivoluzione continua: stamattina saranno ruotati dall'assessorato all'Ambiente alla Funzione pubblica, sette dirigenti su undici e circa ottanta dipendenti. I dirigenti che restano copriranno gli altri posti ad interim. L'assessorato ha una sfilza di pratiche di ViaVas che hanno paralizzato la Sicilia".

11.52. "Per questi motivi presenterò un esposto alla Procura e scriverò al Cas per revocare la gara. Il direttore generale del Cas è anche direttore del progetto, e responsabile unico del procedimento. Noi affidiamo questi servizi alle imprese mafiose, mentre potremmo far svolgere questi lavori alla Forestale. Il Cas ha 400 dipendenti! Al Cas, poi, c'e' anche lo strano caso della Tecnital, che si è vista estendere il contratto. Si tratta di un illecito. Quello vuol dire che è cambiato l''oggetto del contratto".

11.45. "La ditta Ventura spa di Furnari, da tempo ha una informativa antimafia atipica. Non ha misure restrittive, ma da anni lavora col Cas. Anche per somme urgenze, da oltre un milione. Questa impresa è competente in tutto. Dalle strade alle manutenzioni. Si sono aggiudicati anche la sorveglianza delle autostrade. Anche se non ho mai visto una loro pattuglia. Per questi lavori hanno incassato tre milioni di euro. Il 15 gennaio 2013 s'è scoperto che lavorava con l'expo di Milano. Lì il prefetto ha trasformato l'informativa da atipica a interdittiva. Oggi in presenza di questa informativa il Cas non ha interrotto alcun rapporto. Ma non solo. Hanno assegnato a loro un altro appalto da nove milioni per diciotto mesi di sorveglianza".

11.39. "Pur non essendoci alcun divieto, per una questione di opportunità e trasparenza abbiamo deciso così. Opereremo solo in caso di urgenza. E il limite non riguarda i dirigenti generali, che scadono il 10 febbraio. Abbiamo iniziato ieri con gli Iacp. Abbiamo dato i poteri al direttore delle infrastrutture ad acta e agirà solo su atti straordinari".

11.36. "Abbiamo fatto una direttiva: da lunedì non si potrà fare alcuna nomina fino alla fine della campagna elettorale. Non vogliamo ripercorrere le orme dei predecessori".

11.33. "Rafforzeremo l'assessorato ambiente inviando ingegneri, agronomi e architetti per le pratiche inerenti le autorizzazioni ambientali".

11.31. "La giunta ha dato mandato all'ufficio.legislativo e legale e alla Ragioneria di verificare la copertura finanziaria il ddl che estende il riconoscimento di vittima di mafia agli anni anteriori al '61. Cioè dall'entrata in vigore dello Statuto siciliano. Ci sembra un atto di giustizia. Ci costituiremo parte civile nel processo contro Madonia. Nominato il direttore delle Attività produttive: è Alessandro Ferrara, della soprintendenza di Ragusa"

11.27. Il presidente Crocetta è appena arrivato: "Sarà una conferenza stampa incandescente"

10.53. Filtrano le prime indiscrezioni sulla conferenza stampa convocata urgentemente dal presidente Crocetta che deve ancora cominciare. Il governatore darà notizia di alcuni provvedimenti della giunta di ieri sera. Tra questi, lo stanziamento di un miliardo di euro provenienti dal Cipe per le reti fognarie siciliane. Ieri anche nottata di nuove nomine che riguardano il nuovo dirigente generale alle Attività produttive e il commissario del Crias. Tra poco, i dettagli.
Sintetico comunicato della presidenza: "Questa mattina, alle 10:30, presso la sala Alessi di Palazzo D'Orleans, conferenza stampa del Presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta per comunicazioni urgenti". Livesicilia la seguirà in diretta.
        
Ultima modifica: 25 Gennaio ore 15:22  
http://livesicilia.it/2013/01/25/la-rivoluzione-di-crocetta-tra-appalti-e-assessorati_250622/



Crocetta contro dirigente del Cas:
“Affidati lavori a una ditta mafiosa”

La conferenza stampa del presidente della Regione, Rosario Crocetta convocata indicando le “comunicazioni urgenti alla stampa” è di fatto l’elencazione dei provvedimenti adottati dalla giunta regionale siciliana. Ma è più in là nelle sue comunicazioni che Crocetta lancia la sua vera “bomba”: “C’è una ditta, la Ventura spa di Furnari, paese che è attaccato a Barcellona Pozzo di Gotto. Questa ditta ha sempre avuto una informativa antimafia atipica e ha regolarmente lavorato con il Cas in questi anni - attacca duro Crocetta – Come si fa ad assegnare appalti – anche di tre milioni di euro – ad una società che ha una informativa così anomala? Sappiate che sono stati aggiudicati lavori per milioni di euro in questi anni, compresa la sorveglianza delle autostrade che normalmente fa la polizia stradale. In ausilio il Cas l’ha affidata a questa società. Ma se qualcuno di voi avesse mai visto alcune di queste macchine, mi avverta che cambio idea sulla validità del servizio”.
Il presidente della Regione svela un altro retroscena: “Il 15 gennaio scorso, il prefetto di Milano, verificando che la Ventura spa lavora con l’Expo di Milano, ha verificato i dati della società e trasformato l’informativa atipica in una vera e propria interdittiva antimafia. Mentre nel caso di una informativa atipica si concede la discrezionalità alle pubbliche amministrazioni di decidere, con l’interdittiva la rescissione dei contratti è immediata. Il Cas in questo senso è sempre stato molto generoso. Oggi però in presenza di un’informativa interdittiva è assurdo che il consorzio delle autostrade siciliana non abbia immediatamente rescisso i contratti con questa società. Ma cosa peggiore il Cas ha recentemente aggiudicato un appalto per 9 milioni di euro ancora una volta per la sorveglianza. Scriverò oggi stesso al Cas per chiedere di revocare immediatamente i contratti con la Ventura spa.Ovviamente queste comunicazioni le riporterò anche alla Dia di Palermo”.
Un attacco che Crocetta rivolge direttamente a un dirigente del Consorzio autostradale siciliano – pur non facendone il nome che sostiene di “non ricordare” – che assomma in sè diverse funzioni, compreso la progettazione  - dice Crocetta – e l’ufficio di responsabile dei lavori. “La Regione lavora con imprese mafiose. E’ assurdo. Il mio stile è questo: la denuncia pubblica anche per una speciale assicurazione sulla vita del presidente che si sappia a cosa sta lavorando e quindi i provvedimenti e le denunce all’autorità giudiziaria”.
L’altra questione riguarda ancora la rotazione: dopo la Formazione è la volta dell’assessorato regionale al Territorio e Ambiente: “Dall’Ambiente alla Funzione pubblica saranno trasferiti circa 90 dipendenti, sette su undici dirigenti e il 30% circa del personale dipendente. I provvedimenti sono in corso” dice Crocetta lasciando la parola all’assessore Mariella Lo Bello, responsabile della delega: “Da circa un mese stiamo verificando l’organizzazione dell’assessorato e abbiamo verificato i ritardi anomali e ingiustificabili nelle procedure di rilascio dei Vas e delle Via”.
Prima Crocetta aveva annunciato gli altri provvedimenti della giunta regionale che “ha dato mandato all’ufficio legislativo e alla Ragioneria generale della Regione di estendere i benefici delle tutele ai familiari delle vittime della mafia. C’è un grave vulnus nella legge perché le vittime storiche non sono inserite nella legge 20. Noi riteniamo che debbano essere considerati vittime di mafia sin dall’approvazione dello Statuto siciliano”. Quindi è stato comunicato che la Regione si costituirà parte civile presso il tribunale di Caltanissetta nel procedimento sulle stragi di mafia contro Madonia e altri e la nomina del nuovo direttore delle Attività produttive che sarà Alessandra Ferrara, già dirigente della Sovrintendenza di Ragusa.
“Abbiamo ribadito gli effetti della legge regionale – ha detto poi il presidente Crocetta – che impedisce di prendere impegni in bilancio senza copertura finanziaria. Prassi fino ad oggi disattesa che ha contribuito a produrre il deficit della Regione siciliana. Chi, fra i dirigenti dovesse prodursi in tal senso, sarebbe demansionato per almeno tre anni”. 
Quindi un’altra comunicazione. Di carattere “elettorale”: “Da lunedì prossimo fino allo svolgimento della campagna elettorale non si potranno fare nomine di nessun genere. Non vorremmo ripercorrere il cammino dei nostri predecessori. Non vogliamo cioè favorire il voto di scambio”. Ma un’eccezione c’è: riguarda le nomine dei direttori generali dei Dipartimenti della Regione che vanno in scadenza il prossimo 10 febbraio. “Si tratta di garantire la regolare amministrazione della macchina amministrativa”. Una prima applicazione delle restrizioni decise dalla giunta, è stata attuata nella nomina di commissari ad acta negli istituti autonomi case popolari dove i commissari straordinari erano in scadenza. “Avranno un mandato specifico – dice Crocetta – e solo dopo la campagna elettorale, saranno definite queste nomine”.

http://palermo.blogsicilia.it/crocetta-contro-il-direttore-del-cas-affidati-lavori-a-una-ditta-mafiosa/162773/



PIANO ARIA





































RIFIUTI:






























DENUNCIA



ITALCEMENTI 











PIANO ARIA






TRASFERITO ANZA' SAVATORE DIRIGENTE ASSESSORATO AMBIENTE "Rotazione per tutti gli assessorati, appalti limpidi"

Zuccarello,Anzà,ciampolillo, Cirincione, Cirone Di Marco, Fontana, ITALCEMENTI, MESSINA, Nicola Giudice, Pantano, PELLERITO, Piano Regione Sicilia QUALITA' dell'aria, Trizzino,Pendino,Scalia
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