Quanto costa un voto a Campobello? 150-200 euro Servizio realizzato dalla redazione i Marsala.it a Campobello di Mazara, il giorno dopo l’arresto del sindaco Ciro Caravà per associazione mafiosa, per capire come l’hanno presa i cittadini.
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Il Professore : ... ... Giova ricordare , peraltro , IL Che Personaggio Il proprietario del bene confiscato , in partiture OCCASIONE delle elezioni sosteneva Amministrativo Il Candidato della lista "Rinascita Isolana " Rosario Rappa .
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mercoledì 20 giugno 2012
Quanto costa un voto a Campobello? 150-200 euro
Ciro Caravà: inaugurava i beni confiscatisi
Siamo nel cuore del Belìce
Campobello di Mazara è terra di intrecci tra mafia, massoneria, politica, impresa. “Cosa Nostra pasce e cresce dove la politica è debole” dice don Luigi Ciotti di Libera e a Campobello è così. Da sempre. Il paese è ad un tiro di schioppo da Castelvetrano, la terra del super latitante Matteo Messina Denaro, e secondo le accuse della Dda di Palermo, il sindaco avrebbe dispensato favori agli “amici degli amici” della cosca di Messina Denaro. Nel suo ufficio teneva le foto di Falcone e Borsellino e però di lui i mafiosi in paese dicevano “Ciro è cosa nostra”. Esponente del Pci nella prima repubblica, nel Pd è approdato nella seconda repubblica, dopo essere stato con Forza Italia, poi con Democrazia Europea di Sergio D’Antoni. La sua poltrona aveva scricchiolato alcuni anni addietro, dopo due blitz antimafia che servirono alla polizia per fare terra bruciata attorno a Messina Denaro, uscirono fuori delle intercettazioni e partì un’ispezione prefettizia che si concluse con la proposta di scioglimento per mafia. Tuttavia la proposta, avanzata dalla prefettura di Trapani, arrivata sul tavolo dell’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni, restò senza risposta: a Campobello nonostante indagini e ispezioni si tornò a votare e Caravà fu rieletto sindaco. Poi arrivarono i carabinieri con l’operazione “Campus Belli” e tra gli arrestati finì anche il sindaco fresco di rielezione. Oggi il Comune di Campobello è stato commissariato dalla Regione per le dimissioni della giunta e dei consiglieri comunali, è in corso una seconda ispezione prefettizia, ma il sindaco – dal carcere – continua a non volere dimettersi: se fosse servita un’ulteriore dimostrazione della sua concezione di legalità, l’ha ulteriormente palesata. Caravà, intercettato, dopo l’inaugurazione di un bene confiscato alla mafia, cercava di giustificarsi al telefono con i suoi interlocutori: “Io questo ho dovuto farlo…”.
Un sindaco dalla “doppia faccia”
I mafiosi e i presunti tali intercettati ne avrebbero provato la disponibilità. Per esempio quando c’era da punire una vigile urbano, che aveva fatto una multa che secondo i “mammasantissima” del paese non avrebbe dovuto verbalizzare: “L’ho detto al sindaco, a Ciro, la deve trasferire. Gli ho detto: si deve trasferire quella. Se non la trasferiscono faccio un casino A questa le faccio rimpiangere il giorno che è nata”.
Rino Giacalone per ilfattoquotidiano.it
http://primaveraisolana.wordpress.com/2012/06/16/ciro-carava-inaugurava-i-beni-confiscatisi/
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Arrestato il sindaco antimafia di Campobello "Era organico al clan di Messina Denaro"
Arrestato il sindaco antimafia di Campobello "Era organico al clan di Messina Denaro"
Ciro Caravà è accusato di associazione mafiosa. Secondo la Dda Palermo e i carabinieri del Ros avrebbe pagato decine di biglietti aerei ai familiari dei boss detenuti al Nord e distribuito appalti alle ditte dei clan. Dalle intercettazioni è emerso anche il sostegno elettorale di Cosa nostra al primo cittadino. In manette, altre dieci persone, fra esponenti mafiosi e insospettabili ritenuti fedelissimi della Primula rossa di Cosa nostra: c'è pure un ex funzionario della prefettura di Trapani
di SALVO PALAZZOLO
Ciro Caravà è accusato di associazione mafiosa. Secondo la Dda Palermo e i carabinieri del Ros avrebbe pagato decine di biglietti aerei ai familiari dei boss detenuti al Nord e distribuito appalti alle ditte dei clan. Dalle intercettazioni è emerso anche il sostegno elettorale di Cosa nostra al primo cittadino. In manette, altre dieci persone, fra esponenti mafiosi e insospettabili ritenuti fedelissimi della Primula rossa di Cosa nostra: c'è pure un ex funzionario della prefettura di Trapani
| Il Sindaco di campobello Ciro Caravà |
PALERMO - Nella sua stanza, in Municipio, teneva ben in vista le foto di Falcone e Borsellino: il sindaco pidiessino di Campobello di Mazara, Ciro Caravà, diceva di aver fatto aderire il suo Comune all’associazione Libera e si era anche costituito parte civile nel processo ai favoreggiatori del superlatitante Matteo Messina Denaro. Eppure, i mafiosi più vicini a Messina Denaro continuavano a dire un gran bene di lui: “Io gli ho portato un mare di voti”, sussurrava uno dei messaggeri del padrino, Franco Luppino, che non sospettava di essere intercettato. “L’altra sera, il sindaco l’ho sentito parlare in Tv. Minchia, se non lo conoscessi…". Ciro Caravà è stato arrestato questa mattina dai carabinieri del Ros con l’accusa di associazione mafiosa. Secondo il procuratore aggiunto Teresa Principato e i sostituti Pierangelo Padova e Marzia Sabella, il primo cittadino rieletto a giugno a fuor di popolo sarebbe stato addirittura “organico” alla famiglia mafiosa di Campobello, una delle più fedeli al verbo dell’imprendibile Matteo Messina Denaro, ormai latitante dal 1993. "Caravà non ha mai aderito a Libera - dice oggi l'ufficio di presidenza dell'associazione - purtroppo, le infiltrazioni più pericolose sono quelle che arrivano con i falsi proclami antimafia. Non permetteremo a nessuno di strumentalizzare il nostro lavoro".
Le indagini Sono soprattutto le intercettazioni a mettere nei guai il primo cittadino. Gli investigatori del Ros hanno ascoltato ad esempio la moglie del boss Nunzio Spezia mentre dice al marito, detenuto in un carcere del Nord Italia: “Vedi, in due anni di sindaco quanto abbiamo risparmiato? Dopo le elezioni mi ha detto: vossia fino a quando va e viene dallo zio Nunzio, biglietti non ne paga più. Io gli telefono, gli ordino i biglietti e li passo a ritirare”. Dalle indagini dei carabinieri di Trapani è emerso che il sindaco Caravà avrebbe distribuito ai mafiosi anche lavori e appalti del Comune. Possibile che mai nessuno avesse avuto sentore della doppia vita di Ciro Caravà? Nel provvedimento di arresto, firmato dal gip di Palermo Maria Pino, si ricorda che il vulcanico primo cittadino era stato denunciato nel 2006 dalla polizia per estorsione e voto di scambio. Ma quella volta, l'inchiesta fu archiviata. Le polemiche tornarono però all'indomani di un blitz contro i favoreggiatori di Messina Denaro: uno degli arrestati, Franco Indelicato, era stato consulente del sindaco; un altro, tale Domenico Nardo, citava addirittura Caravà nelle intecettazioni. Lui, come sempre, respinse tutte le accuse: "Nardo? E' un impresario romano di spettacoli. L'ho conosciuto perché mi ha venduto un concerto di Bobby Solo". Nel 2008, il ministero dell'Interno mandò gli ispettori al Comune di Campobello, per verificare eventuali infiltrazioni mafiose. Quella volta, i boss e i loro insospettabili complici temettero il peggio. "Qua ci commissariano il Comune", diceva un dipendente della prefettura di Trapani, Giovanni Buracci, molto vicino al sindaco. Anche lui era intercettato dai carabinieri: si lamentava perché i mafiosi frequentavano ormai troppo spesso il municipio di Campobello. "I soldi, le tangenti ce li portano a casa. Ma che bisogno c'è di andare là... in Comune non ci doveva avvicinare nessuno. A me dispiace perché quel cretino pensava che dicendo antimafia si salvava, invece adesso gliel'hanno incappolata. Arrangiati". Per Giovanni Buracci, il "cretino" era il sindaco Caravà, che si sarebbe esposto troppo, assumendo persino la moglie di un mafioso nel suo staff. Ma alla fine, il Comune di Campobello non fu sciolto dal consiglio dei ministri. E questa notte, è finito in manette anche Buracci, oggi in pensione, per i suoi rapporti con il capomafia di Campobello, Leonardo Bonafede. La campagna elettorale Nonostante i sospetti, Ciro Caravà ha fatto il pieno di voti alle elezioni del giugno scorso. Doveva aver fatto molta presa il suo appello in campagna elettorale: "Abbiamo individuato un decreto firmato una quarantina di anni fa dall'allora presidente della Regione - annunciò - saranno salvate dalle demolizioni almeno un migliaio di case costruite dopo il 1976 a meno di 150 metri dalla battigia". L'eco di quell'appello pro-abusivismo arrivò fino a Roma: il segretario del Pd Pierluigi Bersani chiese chiarimenti al segretario regionale Lupo, che a sua volta telefonò a Caravà. Ma il sindaco di Campobello non si scompose più di tanto e offrì le sue motivazioni. D'altro canto, l'equilibrismo è stata sempre la sua migliore specialità: prima comunista, poi uomo di Forza Italia, e poi ancora del Pd. Gli altri arrestati Nel corso dell'operazione, sono finiti in manette anche il boss di Campobello, Leonardo Bonafede, ed altri componenti del clan: Cataldo La Rosa, Simone Mangiaracina, Calogero Randazzo, Gaspare Lipari e Vito Signorello. A Gallarate è stato arrestato un imprenditore originario di Campobello, Filippo Greco, è ritenuto il consigliere economico della cosca.
(15 dicembre 2011)
Il Prefetto revoca il Sindaco di Campobello, Ciro Caravà, arrestato ieri
Il prefetto di Trapani, Marilisa Magno, ha firmato il decreto di revoca dalla carica di sindaco di Campobello di Mazara per Ciro Carava', arrestato la scorsa notTe nell'ambito dell'operazione antimafia 'Campus Belli'.
Il decreto, valido finche' durera' la misura coercitiva cui Carava' e' stato sottoposto, e' stato notificato in serata dai carabinieri del Comando provinciale di Trapani al segretario comunale, al presidente del Consiglio comunale e al vicesindaco di Campobello di Mazara.
L'OPERAZIONE DI IERI. I carabinieri del Ros stringono il cerchio attorno al superlatitante di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro. Un'operazione ha decapitato la famiglia mafiosa di Campobello di Mazara, ritenuta una delle ultime roccaforti del ricercato numero uno. In manette 11 persone, tra cui lo stesso sindaco di Campobello, con l'accusa di associazione mafiosa e intestazione fittizia dei beni. Al centro delle indagini, avviate nel 2006 sotto la direzione della procura distrettuale antimafia di Palermo, i sodali di Messina Denaro, capo indiscusso della mafia trapanese e punto di riferimento per l'intera struttura di Cosa Nostra. Secondo gli investigatori le cosche gestivano in maniera occulta società ed imprese capaci di monopolizzare il mercato olivicolo ed altri settori dell'economia. La famiglia mafiosa di Campobello di Mazara, storicamente tra le più attive del mandamento di Castelvetrano, avrebbe mantenuto uno stretto collegamento con il "boss dei boss" e, «attraverso un pervasivo controllo del territorio», sarebbe riuscita ad «infiltrare progressivamente le attività imprenditoriali ed economiche dell'area». Stupisce l'arresto del sindaco di Campobello di Mazara, Ciro Caravà, in carica dal 2006 e rieletto nelle ultime amministrative nel maggio 2011. Alla guida di una giunta di centrosinistra, vicino al Pd, Caravà, 52 anni, ragioniere, è stato consigliere comunale dal 2001 al 2006, anno in cui fu eletto sindaco con il sostegno di Pd, Mpa e Democrazia e libertà e con l'appoggio esterno di Api e la lista Fratelli d'Italia. Era noto soprattutto per il suo impegno antimafia e per la sua adesione a campagne di lotta "sociale" alla criminalità organizzata. Per non destare sospetti, aveva anche deciso di far costituire il Comune parte civile nei processi a carico del boss. Solo un anno fa aveva inaugurato un centro dell'Avis su un fondo confiscato al boss locale Nunzio Spezia, morto nel 2009. Ma secondo gli investigatori il sindaco era «l'espressione politica della locale consorteria mafiosa», vicino al latitante e alla cosca di Campobello. Numerose intercettazioni lo tirano in ballo. In una conversazione la moglie di un boss spiega al marito che proprio grazie al sindaco avrebbe ottenuto in regalo i biglietti aerei per raggiungere il congiunto nel carcere del Nord Italia. Non solo: Caravà avrebbe distribuito ai mafiosi anche lavori e appalti del Comune. Già nel 2006 era stato denunciato per estorsione e voto di scambio, ma l'inchiesta finì con un'archiviazione. Nel 2008 il Viminale inviò gli ispettori al Comune per verificare eventuali infiltrazioni mafiose. Messina Denaro è «una sorta di primula rossa amata e stimata da tutti e onorata come tale. Usufruisce sempre di nuova linfa vitale e ha collegamenti con la borghesia, non solo mafiosa»: questo è il ritratto che il Procuratore aggiunto di Palermo, Maria Teresa Principato. fa del boss latitante dal '93. «È importante arrestarlo al più» presto. Dello stesso parere il procuratore di Palermo Francesco Messineo: il boss «può contare su una rete di fiancheggiatori che svolgono il compito gratis, senza chiedere nulla in cambio, una sorta di adesione ideologica alla figura del latitante. C'è quasi un impegno collettivo di protezione nei suoi confronti». L'operazione di oggi «potrebbe contribuire a destabilizzare il meccanismo che continua a proteggere il latitante, spesso difficile da penetrare».
Pubblicato in Antimafia
http://primaveraisolana.wordpress.com/2012/06/16/ciro-carava-inaugurava-i-beni-confiscatisi/
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http://primaveraisolana.wordpress.com/2012/06/16/il-prefetto-revoca-il-sindaco-di-campobello-ciro-carava-arrestato-ieri/
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2012/01/dottore-marcello-cutino-il-geologo.html
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Audizione degli amministratori locali in merito alla gestione del Comune di Campobello di Mazara.
I componenti della Commissione, ricordando l'arresto del sindaco di Campobello di Mazara, Ciro Caravà, per fatti di mafia, paventano il rischio del relativo coinvolgimento mediatico e, stante le indagini prefettizie, financo amministrativo, dell'intera amministrazione comunale. Chiedono, a tal riguardo, agli amministratori comunali di valutare la presentazione delle dimissioni al fine di distinguere in modo inequivocabile le gravi, anche se presunte, responsabilità del Sindaco da quelle dell'amministrazione. Alcuni amministratori comunali, pur ammettendo la difficile situazione che vive il Comune, esprimono perplessità sull'ipotesi di dimissioni, adducendo motivazioni relative alla mancata chiusura delle indagini prefettizie. Mettono in luce che, in linea teorica le suddette indagini prefettizie, non ancora terminate, potrebbero compromettere anche l'eventuale Consiglio comunale eletto a seguito di nuove elezioni comunali. A tal riguardo, citano il caso dell'amministrazione comunale di Vallelunga Pratameno (CL), appena insediatasi a seguito delle dimissioni degli amministratori locali e sciolta subito dopo dal Ministro dell'Interno a causa dei risultati pervenuti dalla Commissione prefettizia. Al contrario, altri amministratori locali comunicano la presentazione delle dimissioni al fine di favorire lo scioglimento del Consiglio comunale.
Non avendo altri chiesto di parlare, il PRESIDENTE toglie la seduta. (La seduta è tolta alle ore 14.30)
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