Il Professore : ... ... Giova ricordare , peraltro , IL Che Personaggio Il proprietario del bene confiscato , in partiture OCCASIONE delle elezioni sosteneva Amministrativo Il Candidato della lista "Rinascita Isolana " Rosario Rappa .
“Mi rimane comunque una buona dose di scetticismo, non però alla maniera di Leonardo Sciascia, che sentiva il bisogno di Stato, ma nello Stato non aveva fiducia. Il mio scetticismo, piuttosto che una diffidenza sospettosa, è quel dubbio metodico che finisce col rinsaldare le convinzioni. Io credo nello Stato, e ritengo che sia proprio la mancanza di senso dello Stato, di Stato come valore interiorizzato, a generare quelle distorsioni presenti nell’animo siciliano: il dualismo tra società e Stato; il ripiegamento sulla famiglia, sul gruppo, sul clan; la ricerca di un alibi che permetta a ciascuno di vivere e lavorare in perfetta anomia, senza alcun riferimento a regole di vita collettiva. Che cosa se non il miscuglio di anomia e di violenza primitiva è all’origine della mafia? Quella mafia che essenzialmente, a pensarci bene, non è altro che espressione di un bisogno di ordine e quindi di Stato. E’ il mio scetticismo una specie di autodifesa? Tutte le volte che istintivamente diffido di qualcuno, le mie preoccupazioni trovano conferma negli eventi. Consapevole della malvagità e dell’astuzia di gran parte dei miei simili, li osservo, li analizzo e cerco di prevenirne i colpi bassi.”
(Giovanni Falcone)
Giovanni non mi piace festeggiare i compleanni, non mi piace perché credo che ogni giorno abbiamo la possibilità di rinascere nelle azioni che compiamo. Tuttavia oggi è il giorno in cui sei nato, chissà quali pensieri e quali progetti avevano su di te i tuoi genitori. Oggi più degli altri giorni siamo noi e la paura.
Scriverti una lettera fa un certo effetto, d’altronde fai parte dell’Aldilà e credimi è molto più semplice pensarti piuttosto che scrivere nero su bianco le proprie emozioni, ma questo è un atto dovuto per non dimenticare chi sei stato, per impedire ad altri di dimenticarti.
Oggi saresti l’uomo che potrebbe capirmi più di chiunque altro, sei per me un secondo padre, il padre del mio carattere, delle mie paure e della forza che ogni giorno mi impongo per non cedere ai timori.
Siamo noi e la paura, perché ho paura di questo Paese, ho paura che la mafia sia più forte di noi, che sia riuscita a superare di nuovo lo Stato come tu stesso temevi:
“La mia più grande preoccupazione è che la mafia riesca sempre a mantenere un vantaggio su di noi”.
Ho paura perché vedo uno Stato diviso in due, da una parte lo Stato in cui credo, quello interiorizzato, lo Stato inteso come valore di ogni singolo cittadino, dall’altra lo Stato massone, politico ed affarista senza scrupoli, pronto a scendere a patti con la mafia per il proprio tornaconto.
Fra cinque giorni milioni di persone ti ricorderanno ecco anche questo mi fa paura. Ho paura perché in questo Paese le persone vengono ricordate solo quando ricorre l’anniversario della loro morte il resto del tempo sono come entità che vengono menzionate da pochi, da poche persone che sentono il vuoto costante lasciato da chi non c’è più. Io il 23 maggio starò a casa, sarà per me un giorno di lutto ed io reagisco al lutto chiudendomi in me stessa. Se qualcosa esiste, se esiste un luogo in cui tu continui a vivere sai anche che ti penso ogni giorno, che le mie azioni, i miei sentimenti, la mia mente sono figli del tuo esistere. Sai c’è qualcosa che sento manca spesso la forza di lasciarsi andare ai sentimenti per capirli. Io ho imparato con te a non fidarmi di nessuno eppure a stimare tutti, ho imparato con te che un sorriso non costa nulla ma che davanti ad un compito bisogna andare seri, preparati e ligi al dovere.
Mi manchi Giovanni.
Manchi al mio respiro che si assenta quando ti penso, manchi al mio sguardo che non ti ha mai potuto vedere dal vivo, manchi alla mia passione per il caffè perché non abbiamo mai potuto berne uno insieme.
Manchi all’aria che mi circonda perché non è mai stata accarezzata dalla tua presenza. Hai presente quando una persona ti passa accanto e senti un leggero spostamento d’aria? Ecco mi manca quel muoversi dell’atmosfera magari creato dalla tua giacca che appena ti volti si apre leggermente. Mi manca la tua presenza fisica perché si ti penso e sento che il tuo carattere non è morto, ma fisicamente sei polvere e questo è il dolore più forte da sopportare per chi, come me, non ti ha mai potuto stringere la mano o scambiare con te uno sguardo, un silenzio che parlava di rispetto.
Sei l’uomo che oggi amo più di tutti, ti amo da otto anni e più passa il tempo più non posso smettere di pensarti. Ti voglio bene anche quando non ti sopporto, quando mi sono trovata di fronte a delle tue reazioni passate eccessive ma sempre dettate dalla necessità. Chissà quanto avremo litigato io e te se ci fossimo incontrati, entrambi tenaci e testardi, ma ti avrei rispettato tanto quanto faccio oggi ogni giorno.
Di te ho amato la capacità di capire il prossimo.
Amo in maniera spudorata la tua forza di dire:
“Conoscere i mafiosi ha influito profondamente sul mio modo di rapportarmi con gli altri e anche sulle mie convinzioni. Ho imparato a riconoscere l’umanità anche nell’essere apparentemente peggiore; ad avere un rispetto reale, e non solo formale per le altrui opinioni. Ho imparato che ogni atteggiamento di compromesso – il tradimento, o la semplice fuga in avanti – provoca un sentimento di colpa, un turbamento dell’anima, una sgradevole sensazione di smarrimento e di disagio con se stessi. L’imperativo categorico dei mafiosi, di “dire la verità”, è diventato un principio cardine della mia etica professionale, almeno riguardo ai rapporti veramente importanti della vita. Per quanto possa sembrare strano, la mafia mi ha impartito una lezione di moralità”.
Quanti di coloro che oggi si professano paladini dell’antimafia hanno l’intelligenza di spingersi verso la conoscenza del fenomeno ammettendo che “ci assomiglia”, farlo con “lo scopo di combatterlo”, pochi, vero Giovanni? Veramente pochi, ed è forse per questo che oggi manchi più che mai, manchi tu con il tuo rispetto portato sulla punta di una sigaretta, manca il tuo sorriso sornione ed il tuo “spirito di servizio” che tanto ti ha fatto conoscere e per servire il quale ti hanno fatto saltare in aria.
Non ci sei più è vero, ma non ha senso per me parlarti al passato perché tu vivi in ogni scritto che hai lasciato, in ogni video, in tutto ciò che mi ha permesso di conoscerti. Vivi nelle mie lacrime ogni qualvolta mi sento persa perché non posso contare su di una telefonata per chiederti consiglio. Vivi in tutto ciò che mi hai insegnato; non sono siciliana ma mi hai fatto conoscere la tua terra e per quanto sia terribilmente complicata sul piano dei rapporti umani sento che bisogna fare qualcosa per lei, per la Sicilia e in seguito per tutta l’Italia.
Sei anche tu il mio papà e spero che grazie alla tua guida riuscirò a renderti omaggio lungo la mia esistenza.
20 ° anniversario della strage di Capaci.
Di Enzo Carrozzini
Il ricordo di un grande magistrato nelle parole della sorella, autrice del libro “Giovanni Falcone, un eroe solo”. Non c’è un italiano che non ricordi quel tragico pomeriggio di sabato 23 Maggio 1992, in cui persero la vita Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, e tre uomini della scorta Vito Schifani, Rocco di Cillo, Antonio Montinaro. “L’attentatuni”, una vera e propria azione di guerra, fu realizzato collocando 500 chilogrammi di tritolo sotto una galleria di scolo, del tratto autostradale collegante l’aeroporto di punta Raisi a Palermo, nei pressi del comune di Isola delle femmine, fatti brillare con un radiocomando da un squadra di mafiosi appostati su di un’altura. L’azione devastante atterrì l’Italia, tanto da indurre la società quanto le Istituzioni ad adottare una reazione risoluta ed intransigente contro l’organizzazione criminale denominata mafia. In tutti questi anni molti libri hanno raccontato l’encomiabile opera compiuta da Giovanni Falcone, del suo amico fraterno e collega Paolo Borsellino. Ricordiamo, a tal proposito, “ I miei giorni a Palermo” di Antonino Caponnetto, ultimo capo del pool antimafia di Palermo, sotto la cui guida ebbe luogo il primo Maxi processo all’organizzazione criminale mafiosa, che, insieme ad altre opere, ha avuto il merito di spiegare e diffondere la conoscenza del fenomeno. “Giovanni Falcone, un eroe solo”, il nuovo libro pubblicato in Aprile per i tipi della Rizzoli, scritto da Maria Falcone insieme alla giovane giornalista esperta di mafia, Francesca Barra, è qualcosa di più di una biografia, é il ricordo struggente e drammatico degli episodi di vita del grande magistrato, narrati con la particolare unicità dell’amore fraterno. Amore è il sentimento che pervade le duecento pagine di questo libro. E’ dolcissima l’amorevolezza con la quale i genitori attendono Giovanni unico figlio maschio, “Biddicchiu” (bellino in dialetto siculo), come fu poi soprannominato dal papà, quanto quella di Maria, che, ricordando il giorno della nascita del fratello, rivela l’evento particolare che lo contrappunta, allorquando una colomba bianca intrufolatisi nella stanza incomincia a svolazzare intorno alla culla del neonato. E’amore quello del Papà, che in punto di morte attende di rivedere per l’ultima volta il suo Biddicchiu, per poi chiudere definitivamente gli occhi. E’amore quello che ci mostra Giovanni nella sua prima esperienza matrimoniale, finita anticipatamente. E’amore per la propria famiglia quello che lo vede impegnato a non far trasparire alcuna preoccupazione, quando vede cadere sotto il piombo mafioso amici fraterni (come il commissario Ninni Cassarà) e collaboratori, e sdrammattizza le preoccupazioni della sorella rispondendo con un “si vive una volta sola nella vita”. E’ amore per Francesca, quello che lo risveglia alla vita, e lo porta anche a pensare di lasciarla definitivamente per salvarla dalle vendette mafiose, la quale per amore farà la sua stessa atroce fine. Sono manifestazioni d’amore le parole con le quali giovani colleghi collaboratori, rievocano il suo “spirito di servizio” nello svolgere il lavoro, la meticolosità, l’intelligenza e l’intuito. E’ sua la geniale introduzione nelle indagini del “Follow the money” (seguire le tracce del denaro), che inevitabilmente le operazioni finanziarie mafiose lasciavano presso istituti di credito compiacenti. Maria ce lo mostra alle prese con centinaia di assegni posti su ogni superficie dei mobili del salotto di casa dei genitori, intento nello studiare le girate di trasferimento dei titoli stessi. Amore e stima quello che porta Louis Freeh, Direttore dell’FBI,suo amico e collaboratore ai tempi delle indagini su Cosa Nostra negli anni Ottanta, a dedicargli un monumento nell’Accademia del Servizio Segreto di Quantico nei pressi di Washinghton negli Stati Uniti. Ma la vita di Falcone non è stata per nulla un trionfo, Maria ci narra le amarezze che il Magistrato ha dovuto subire sia sul piano degli affetti che sul lavoro. Un uomo tanto amato e contemporaneamente lasciato solo nelle battaglie più importanti della sua carriera professionale. I ricordi di Maria spaziano
delle amarezze provate da Giovanni quando una volta resi pubblici i diari di Rocco Chinnici, suo diretto superiore e capo dell’ufficio istruzione di Palermo ucciso da autobomba nel 1983, una certa stampa strumentalizzò il senso degli scritti per discreditarlo. Le accuse di essere troppo “amico” del boss mafioso Tommaso Buscetta, primo importante collaboratore di giustizia, sulle cui rivelazioni si poté imbastire tutto l’impianto del maxi processo. Lo si caricò anche del sospetto di aver organizzato lui stesso il fallito attentato alla villa al mare dell’Addaura, tanto da fargli pronunciare una frase drammatica e amara in occasione di un intervista data a Corrado Augias: “Questo è il Paese felice in cui , se ti si pone una bomba sotto casa, e la bomba per fortuna non esplode, la colpa è tua che non l’hai fatta esplodere”. E poi la mancata nomina a Consigliere Istruttore a favore di un altro magistrato che riscosse il “merito” di smantellare il pool antimafia. Ancora, una delusione per la mancata nomina all’Alto commissariato per la lotta alla mafia. L’ennesimo torto inflittogli dal Consiglio Superiore della Magistratura, che lo preferì a Agostino Cordova alla guida della Procura Nazionale Antimafia, un’organismo di coordinamento egli stesso ideato e normato. Il tempo sicuramente, ci darà risposte sul perché Falcone sia stato lasciato da solo. Ancora oggi sul suo assassinio (come in quello di Paolo Borsellino) ci sono delle verità nascoste e, riteniamo, terrificanti, proprio per il sospetto di connivenza tra politica, organizzazione criminale e pezzi di deviati dello Stato, la famigerata “trattativa” tra Stato e Mafia che, pare, fosse già iniziata ancor prima dell’ inizio della stagione delle stragi. Le indagini riaperte dopo venti anni di ritardi e depistaggi ne sono conferma. E’ l’ennesima Italia dei misteri. Chiudiamo con le parole pronunciate da Paolo Borsellino il 23 Giugno 1992,(riportate fedelmente da Maria Falcone), in occasione del trigesimo della morte di Giovanni, condannando chi l’aveva accusato di aver lasciato Palermo per diventare direttore degli affari penali al Ministero della Giustizia: “..Non fuggì. Tentò di ricreare altrove, da più vasta prospettiva, le condizioni ottimali per il suo lavoro. Per poter continuare a dare. Per poter continuare ad amare. ….” . Un’altra dichiarazione d’amore fraterno. Ventisette giorni dopo, in via D’Amelio a Palermo, moriva assieme a cinque poliziotti di scorta. Tutti dilaniati da un autobomba.
LA BOMBA -L’esplosione davanti all’istituto professionale Morvillo Falcone e’ stata provocata da due ordigni rudimentali, costituiti da due bombole di gas, posizionate su un muro adiacente la scuola. A riferirlo sono fonti investigative, che smentiscono l’ipotesi che la bomba fosse stata piazzata all’interno di un cassonetto. Obiettivo dell’attentato sarebbe dunque proprio la scuola. Sembra perciò che l’attentato fosse proprio per la scuola di Brindisi. Sei studenti – a quanto si e’ saputo finora – sono rimasti feriti. L’istituto si trova nei pressi del Tribunale. Secondo Repubblica, sono due gli ordigni sono esplosi di fronte all’ istituto professionale Morvillo-Falcone. Sono in pericolo di vita due dei sei studenti feriti nell’esplosione di un ordigno questa mattina a Brindisi. tutti i feriti sono ricoverati nell’ospedale ‘Perrino’ di Brindisi. Qualcuno ha ricollegato l’accaduto con la memoria di Falcone, della cui morte ricorre in questi giorni l’anniversario, e a cui la scuola era intitolata.
PROCURA - Sta per avere inizio presso la Procura della Repubblica un vertice degli inquirenti e delle forze dell’ordine con il capo della Dda di lecce, Cataldo Motta. Stanno raggiungendo Brindisi il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, e il ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo. Il nome di un’altra ferita, Azzurra Camarda. Chiuse con ordinanza del sindaco Franco Scoditti anche tutte le scuole di Mesagne, dove sarebbe transitata oggi la carovana Antimafia. Ne informa Brindisi Report, che aggiunge: “siamo in grado di aggiungere un ulteriore aggiornamento: oltre ai tre nomi ed alla conferma del decessi di Melissa Bassi, ci sono in gravi condizioni anche Vittoria Sabrina Ribezzi, ricoverata al Centro ustioni dell’ospedale brindisino, Selena Greco e Alessandra Gigliola. Tutte le ragazze ferite sono del “Morvillo Falcone”. Illesi gli studenti del distaccamento dell’Itis “Majorana”, che occupano il primo piano dello stesso edificio. Si tratta di duecento ragazzi.”
IL DOLORE – Fortissimo dolore sul web per la morte della giovane: il profilo Facebook della vittima si è riempito del cordoglio di tutta Italia: “Melissa,una ragazza morta a Brindisi a causa di un esplosione di due ordigni posizionati vicino alla sua scuola,la Morvillo Flacone. Pensano siano stati posizionati dalla mafia.”, “Ciao Melissa rip e scusaci TUTTI x non averti protetta………………se non saremo noi i primii a cambiare…..”LORO” saranno sempre i + forti………….”. Per scelta editoriale non riporteremo le foto private della ragazza.
17.44 – ‘Selena ha sentito un boato ed e’ caduta per terra. Poi ha visto le sue amiche sanguinanti, ma non poteva alzarsi per soccorrerle’. Lo racconta il padre di Selena, Vito Greco, di poco fuori alla sala d’attesa del reparto di chirurgia plastica dell’ospedale Perrino di Brindisi. Ai familiari stamane era stato riferito di recarsi in ospedale perche’ il bus che aveva condotto da Mesagne a scuola le ragazze aveva avuto un incidente. Ma Selena aveva gia’ contattato i suoi, non riuscendo a parlarci. E’ caduta la linea. Loro avevano richiamato, ma senza esito. ‘Mia figlia – aggiunge – ha ustioni di secondo e terzo grado sul viso e in settimana si decidera’ come operarla. Selena ha ancora il boato nelle orecchie. Poi non ha capito piu’ nulla’. (ansa) 17.15 – BR: Anche Vanessa Capodieci ha lasciato la sala operatoria. Le sono stati ricostruiti i tessuti su parte di una gamba, e non corre pericolo di vita.
16.06 – BR: Veronica Capodieci è in trasferimento verso l’ospedale Vito Fazzi di Lecce, dove sarà ricoverata nel centro di pneumologia e chirurgia toracica. Ecco una foto drammatica della studentessa 15enne che lotta per sopravvivere.
15.53 – “Solitamente io arrivo alle 7.30 ed entro nella scuola passando dal cancello dove c’era il cassonetto. Le vittime comunque predestinate erano le ragazzine, perche’ sono loro a fare quel tragitto tutte le mattine. E’ una coincidenza, ma questa scuola e’ intitolata a Giovanni Falcone e poi pare anche che il procuratore Grasso dovesse passare per questa via. Non lo so, magari sono solo coincidenze”. E’ il commento a Tgcom24 del preside della scuola ‘Morvillo-Falcone’ di Brindisi, Angelo Rampino. Nel suo racconto gli attimi appena dopo l’attentato: “Io sono arrivato cinque minuto dopo le esplosioni e mi sono dovuto fermare perche’ c’erano ambulanze ovunque, e ho visto pezzi di lamiera pesante schizzate a distanze ragguardevoli e presumo fosse un ordigno a forte potenza”. (dire)
15. 30 – da Brindisi Report: Ultimo bollettino medico diratamato dal direttore sanitario dell’ospedale Antonio Perrino, Graziella Di Bella. L’intervento concluso sulla paziente in prognosi riservata (Veronica Capodieci) si è concluso. Sono intervenuti chirurghi generali, plastici, toracici, ortopedici. Le condizioni vitali sono stabili, la paziente, con prevalenza del trauma toracico, sta per essere trasferita. Riguardo Azzurra Camarda, il bollettino dice che la paziente è stata sottoposta ad intervento di chirurgia ortopedica e chirurgia plastica per ustioni, perdita di sostanza e fratture, condizioni gravi ma stabili. Una terza paziente, Vanessa Capodieci, è in sala operatoria sottoposta a toilette chirurgica, per profonde ferite agli arti inferiori.
15. 05 – Un “attentato odioso” per il quale la Francia esprime all’Italia “tutta la piu’ profonda solidarieta’”. Cosi’ il presidente francese, Francois Hollande, ha in un comunicato inviato dall’Eliseo espresso la sua vicinanza al Paese colpito dall’attentato davanti alla scuola di Brindisi. “Voglio esprimere – ha detto Hollande che si trova insieme a Monti al G8 di Camp David – questa emozione e questa solidarieta’ al premier Mario Monti”. “Viva emozione” per il tragico evento e’ stato anche espresso dal premier francese Francois Ayrault che ha parlato di “orrendo attentato” e ha assicurato al popolo italiano e al suo governo governo “tutto il sostegno della Francia” (Agi)
14. 45 – Da Brindisi Report: Al termine dell’intervento per tentare di stabilizzare le condizioni della giovanissima studentessa Veronica Capodieci, i medici hanno deciso di trasferire la paziente al centro di pneumologia dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce, poichè la situazione più critica è quella causata dalla perdita di un polmone e dal rischio di collasso dell’altro. “Orrore e sgomento per l’attentato di Brindisi. E’ un atto di terrorismo, probabilmente di stampo mafioso. Ministro Cancellieri, fate presto, bisogna trovare subito i colpevoli e sbatterli in galera per sempre. Molti si chiedono se per questi bastardi che ammazzano i nostri figli non sarebbe bene reintrodurre la pena di morte. Io personalmente sono contrario, ma negli Stati Uniti lo farebbero di certo, e gli Stati Uniti sono la piu’ avanzata espressione della democrazia occidentale”. Lo scrive Roberto Maroni su Facebook.
14. 45 – “Ci sono dei congegni elettrici compatibili con l’innesco ma che l’innesco sia a orologeria o a distanza cambia poco anche sul piano interpretativo della vicenda”: far esplodere un ordigno “alle otto meno un quarto davanti a una scuola dove si entra alle otto e dove quindi stanno per arrivare degli studenti mi sembra che non soltanto non escluda ma metta nel conto che si possa fare una strage”. Lo ha detto a SkyTg24 il capo della polizia, Antonio Manganelli, parlando dell’eventuale ritrovamento di frammenti di un timer o di un telecomando. La coincidenza con il passaggio della carovana della legalita’? “Che la mafia faccia scoppiare delle bombole e uccidere delle persone – risponde Manganelli – con gli autori che si preparano a prendere l’ergastolo una volta scoperti per un fatto di mero simbolismo mi sembra un’ipotesi azzardata: il fatto e’ che qualsiasi ipotesi noi facciamo ci sono anche buone argomentazioni per sottolineare che abbia delle ombre e possa essere ritenuta piena di elementi contrari; anche se andiamo sulle aree eversive antagoniste troviamo lo stesso tipo di fattori a favore e contro”. “Nessuno si e’ mai spinto, nemmeno Cosa nostra – sottolinea il capo della polizia – ad uccidere in questo modo, neanche le aree antagoniste, dalle Br agli anarco insurrezionalisti alle aree eversive di estrema destra, si sono mai spinte a questo tipo di agguato. In questo momento gli investigatori di polizia e carabinieri stanno lavorando con i magistrati, abbiamo mandato i migliori, per dare intanto un orientamento piu’ attendibile sulla matrice del fatto e poi passare alla individuazione delle persone fisiche. Lasciamoli lavorare”.
14. 32 – Il Presidente del Consiglio Mario Monti ha disposto l’esposizione delle bandiere a mezz’asta per oggi e per i prossimi tre giorni e ha espresso telefonicamente al sindaco di Brindisi Cosimo Consales e al Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola solidarieta’ e cordoglio con la preghiera di trasmettere tali sentimenti ai giovani e alle famiglie colpiti cosi’ duramente dal vile atto omicida. E’ quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi. (AdnKronos)
14.27 – “Reputo la pista mafiosa la piu’ probabile e attendibile per spiegare quanto accaduto. Un fatto orribile su cui deve essere fatta luce al piu’ presto”. Lo ha detto il magistrato Alfredo Morvillo, fratello di Francesca cui e’ stata dedicata la scuola di Brindisi “Morvillo Falcone”, davanti alla quale e’ stato fatto esplodere un ordigno. (Agi)
14.21 – Sono già decine le manifestazioni organizzate per manifestare sdegno e solidarietà: da Roma a Milano passando per Napoli, gli appuntamenti in piazza. Eccone alcuni, Roma, Pantheon ore 18:30, Brindisi, ore 18 piazza Vittoria, Milano, ore 17, Piazza San Fedele, Napoli ore 18:30 Palazzo San Giacomo
14. 17 – “Quanto accaduto a Brindisi e’ un atto gravissimo, un colpo al cuore dello Stato, ma non ci sara’ nessun cedimento nel nostro impegno. Provo grande dolore, come se avessero ucciso ancora una volta Giovanni Falcone e Francesca Morvillo”. Lo dice Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso nella strage di Capaci, a proposito dell’attentato di Brindisi, davanti alla scuola Morvillo Falcone. Organizzatrice delle iniziative di Palermo del 23 maggio per il ventennale dell’eccidio, Maria Falcone e’ molto attiva nelle scuole del Paese per diffondere la cultura della legalita’. (agi)
14.13 – Da Brindisi Report: Il vice-capo della Polizia di Stato, Francesco Cirillo, e i responsabili dello Sco sono a Brindisi per partecipare al coordinamento della prima fase delle indagini. Confermato che l’esplosione è stata comandata da un timer, di cui gli artificieri hanno trovato i resti. La città si ritroverà oggi pomeriggio alle 18 a piazza Vittoria con il sindaco ed esponenti del governo regionale, studenti, sindacati, lavoratori e semplici cittadini.
14.12 – Il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso e’ atteso a Brindisi per la riunione delle 14 in Prefettura. Di certo sara’ in Procura alle 15 per una nuova riunione, mentre alle 16 il sindaco della citta’ Cosimo Consales ha convocato la giunta municipale, quindi, in assenza del nuovo consiglio comunale non ancora proclamato ha convocato i candidati sindaco Brigante, Fusco, Rossi e D’Attis per invitarli a partecipare alla manifestazione indetta oggi pomeriggio alle ore 18 in Piazza Vittoria. (Agi)
14.06 – Il premier Mario Monti ha parlato con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano assicurandogli che il governo intende operare con fermezza e determinazione nel contrasto ad ogni tipo di criminalita’ e favorire la massima coesione di tutte le forze politiche e sociali per prevenire il ritorno nel nostro Paese di tentazioni eversive. E’ quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi.
13.57 – Il ministro della Giustizia, Paola Severino, lunedi’ sara’ a Brindisi con il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri: vedra’ i magistrati che indagano sull’attentato alla scuola Morvillo Falcone e fara’ un punto della situazione con gli inquirenti. (Agi)
13.35 – “Spero che Brindisi, che segue l’attentato a Adinolfi a Genova, non sia l’inizio di una militarizzazione del territorio, di leggi speciali, di neo terroristi e di depistaggi”. Lo scrive Beppe Grillo sul suo sito.
“Cui prodest questo attentato? Alla criminalita’ brindisina il cui territorio sara’ controllato da tutti corpi di Polizia per mesi? Alla mafia siciliana che si vendica cosi’ della commemorazione della morte di Falcone? Cui prodest la morte di una ragazza che andava a scuola?”, conclude. (Dire)
13. 27 Gli studenti dell’istituto oggetto dell’attentato avevano vinto un premio per la legalità e contro tutte le mafie. Ecco il loro lavoro: da oggi qualcuno non può più guardarli in faccia.
13.24 - “Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, esprime il suo profondo dolore per la perdita della giovane vita di Melissa stroncata dal barbaro attentato di questa mattina a Brindisi, per le gravissime condizioni di Veronica e per le ferite riportate da altre ragazze dell’Istituto professionale intitolato a Giovanni Falcone e Francesca Morvillo”. Lo rende noto il Quirinale in un comunicato stampa. “Nello stringersi -si legge- con affettuosa solidarieta’ ai famigliari e alla comunita’ scolastica, il Capo dello Stato auspica e sollecita il piu’ rapido ed efficace svolgimento delle indagini volte a individuare la matrice e i responsabili di questo sanguinoso attacco alla convivenza civile. Il Presidente Napolitano rinnova, nello stesso tempo, l’appello alla vigilanza e al fermo e concorde contrasto nei confronti di ogni focolaio di violenza eversiva”. (AdnKronos)
13.04 - L’ordigno esploso davanti l’Istituto Morvillo-Falcone potrebbe essere stato attivato con un telecomando a distanza. E’ quanto trapela dagli ambienti investigativi di Brindisi. Se l’indiscrezione venisse confermata prenderebbe sempre piu’ corpo l’ipotesi che l’attentato sarebbe stato organizzato nei minimi dettagli e per uccidere. (AGI) Sec/Gal 191301 MAG 12
Le prime immagini dei soccorsi
12. 56 – Nella vicenda di Brindisi ci sono coincidenze che ‘fanno riflettere’, ma ‘dare indicazioni in un senso o nell’altro: sarebbe sbagliato’. Lo ha detto il ministro della Giustizia Paola Severino a Sky Tg24. Interpellata sul fatto che sia stata presa di mira una scuola intitolata a Falcone nel giorno in cui a Brindisi arriva al Carovana antimafia, Severino ha risposto che ‘tutto fa riflettere, anche il fatto che la scuola avesse vinto in concorso sulla legalita’: e’ la cosa che piu’ mi ha colpita’ (Ansa)
12. 41 - Brindisi Report: “Alcuni canali d’informazione continuano a parlare di due decessi, ma Veronica Capodieci è ancora in vita, anche se in condizioni disperate. L’equipe di chirurgia toracica è stata costretta ad asportarle un polmone, ha fermato una copiosa emorragia ed ha evitato che l’altro polmone collassasse. In questi minuti è nelle mani degli specialisti di chirurgia plastica e di ortopedia. Ecco anche la foto di Azzurra Camarda e di Selena Greco, entrambe ustionate: la prima è grave, in sala operatoria, l’altra è ricoverata in chirurgia plastica.”
12.38 - “E’ viva, e’ gravissima ma e’ stabile”. Un medico dell’ospedale di Brindisi, a Tele Norba, smentisce la notizia della morte di Veronica, la ragazza coinvolta insieme ad altre studentesse nell’attentato di questa mattina a Brindisi. (Ansa)
12.25 - Brindisi Report riporta: “Le bombole erano in un bidone a cupola, di colore blu, che non era mai stato visto davanti alla scuola. La matrice mafiosa non è confermata dagli inquirenti. Come ha ripetuto anche Nichi Vendola della Puglia, “è ancora il momento di capire, e di scoprire chi è il nemico che abbiamo di fronte”. Intanto viene proclamato per lunedì il lutto cittadino in città. Si stanno organizzando concentrazioni e manifestazioni, forse le prime già in serata.
DOMANDE - Negli ambienti investigativi si fa notare che la SCR e’ un’organizzazione che ha una grande disponibilita’ di armi ed esplosivo grazie ai collegamenti con la criminalita’ organizzata dei Paesi dei balcani. C’e da ricordare che il 9 maggio scorso gli investigatori avevano portato a segno un brutto colpo contro la criminalita’ organizzata arrestando, a Mesagne, 16 persone accusate di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, porto illegale di armi da fuoco, danneggiamento aggravato e incendio aggravato. L’attentato di oggi, sottolineano fonti investigative, potrebbe rappresentare una sorta di ‘strategia della tensione’ come quella attuata dalla mafia, tra il 27 e 28 luglio 1993, fuori il territorio siciliano: strage dei Georgofili a Firenze (5 morti); strage in via Palestro a Milano (5 morti) e, infine, le bombe a Roma a San Giovanni in Laterano e a San Giorgio in Velabro (che non provocarono vittime). Sono tre, secondo i primi accertamenti degli investigatori, le bombole di gas utilizzate nell’attentato di questa mattina dinanzi all’Istituto professionale ‘Morvillo Falcone’ di Brindisi, che ha causato la morte di una studentessa e il ferimento di altre dieci persone, otto delle quali studenti. Riporta Brindisi Report che: “Comincia a diventare più chiara la dinamica dell’attentato. Le due esplosioni percepite dai testimoni si possono spiegare la prima con la detonazione dell’innesco, la seconda con la deflagrazione delle bombole di gas, che secondo fonti investigative erano tre e collocate in un cassonetto spostato presso l’ingresso dell’istituto professionale Morvillo. Gli artificieri e il pm stanno ricostruendo ogni dettaglio.”
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LA GIORNATA - Solo Melissa Bassi è deceduta: smentita infatti la morte dell’altra ragazza in gravi condizioni, che secondo alcune fonti sarebbe Veronica Capodieci. Anche sua sorella sarebbe in ospedale: “La madre di Vanessa e Veronica Capodieci è accanto alla figlia maggiore: Vanessa ha ustioni non gravissime e dovrà essere operata per una profonda ferita ad una gamba, la sorella minore Veronica è in condizioni disperate in sala operatoria. E’ stata Vanessa a telefonare ai genitori a Mesagne, raccogliendo tutto il grande coraggio che sta dimostrando in queste ore: “Mamma, vieni in ospedale perchè abbiamo avuto un incidente. Non preoccuparti”. Alla domanda della madre su cosa fosse accaduto a Veronica, la sorella maggiore ha risposto in maniera rassicurante. La terribile verità solo dopo l’arrivo al Perrino.” Il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola si sta recando sul luogo dove stamani e’ esploso un ordigno, in via Galanti, a Brindisi, davanti all’Istituto professionale ‘Morvillo-Falcone’. Qui si trova l’assessore regionale alla Protezione Civile, Fabiano Amati: ‘Ci sono i vigili del fuoco – racconta – non ci sono studenti, un muro della scuola e’ completamente annerito e ci sono detriti ovunque. E’ un disastro’. Vendola e Amati andranno poi nell’ospedale per incontrare i feriti. “Dirlo adesso sarebbe superficiale, non abbiamo elementi per dire con certezza” che si tratta di un attentato di mafia. “Stiamo lavorando a fondo e prima di dire qualcosa vogliamo essere molto attenti e molto equilibrati”. Lo dice il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, intervistata da Sky Tg24 sull’attentato a Brindisi. L’atto cosi’ come e’ avvenuto “non e’ consueto” negli attentati di mafia. E’ di diverso avviso Famiglia Cristiana: “La matrice dell’attentato e’ ancora incerta, ma e’ quasi certamente mafia”. Lo scrive sul suo sito internet la rivista cattolica “Troppe coincidenze. Qualcosa – spiega l’articolo – che ricorda molto da vicino le stragi del ’92 contro Falcone e Borsellino e quelle del ’93 in via dei Georgofili a Firenze e a Roma in Laterano”. E la bomba e’ esplosa ancora una volta “in un momento difficile, carico di tensioni, instabile per il Paese”. Dunque al settimanale cattolico pare plausibile che sia una bomba di mafia: “Cosa Nostra torna a colpire e a mettere in atto la sua strategia della tensione”.
MILANO - Un messaggio della Sacra Corona Unita. Gli investigatori seguono la pista mafiosa per l'attentato di sabato mattina a Brindisi dove è esploso un ordigno confezionato con tre bombole di gpl sistemato su un muro dietro un cassonetto della spazzatura davanti al cancello della scuola professionale Falcone Morvillo. Gli investigatori avrebbero ritrovato i resti di un timer (e non di un telecomando come detto in precedenza) utilizzato per azionare l'ordigno rudimentale che ha provocato la morte di una studentessa di Mesagne e il ferimento di almeno sei ragazzi tra cui una 16enne in gravissime condizioni
PERQUISIZIONI - Non c'è stata alcuna rivendicazione finora, e una delle principali piste investigative è proprio quella della criminalità organizzata. Polizia, carabinieri e guardia di Finanza stanno facendo perquisizioni nelle abitazione di noti pregiudicati della città e stanno controllando i loro alibi per le ultime ore.
«Ci sono state in passato nella storia della Sacra Corona Unita episodi di terrorismo, mai però contro una scuola e contro i bambini, non escludiamo alcuna pista e prendiamo in considerazione anche possibili collegamenti con manifestazioni antimafia in programma proprio in questi giorni in città» afferma Marco Di Napoli, procuratore di Brindisi.
Quaderni e zaini rimasti a terra
Brindisi Reporter
TERRORISMO - «Ci sono state in passato nella storia della Sacra Corona Unita episodi di terrorismo, mai però contro una scuola e contro i bambini, non escludiamo alcuna pista e prendiamo in considerazione anche possibili collegamenti con manifestazioni antimafia in programma proprio in questi giorni in città» afferma Marco Di Napoli, procuratore di Brindisi.
MANGANELLI: «SI PENTIRANNO» - «Non daremo loro tregua. Li prenderemo e si pentiranno di questa nefandezza» dice il capo della polizia, Antonio Manganelli. Il capo della polizia ha definito «poco verosimile» la pista passionale, pur non potendo «escludere nulla». «Mi è sembrata un'azione troppo strutturata per poter essere ricondotta ad un motivo emotivo» ha detto Manganelli. E sul timer aggiunge: «Ci sono dei congegni elettrici compatibili con l'innesco, ma che questo sia a orologeria o a distanza cambia poco anche sul piano interpretativo»: far esplodere un ordigno «alle otto meno un quarto davanti a una scuola dove si entra alle otto e dove quindi stanno per arrivare degli studenti mi sembra che non soltanto non escluda ma metta nel conto che si possa fare una strage» spiega il capo della polizia.
Prefetto Cirillo inviato sul
posto da Manganelli
(LaPresse)
ATTENTATO BESTIALE -«È un attentato bestiale: reagiremo immediatamente: vogliamo fare subito chiarezza e verità» dice il prefetto Francesco Cirillo, vicecapo della Polizia, inviato a Brindisi da Manganelli e dal ministro Cancellieri. «C'è grande dolore per la morte della ragazza -aggiunge Cirillo- e per i feriti dell'esplosione. Gli studenti sono la speranza, non si può morire così...». Sabato in Prefettura a Brindisi si svolge un vertice fra gli investigatori, che includono Criminalpol, Sco e Ros, mentre lunedì lo stesso ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri si recherà nella città pugliese per incontrare investigatori e magistrati. Nella città pugliese è giunto anche il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, a coordinare le indagini.
RAPPRESAGLIA - L'esplosione, secondo alcune fonti investigative, potrebbe essere collegato all'attentato di una decina di giorni fa quando una bomba è stata piazzata nell'auto del presidente dell'Associazione antiracket di Mesagne (Brindisi). L'attentato di Brindisi potrebbe anche essere una rappresaglia all'operazione delle forze dell'ordine che il 9 maggio hanno sgominato clan locali pugliesi, arrestando 16 persone accusate di associazione per delinquere di stampo mafioso. Tra le piste più accreditate, un'azione dimostrativa della Sacra Corona Unita.
La sindrome del perdente radicale che mette i pm l'uno contro l'altro
La diversa strategia di Caselli e del suo successore Grasso un nuovo metodo investigativo che ha lacerato la Procura
di GIUSEPPE D'AVANZO
PALERMO - La procura di Palermo è stata a lungo la scena di ostilità furiose, contese senza sconti, profonde fratture nel corpo dello Stato. E tuttavia, in due decenni, la parola odio non l'ho mai udita evocata, quasi rivendicata, come il sentimento più autentico che separa irrimediabilmente un procuratore dall'altro.
L'odio che oggi, a Palermo, allontana - per semplificare - i protégés di Gian Carlo Caselli e la tribù di Pietro Grasso appare tanto più grave perché le due consorterie non si attribuiscono reciprocamente interessi storti o acquiescenze sospette. Nessuno cede alla tentazione di mascariare (sporcare) l'altro con le consuete insinuazioni che sono merce corrente nell'Isola: quello lì cammina a braccetto con...; quell'altro è figlioccio di... Gli uni degli altri dicono: "Sono persone per bene". Perché, allora, questo giudizio non diventa sufficiente per trovare un accettabile compromesso al loro inesorabile contrasto? Qual è la ragione così ostinata che li costringe, in segreto, a mangiarsi vivi come scorpioni nella bottiglia?
La verità è che, nel duello, è in discussione - al di là dei caratteri, delle culture, delle ambizioni personali, delle idiosincrasie - una questione decisiva, la risposta alla domanda: che cos'è la mafia? Una società segreta o un network di relazioni? È popolare o borghese? È soltanto violenza "militare" o soprattutto concertazione sociale, politica, economica? Soprattutto: è un potere onnipresente in grado di dominare tutte le altre forme di regolamentazione statale o è soltanto una delle forze "sociali" che agisce nel territorio dell'Isola riproducendosi come muffa, in forme parassitarie, nell'ombra umida dell'esercizio del potere? E quindi, una volta definita che cos'è la mafia, quale nome criminale assegnare alla rete di relazioni e con quale responsabilità penale punire i confini dove quei mondi si incontrano? Quale deve essere l'obiettivo specifico della lotta a Cosa Nostra?
Si sa che cosa è stato il processo contro Giulio Andreotti voluto da Gian Carlo Caselli e dai suoi più stretti collaboratori (Guido Lo Forte, Roberto Scarpinato, Antonio Ingroia). Fu il tentativo, per usare la formula di un storico come Salvatore Lupo, di rappresentare una coincidenza tra la gerarchia del potere ufficiale e la piramide del potere criminale o "meglio la raffigurazione di un'unica gerarchia del potere che tutto controlla e tutto decide, opportunamente sintetizzata nelle figura del maggiore e più discusso leader politico italiano". Un mondo di moltissimi burattini e di pochi burattinai artefici di una storia fatta essenzialmente di complotti, assassinii, trame, affari illeciti. Aggredire questo monstrum, disarticolare il "gioco grande" (la definizione è di Scarpinato), imponeva radicalismo interpretativo del fenomeno mafioso, forte intensità etico-politica, strumenti normativi efficaci, una diffusa indignazione popolare, quasi l'assegnazione di una delega a sbarazzarsi del fondo fangoso della Prima Repubblica.
Gli ingredienti ci sono tutti dal 1993 al 1999 e i successi sono straordinari. Caselli li ricorda spesso. 650 ergastoli. 8826 persone indagate per mafia, 3238 rinviate a giudizio. Beni per diecimila miliardi di lire sequestrati ai mafiosi. Buona parte dell'élite dirigente di Cosa Nostra con i ceppi ai polsi dopo decenni di latitanza. Totò Riina. Leoluca Bagarella. I tre fratelli Graviano. I quattro fratelli Madonia. I quattro Ganci, i due Brusca e Pietro Aglieri e Vito Vitale... Quando la Procura di Caselli lavora agli intrecci di Cosa Nostra con le aree visibili e formalizzate del potere - l'economia, la politica, le istituzioni - l'interpretazione del fenomeno e l'iniziativa penale mostrano le prime, rilevanti scuciture. Regole fluttuanti (come i riscontri necessari per le testimonianze dei "pentiti") e fonti fluide (come il concorso esterno in associazione mafiosa) rendono in avvio onnipotenti le azioni della procura di Palermo.
Ma alla resa dei conti, in aula, molte accuse si sbriciolano con esiti che dovrebbero imporre un ripensamento. Dovrebbe, per dire, preoccupare l'assoluzione di Francesco Musotto. È solo un esempio. Eletto presidente della provincia di Palermo, Musotto viene arrestato con l'accusa di mafiosità. Come è giusto che sia, non lo protegge lo status politico, ma con l'imputato assolto, dal primo grado alla Cassazione, il "caso" dovrebbe sollecitare una riflessione critica nei procuratori perché appare avventuroso - o addirittura pericolosamente autoritario - che un potere dello Stato persegua con prove inadeguate un altro potere legittimato dalla volontà popolare e annientato da un'iniziativa che, alla prova del giudizio, si mostra avventata.
Lo schema rende fragile e risentito il potere politico e molto influente (nei preliminari) l'iniziativa giudiziaria. Crea un'asimmetria che pregiudica un corretto equilibrio istituzionale. Provoca quella perenne ostilità tra magistratura e politica che, senza riuscire a dare più trasparenza al potere, danneggia soltanto la credibilità degli antagonisti e delle istituzioni. Caselli e i suoi non sembrano comprendere la questione.
Appaiono interessati soprattutto a difendere il loro lavoro. E' vero, le assoluzioni ci sono state, dicono, ma "secondo lo schema tipico dell'insufficienza di prova" in un ribaltamento semantico dove l'insufficienza di prova svela la sostanziale colpevolezza dell'imputato assolto e non l'originario deficit dell'accusa. Non poteva durare. Forse lo comprende anche Caselli che non attende la conclusione del processo contro Andreotti e lascia. Il suo successore, Pietro Grasso, si muove in una tempèrie rovesciata. Per dirla con Emanuele Macaluso, l'indiscriminata indignazione è diventata sfiducia indiscriminata, la delega passività, l'uso e l'abuso catartico di alcuni strumenti investigativi (pentiti, innanzitutto) ne ha compromesso l'utilizzo mentre, come accade ciclicamente, nella società civile isolana è riaffiorata "una richiesta di mafia" (la fortuna politica di un Totò Cuffaro che contratta, in un retrobottega, il tariffario sanitario regionale con Michele Aiello, probabilmente un prestanome di Bernardo Provenzano, è uno dei possibili connotati di quella "voglia di mafia").
Ogni manovra giudiziaria postula un'economia, una strategia, un modello culturale. Grasso è costretto a rinnovarle. Sembra credere che un'interpretazione della mafia come "superpotenza della storia siciliana" sia una semplificazione che può indurre in molti errori. Intuisce che il "modello Provenzano" sia il ritorno a una concezione più modesta del ruolo di Cosa Nostra così efficace da riuscire nell'impresa non scontata e inedita di controllare i conflitti interni. Progetta con i suoi collaboratori (Giuseppe Pignatone, Michele Prestipino, Maurizio De Lucia) un lavoro più pragmatico. Ignora dunque le suggestioni del "gioco grande". Capovolge il metodo. Preferisce concentrarsi realisticamente sugli indizi a disposizione, per ordinari e grossolani che siano. Percepisce che la chiave di volta può essere la "cattura" di Bernardo Provenzano.
L'intuizione è felice. La "caccia" permette di mandare per aria quel che resta dello "stato maggiore" dell'organizzazione e alla fine di arrestare anche Provenzano (oggi solo un boss e mezzo guidano Cosa Nostra: Matteo Messina Denaro e Salvatore Lo Piccolo). L'inversione metodologica, mai accettata dai procuratori vicini a Caselli, lacera irrimediabilmente la sempre precaria coesione dell'ufficio dove si fa largo l'antico topos retorico (italianissimo) dell'"occasione perduta", lo scoramento e il lamento per una specie di "Resistenza tradita".
La procura di Palermo comincia ad essere abitata da "un cupio dissolvi", da "una vertigine della sconfitta" che sottovaluta, dimentica, quasi nega gli straordinari risultati raggiunti negli ultimi tre lustri. Più che onorare i colpi di maglio assestati a una Cosa Nostra ridotta oggi maluccio e magari progettare l'assalto definitivo, i procuratori (molti di essi) si lasciano avvilire (ancora Salvatore Lupo) dalla "disillusione nei confronti della Seconda Repubblica e dal carattere ambiguo che in essa ha assunto il rinnovamento etico-politico": il governatore Totò Cuffaro, i suoi comportamenti, il suo solido e radicato sistema di potere e di alleanze, ne è l'emblema più chiaro.
L'odio che divide i procuratori di Palermo nasce - credo - da questo senso di impotenza, dallo scontento per il presente, dalla delusione di chi si concentra sui mali che restano perché "quanto più negativo scompare dalla realtà, tanto più irritante diventa il negativo residuale". Si può dire che "la sindrome del perdente radicale" si è impossessata di quell'ufficio. Come il perdente radicale descritto da Hans Magnus Henzensberger, il tarlo ossessivo che tormenta oggi i procuratori di Palermo è "un confronto che perpetuamente si risolve a loro sfavore".
E' vero, hanno cacciato in galera l'intera catena di comando di Cosa Nostra, oggi i picciotti sono costretti per rimettersi in sesto a chiedere l'aiuto degli odiati "americani" espulsi dall'Isola negli anni ottanta, e tuttavia nulla è mutato davvero nella società e nella politica siciliane. Perché?, si chiedono i pubblici ministeri. Di chi è la colpa? Perché quell'umiliazione che avvertono come una sconfitta esistenziale? Perché nessuno si cura di quel fallimento? Perché sono solo "affari loro"? Come accade al perdente radicale - che non è il fallito (che si rassegna alla sua sorte), non è la vittima (che chiede soddisfazione), non è il vinto (che si prepara alla prossima battaglia) - c'è una sola strada per sciogliere quel dilemma: "la fusione di distruzione e autodistruzione, di aggressione e di autoaggressione". È quel che sta accadendo alla procura di Palermo. L'odio "fratricida" che oggi l'attraversa è soltanto il sintomo della catastrofe che s'annuncia.
D'Avanzo,Caponnetto,Falcone,Borsellino,Strage di Capaci,Provenzano,3 Agosto 2007 Cantiere della Calliope,LO PICCOLO, LOPEZ, BANDIERA, ALAMIA,Ciancimino,Mafia,CERUSO,Franzese,Polizzi