Il Professore : ... ... Giova ricordare , peraltro , IL Che Personaggio Il proprietario del bene confiscato , in partiture OCCASIONE delle elezioni sosteneva Amministrativo Il Candidato della lista "Rinascita Isolana " Rosario Rappa .
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martedì 11 gennaio 2011

OPERAZIONE ADDIOPIZZO 5. DI BELLA, D’ANNA E BRUNO I CAPIMAFIA DEL NOSTRO COMPRENSORIO

OPERAZIONE ADDIOPIZZO 5. DI BELLA, D’ANNA E BRUNO I CAPIMAFIA DEL NOSTRO COMPRENSORIO


Avevo un dubbio, Signor Sindaco Professor Gaspare Portobello, che il giorno 28 Settembre 2009 Lei avesse avuto una premonizione sui rischi circa la presenza mafiosa sul nostro territorio, Lei HA parlato  dello zio dell’assessore Cutino ammettendo  un suo fattivo e partecipativo contributo nelle elezioni amministrative.

 “Giova ricordare, peraltro, che il personaggio proprietario del bene confiscato, in occasione delle scorse elezioni politiche sosteneva il candidato della lista “Rinascita Isolana” Rosario Rappa.

Purtroppo Isola delle Femmine aveva già vissuto nel suo passato politico amministrativo questa situazione che come Lei certamente ricorderà (allora aveva come avversario politico il geometra Dionisi) culminò con le dimissioni di un Assessore.

Signor Sindaco professore Gaspare Portobello penso che la Sua convinzione di Isola delle Femmine come Isola Felice, in questi giorni abbia avuto una clamorosa sconfessione.

Ho cercato in lungo e in largo una Sua dichiarazione sugli avvenimenti, che dalle prime notizie di stampa stanno delineando il quadro  della  presenza di una rete ben strutturata di un'organizzazione mafiosa anche sul nostro territorio. E LEI come al solito TACE.

Spero   che nelle prossime ore si decida a convocare URGENTEMENTE una seduta del Consiglio Comunale per comunicare atti deliberativi atti ad arginare, preservare e verificare   possibili rischi di infiltrazione mafiosa nella  macchina amministrativa del nostro paese.

OPERAZIONE ADDIOPIZZO 5. DI BELLA, D’ANNA E BRUNO I CAPIMAFIA DEL NOSTRO COMPRENSORIO


14 dicembre 2010 - 14:44

Arresti dei Capimandamenti di Isola Terrasini e......

Caricato da isolapulita. - I nuovi video di oggi.



FONTE: GIORNALE DI SICILIA

Giuseppe Di Bella, il cinquantaduenne monteleprino arrestato ieri dalla polizia nell’operazione “addio pizzo 5” che ha smantellato la rete dei fiancheggiatori dei boss Salvatore e Sandro lo Piccolo, sarebbe stato il punto di riferimento della mafia nella zona di Montelepre. Ad indicarlo come uomo d’onore, il pentito carinese Gaspare Pulizzi, che lo cita tra le persone presenti alla sua cerimonia di combinazione. Di Bella, era già stato condannato a due anni per associazione mafiosa per il periodo fino al 26 marzo 1998. Il nome di Giuseppe Di Bella, inoltre, compare in un pizzino trovato nell’ultimo covo dei Lo Piccolo a Giardinello. Secondo gli investigatori, i padrini di San Lorenzo, avevano incaricato Di Bella di riscuotere il pizzo sui lavori di completamento di una rete fognaria di Capaci, diretti da un imprenditore di Borgetto, Domenico D’Arrigo. “Di Bella G. deve portare i soldi di D’Arrigo per i lavori di Capaci”, recita –tra le altre cose- il pizzino. Dunque a permettere di smantellare la rete del pizzo, oltre agli imprenditori che hanno trovato il coraggio di denunciare, sono stati i collaboratori di giustizia. Per quanto riguarda Salvatore D’Anna 50 anni, capomafia di Terrasini, rilevanti sono state le dichiarazioni del pentito Michele Seidita, già reggente del mandamento di Partinico, il quale ha raccontato che a volere D’Anna a capo della famiglia di Terrasini è stato proprio Salvatore Lo Piccolo che tra l’altro consegnava i proventi dell’estorsioni della cittadina marinara a D’Anna, circostanza svelata dal pentito cinisense Francesco Briguglio. A comandare su Capaci ed Isola delle Femmine era invece Pietro Bruno, 64 anni, anche lui caduto sulle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Francesco Franzese e Gaspare Pulizzi. Maurizio Spataro invece ha parlato di Bruno come referente di Cosa Nostra, già dal 1998. A lui, i Lo Piccolo si rivolsero per superare alcuni ostacoli a Capaci con Francesco Catania, finito in manette ieri tra i 63 arrestati dalla polizia. Su scuole, cantieri, ville, hotel, ristoranti centri estetici e tanto altro ancora, veniva pagato il racket. Dall’operazione “addio pizzo 5” ad esempio emerge che da oltre un quarto di secolo i fratelli Azzolini di Terrasini, titolari degli omonimi alberghi di Terrasini e Villagrazia di Carini, versano la messa a posto a Gaspare Di Maggio, figlio dello storico boss di Cinisi Procopio e prima ancora ad Angelo Conigliaro di Carini. E sempre a Terrasini, Cosa Nostra chiese a Massimiliano e Carmelo Chiappara titolari di un pontile nautico, ben 6000 mila euro. Loro però si rifiutarono di pagare ed allora furono intimiditi prima col fuoco e poi addirittura con una mazza da baseball, sì, uno dei fratelli Chiappara fu pestato a sangue da Sandro Lo Piccolo. Questi agghiaccianti scenari sono stati raccontati dal pentito Francesco Briguglio, ma i Chiappara hanno detto ai magistrati di non aver mai subito richieste esplicite di pizzo. Costretti a pagare per lavorare in pace anche i titolari della ditta Candela che nel 2001 si occupò della dismissione della vecchia aerostazione di Punta Raisi. Sempre Briguglio, dice che versarono 8 o 10 milioni delle vecchie lire. E pagarono pure per le opere di ristrutturazione della caserma Beghelli di Palermo, regista dell’operazione Gaspare Di maggio, il boss di Cinisi. I Candela, hanno confermato di aver versato le somme richieste dalla mafia. La ditta di un altro costruttore, invece, Luigi Spallina, che doveva occuparsi della realizzazione di una scuola materna a Cinisi fu costretto non solo a pagare ma anche a fare delle assunzioni, ha raccontato l’imprenditore agli inquirenti. Insomma, con le cinque operazioni “addio pizzo”, gli uomini della squadra mobile hanno complessivamente arrestato 184 persone, individuato i responsabili di 87 estorsioni, ascoltato 232 cittadini in qualità di parti offese o informate sui fatti, raccolto la collaborazione di 61 operatori economici, sequestrato 15 società con fatturati di svariati milioni di euro. Numeri imponenti nell’azione di contrasto a Cosa Nostra. Adesso la speranza è che le vittime del racket trovino il coraggio di denunciare.

Un colpo all' armata Lo Piccolo in carcere 63 soldati del racket

Repubblica — 14 dicembre 2010 pagina 2 sezione: PALERMO

DAL centro città fino a Cinisi gli eredi di Salvatore e Sandro Lo Piccolo continuavano a imporre estorsioni e a investire i proventi graziea insospettabili prestanome, sempre pronti a suggerire nuovi business. L' ultimoè stato quello dei centri benessere. Ma il destino dei Lo Piccolo era ormai segnato: nei mille e più pizzini ritrovati in una borsa "The Bridge" al momento dell' arresto (5 novembre 2007) c' erano i loro segreti. I poliziotti della sezione Criminalità organizzata della squadra mobile e i pm della Procura li esaminano ormai da due anni: più di duecento persone sono state già arrestate. Nella notte fra domenica e lunedì sono finiti in manette altri 37 fedelissimi dei Lo Piccolo. Il provvedimento firmato dal gip Maria Pino riguarda anche ventisei indagati che sono già in carcere con l' accusa di aver gestito altre estorsioni. Nell' elenco degli arrestati ci sono pure i prestanome. Sono gli imprenditori edili Michele Acquisto, Mario Biondo, Giuseppe e Isidoro Lo Cascio, Mario e Antonino Lucia. L' ultimo affare del clan sarebbe stato invece gestito da Filippo Catania, gestore del notissimo centro benessere "O sole mio" di via Libertà. Il pizzo fu pagato anche per alcuni lavori all' aeroporto Falcone e Borsellino. Questo è quanto emerge dalle indagini coordinate dai sostituti procuratori Francesco Del Bene, Lia Sava, Gaetano Paci, Annamaria Picozzie Marcello Viola, nonché dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia. Una tangente sarebbe stata versata anche dalla ditta che ha ristrutturato la caserma Bichelli dell' Esercito. Pagarono pure gli imprenditori che si erano aggiudicati l' appalto per la realizzazione di una scuola materna a Cinisi: quella volta i boss non pretesero soldi, ma imposero alcune ditte di fiducia nei subappalti. Il taglieggiamento dei capimafia era esteso ai cantieri per la costruzione di palazzine private e ai distributori di benzina di via dell' Olimpo e via La Malfa. Sono 19 le estorsioni contestate. Quattordici imprenditori hanno confermato quanto emergeva dalle indagini, ammettendo di aver pagato. Il gip non ritiene invece che l' imprenditore Vincenzo Rizzacasa abbia pagato il pizzo a Lo Piccolo per un cantiere a Tommaso Natale, come ipotizzava la Procura: secondo il giudice, Rizzacasa sarebbe invece un prestanome dell' imprenditore mafioso Salvatore Sbeglia, e con questa accusa era stato arrestato nei mesi scorsi. I segreti dei Lo Piccolo sono emersi anche dal nastro di una macchina per scrivere elettrica utilizzata da Sandro Lo Piccolo. La Scientifica è risalita a dieci pagine di pizzini. Alcuni erano in codice. E sono stati i pentiti a decifrarli. Così sono emersi anche i nomi dei capimafia che i Lo Piccolo avevano posto in provincia: a Capaci e Isola governava Pietro Bruno. A Torretta, Salvatore D' Anna. Gli altri arresti riguardano esponenti delle famiglie di Carini (Salvatore Cataldo e Giuseppe Di Maggio), Montelepre (Giuseppe Di Bella), Tommaso Natale (Salvatore Liga, classe 1964; Filippo Lo Piccolo e Giuseppe Messina), Sferracavallo (Salvatore Randazzo), Cardillo (Carlo Puccio), Resuttana (Gioacchino Morisca, già detenuto) e Passo di Rigano (Giovanni Corrao). Lorenzo Fazzone è invece accusato di aver fatto da postino dei Lo Piccolo. Giuseppe Enea e Giuseppe Nicoletti avrebbero fornito i loro documenti ai boss Sandro Lo Piccolo e Francesco Franzese. Gli altri arrestati sono Angelo Conigliaro, Alberto Evola, Francesco Puglisi, Salvatore Randazzo, Salvatore Vitale e Giuseppe Di Bella. L' ordinanza ha raggiunto in carcere Domenico Ciaramitaro, Pietro Cinà, Giovanni Cusimano, Gaspare e Lorenzo Di Maggio, Salvatore Liga (dell' 85), Giuseppe Lo Verde, Tommaso Macchiarella, Giovanni Niosi, Vito Palazzolo, Calogero Pillitteri, Vincenzo Pipitone, Giovanni Razzanelli, Nunzio Serio, Massimo Troia, Filippo Zito, Salvatore Baucina.

- SALVO PALAZZOLO  

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/12/14/un-colpo-all-armata-lo-piccolo-in.html

 

  1. http://www.teleoccidente.it/wp/?p=15172
  2. http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2010/15-novembre-2010/mafia-sequestro-22-milioni-cosca-madonia-di-trapani-1804171279466.shtml 

Beni confiscati:

Aziende

Beni immobili

Localizzazioni

Tema: Beni confiscati criminalità

Legge 20 novembre 2008, n. 15

Legge regionale 3 maggio 2001, n. 6 art. 50

Leggi regionali

PalermoTel. 091.338111Fax. 091.331309-338376 prefettura.palermo@interno.it

Agenda incontri

Protocolli e intese

Relazione annuale 2008

Scrivi al Commissario


Sequestro beni indagine Rebus. Palermo: i carabinieri del R.O.S. hanno eseguito il sequestro di beni per un valore di circa 15 milioni di euro .
Sequestrati beni per 10 milioni di euro all’ex consigliere regionale Crea Pignatone: «Il sequestro è frutto di scrupolose indagini avviate nel 2001»
Sequestrati i beni a Mimmo Crea per svariati milioni di euro Melito di Porto Salvo, sequestrati beni per oltre 10 milioni di euro a Domenico Crea
‘Ndrangheta: beni per tre milioni di euro sequestrati dalla DIA di Catanzaro.
“Ndrangheta: Operazione “Shark”, 25 gli arresti eseguiti nella Locride, decimato il clan dei Cordì
Operazione della Dia nel Sud Milano: così la ‘ndrangheta ha provato a mettere le mani sul castello di Cusago
Guardia di Finanza : Sequestrati beni alla ‘ndrangheta per 2 milioni di euro.
Lo Giudice. Sequestrati beni per circa 14 milioni di euro

http://www.melitoonline.it/2009/10/23/palermo-sequestrati-alla-mafia-beni-per-oltre-2-milioni-di-euro/

*Candidato alle elezioni amministrative anche un nipote del boss
*Consiglio Comunale Isola delle Femmine "infiltrazioni mafiose nella Pubblica Amministrazione"
*Bilancio di previsione 2010 proroga al 30 giugno
*La solidarietà dalle Valle dei Templi
*Isola Ecologica di Isola finanziata dalla C.E., Ditta Zuccarello, AL.TA. Borgetto, ATO/PA1? Dr. Croce, Bruno, geologo Cutino,Puglisi, Ing. Francavilla Arch Licata, M.A.M. s.n.c., geom Dionisi.........
*CONSULENZE e..............
*I PACCHI DELL'AMBIENTALISTA rosso-verde-arancione
*M.A.M. s.n.c. PALazzotto Pizzerie verde e Isola ecologiche
*M.A.M. s.n.c. Progetto di Variante ed Elezioni Amministrative *Consiglio Comunale Su ATO rifiuti e Ripubblicizzazione Acqua Bene Comune
*Angela Corica
*LA CRICCA DEGLI APPALTI
*La munnezza di Isola delle Femmine vale tanto oro quanto pesa
*DELIBERE DELLA GIUNTA PORTOBELLO 2010
*DELIBERE CONSIGLIO COMUNALE
*Rapporto ecomafia 2008 - Sicilia, ciclo dei rifiuti, la monnezza è “Cosa Nostra”


4. BRUNO Pietro di Giuseppe nato a Isola delle Femmine (PA) 18.11.1946 sottoposti ad indagine in ordine ai seguenti reati:
BRUNO Pietro, D'ANNA Salvatore
1) per il delitto di direzione di associazione mafiosa (art. 416 bis, commi I, II, III, IV, VI, 61 n. 6 c. p.) per avere fatto parte dell‟associazione mafiosa "Cosa Nostra", promuovendone, organizzandone e dirigendone le relative illecite attività, e per essersi, insieme, avvalsi della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento ed omertà che ne deriva, per commettere delitti contro la vita, l‟incolumità individuale, la libertà personale,il patrimonio, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o, comunque, il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, di appalti e servizi pubblici, per realizzare profitti e vantaggi ingiusti per sé e gli altri, per intervenire sulle istituzioni e la pubblica amministrazione, e più in particolare: BRUNO Pietro,
per avere diretto le famiglie mafiose di Capaci ed Isola delle Femmine; per avere mantenuto molteplici contatti finalizzati alla gestione degli affari illeciti in tema di estorsioni con esponenti di altri mandamenti mafiosi;
D’ANNA Salvatore
per avere diretto la famiglia mafiosa di Terrasini; per avere mantenuto molteplici contatti finalizzati alla gestione degli affari illeciti in tema di estorsioni con esponenti di altri mandamenti mafiosi;
Con la recidiva specifica , infraquinquennale, reiterata per BRUNO Pietro (art.99 commi 1 e 2 nr. 1 e 2; commi 3, 4 e 6) In Palermo, Capaci, Isola delle Femmine e Terrasini ed altrove fino alla data odierna per BRUNO Pietro a decorrere dal 21.12.2000.  
Ritiene questo Giudice di dover subito ribadire che le acquisizioni istruttorie hanno consentito di ulteriormente delineare l’assetto del mandamento di San Lorenzo – Tommaso Natale, di individuare taluni esponenti di vertice e di accertare l’organico inserimento, in seno a quella articolazione territoriale, di numerosi tra gli odierni indagati.
Con specifico riguardo alla struttura di vertice della famiglia mafiosa di Capaci ed Isola delle Femmine, plurime coerenti acquisizioni danno contezza della persistente appartenenza a cosa nostra di BRUNO Pietro (2) e della funzione direttiva dallo stesso assunta ed in fatto svolta in seno alla suindicata articolazione territoriale del sodalizio mafioso in argomento.  
L’appartenenza di Bruno Pietro alla associazione mafiosa denominata cosa nostra, ed in particolare alla famiglia di Isola delle Femmine (famiglia rientrante nel mandamento di San Lorenzo), è stata affermata con sentenza del G.U.P. di Palermo emessa in data 20.12.000, divenuta irrevocabile il 7.10.2003.  Franzese Francesco, Nuccio Antonino, Pulizzi Gaspare e Spataro Maurizio hanno concordemente indicato Bruno Pietro quale soggetto organico a
cosa nostra.
Franzese ha affermato di avere appreso direttamente da Lo Piccolo Salvatore e Lo Piccolo Sandro che
"Bruno Pietro era il responsabile del territorio di Capaci e Isola delle Femmine" 


Briguglio, BRUNO;MAFIA; ISOLA DELLE FEMMINE, capaci, Catania, Chiappara, COPACABANA, D'Anna, Di Bella, Franzese, LO PICCOLO, MAFIA;Cosa Nostra, Pipitone, pulizzi, Punta Raisi, saracen, Seidita

domenica 9 gennaio 2011

OPERAZIONE ADDIOPIZZO 5. DI BELLA, D’ANNA E BRUNO I CAPIMAFIA DEL NOSTRO COMPRENSORIO

OPERAZIONE ADDIOPIZZO 5. DI BELLA, D’ANNA E BRUNO I CAPIMAFIA DEL NOSTRO COMPRENSORIO


Avevo un dubbio, Signor Sindaco Professor Gaspare Portobello, che il giorno 28 Settembre 2009 Lei avesse avuto una premonizione sui rischi circa la presenza mafiosa sul nostro territorio, Lei HA parlato  dello zio dell’assessore Cutino ammettendo  un suo fattivo e partecipativo contributo nelle elezioni amministrative.

 “Giova ricordare, peraltro, che il personaggio proprietario del bene confiscato, in occasione delle scorse elezioni politiche sosteneva il candidato della lista “Rinascita Isolana” Rosario Rappa.

Purtroppo Isola delle Femmine aveva già vissuto nel suo passato politico amministrativo questa situazione che come Lei certamente ricorderà (allora aveva come avversario politico il geometra Dionisi) culminò con le dimissioni di un Assessore.

Signor Sindaco professore Gaspare Portobello penso che la Sua convinzione di Isola delle Femmine come Isola Felice, in questi giorni abbia avuto una clamorosa sconfessione.

Ho cercato in lungo e in largo una Sua dichiarazione sugli avvenimenti, che dalle prime notizie di stampa stanno delineando il quadro  della  presenza di una rete ben strutturata di un'organizzazione mafiosa anche sul nostro territorio. E LEI come al solito TACE.

Spero   che nelle prossime ore si decida a convocare URGENTEMENTE una seduta del Consiglio Comunale per comunicare atti deliberativi atti ad arginare, preservare e verificare   possibili rischi di infiltrazione mafiosa nella  macchina amministrativa del nostro paese.

OPERAZIONE ADDIOPIZZO 5. DI BELLA, D’ANNA E BRUNO I CAPIMAFIA DEL NOSTRO COMPRENSORIO


14 dicembre 2010 - 14:44

Arresti dei Capimandamenti di Isola Terrasini e......

Caricato da isolapulita. - I nuovi video di oggi.



FONTE: GIORNALE DI SICILIA

Giuseppe Di Bella, il cinquantaduenne monteleprino arrestato ieri dalla polizia nell’operazione “addio pizzo 5” che ha smantellato la rete dei fiancheggiatori dei boss Salvatore e Sandro lo Piccolo, sarebbe stato il punto di riferimento della mafia nella zona di Montelepre. Ad indicarlo come uomo d’onore, il pentito carinese Gaspare Pulizzi, che lo cita tra le persone presenti alla sua cerimonia di combinazione. Di Bella, era già stato condannato a due anni per associazione mafiosa per il periodo fino al 26 marzo 1998. Il nome di Giuseppe Di Bella, inoltre, compare in un pizzino trovato nell’ultimo covo dei Lo Piccolo a Giardinello. Secondo gli investigatori, i padrini di San Lorenzo, avevano incaricato Di Bella di riscuotere il pizzo sui lavori di completamento di una rete fognaria di Capaci, diretti da un imprenditore di Borgetto, Domenico D’Arrigo. “Di Bella G. deve portare i soldi di D’Arrigo per i lavori di Capaci”, recita –tra le altre cose- il pizzino. Dunque a permettere di smantellare la rete del pizzo, oltre agli imprenditori che hanno trovato il coraggio di denunciare, sono stati i collaboratori di giustizia. Per quanto riguarda Salvatore D’Anna 50 anni, capomafia di Terrasini, rilevanti sono state le dichiarazioni del pentito Michele Seidita, già reggente del mandamento di Partinico, il quale ha raccontato che a volere D’Anna a capo della famiglia di Terrasini è stato proprio Salvatore Lo Piccolo che tra l’altro consegnava i proventi dell’estorsioni della cittadina marinara a D’Anna, circostanza svelata dal pentito cinisense Francesco Briguglio. A comandare su Capaci ed Isola delle Femmine era invece Pietro Bruno, 64 anni, anche lui caduto sulle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Francesco Franzese e Gaspare Pulizzi. Maurizio Spataro invece ha parlato di Bruno come referente di Cosa Nostra, già dal 1998. A lui, i Lo Piccolo si rivolsero per superare alcuni ostacoli a Capaci con Francesco Catania, finito in manette ieri tra i 63 arrestati dalla polizia. Su scuole, cantieri, ville, hotel, ristoranti centri estetici e tanto altro ancora, veniva pagato il racket. Dall’operazione “addio pizzo 5” ad esempio emerge che da oltre un quarto di secolo i fratelli Azzolini di Terrasini, titolari degli omonimi alberghi di Terrasini e Villagrazia di Carini, versano la messa a posto a Gaspare Di Maggio, figlio dello storico boss di Cinisi Procopio e prima ancora ad Angelo Conigliaro di Carini. E sempre a Terrasini, Cosa Nostra chiese a Massimiliano e Carmelo Chiappara titolari di un pontile nautico, ben 6000 mila euro. Loro però si rifiutarono di pagare ed allora furono intimiditi prima col fuoco e poi addirittura con una mazza da baseball, sì, uno dei fratelli Chiappara fu pestato a sangue da Sandro Lo Piccolo. Questi agghiaccianti scenari sono stati raccontati dal pentito Francesco Briguglio, ma i Chiappara hanno detto ai magistrati di non aver mai subito richieste esplicite di pizzo. Costretti a pagare per lavorare in pace anche i titolari della ditta Candela che nel 2001 si occupò della dismissione della vecchia aerostazione di Punta Raisi. Sempre Briguglio, dice che versarono 8 o 10 milioni delle vecchie lire. E pagarono pure per le opere di ristrutturazione della caserma Beghelli di Palermo, regista dell’operazione Gaspare Di maggio, il boss di Cinisi. I Candela, hanno confermato di aver versato le somme richieste dalla mafia. La ditta di un altro costruttore, invece, Luigi Spallina, che doveva occuparsi della realizzazione di una scuola materna a Cinisi fu costretto non solo a pagare ma anche a fare delle assunzioni, ha raccontato l’imprenditore agli inquirenti. Insomma, con le cinque operazioni “addio pizzo”, gli uomini della squadra mobile hanno complessivamente arrestato 184 persone, individuato i responsabili di 87 estorsioni, ascoltato 232 cittadini in qualità di parti offese o informate sui fatti, raccolto la collaborazione di 61 operatori economici, sequestrato 15 società con fatturati di svariati milioni di euro. Numeri imponenti nell’azione di contrasto a Cosa Nostra. Adesso la speranza è che le vittime del racket trovino il coraggio di denunciare.

Un colpo all' armata Lo Piccolo in carcere 63 soldati del racket

Repubblica — 14 dicembre 2010 pagina 2 sezione: PALERMO

DAL centro città fino a Cinisi gli eredi di Salvatore e Sandro Lo Piccolo continuavano a imporre estorsioni e a investire i proventi graziea insospettabili prestanome, sempre pronti a suggerire nuovi business. L' ultimoè stato quello dei centri benessere. Ma il destino dei Lo Piccolo era ormai segnato: nei mille e più pizzini ritrovati in una borsa "The Bridge" al momento dell' arresto (5 novembre 2007) c' erano i loro segreti. I poliziotti della sezione Criminalità organizzata della squadra mobile e i pm della Procura li esaminano ormai da due anni: più di duecento persone sono state già arrestate. Nella notte fra domenica e lunedì sono finiti in manette altri 37 fedelissimi dei Lo Piccolo. Il provvedimento firmato dal gip Maria Pino riguarda anche ventisei indagati che sono già in carcere con l' accusa di aver gestito altre estorsioni. Nell' elenco degli arrestati ci sono pure i prestanome. Sono gli imprenditori edili Michele Acquisto, Mario Biondo, Giuseppe e Isidoro Lo Cascio, Mario e Antonino Lucia. L' ultimo affare del clan sarebbe stato invece gestito da Filippo Catania, gestore del notissimo centro benessere "O sole mio" di via Libertà. Il pizzo fu pagato anche per alcuni lavori all' aeroporto Falcone e Borsellino. Questo è quanto emerge dalle indagini coordinate dai sostituti procuratori Francesco Del Bene, Lia Sava, Gaetano Paci, Annamaria Picozzie Marcello Viola, nonché dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia. Una tangente sarebbe stata versata anche dalla ditta che ha ristrutturato la caserma Bichelli dell' Esercito. Pagarono pure gli imprenditori che si erano aggiudicati l' appalto per la realizzazione di una scuola materna a Cinisi: quella volta i boss non pretesero soldi, ma imposero alcune ditte di fiducia nei subappalti. Il taglieggiamento dei capimafia era esteso ai cantieri per la costruzione di palazzine private e ai distributori di benzina di via dell' Olimpo e via La Malfa. Sono 19 le estorsioni contestate. Quattordici imprenditori hanno confermato quanto emergeva dalle indagini, ammettendo di aver pagato. Il gip non ritiene invece che l' imprenditore Vincenzo Rizzacasa abbia pagato il pizzo a Lo Piccolo per un cantiere a Tommaso Natale, come ipotizzava la Procura: secondo il giudice, Rizzacasa sarebbe invece un prestanome dell' imprenditore mafioso Salvatore Sbeglia, e con questa accusa era stato arrestato nei mesi scorsi. I segreti dei Lo Piccolo sono emersi anche dal nastro di una macchina per scrivere elettrica utilizzata da Sandro Lo Piccolo. La Scientifica è risalita a dieci pagine di pizzini. Alcuni erano in codice. E sono stati i pentiti a decifrarli. Così sono emersi anche i nomi dei capimafia che i Lo Piccolo avevano posto in provincia: a Capaci e Isola governava Pietro Bruno. A Torretta, Salvatore D' Anna. Gli altri arresti riguardano esponenti delle famiglie di Carini (Salvatore Cataldo e Giuseppe Di Maggio), Montelepre (Giuseppe Di Bella), Tommaso Natale (Salvatore Liga, classe 1964; Filippo Lo Piccolo e Giuseppe Messina), Sferracavallo (Salvatore Randazzo), Cardillo (Carlo Puccio), Resuttana (Gioacchino Morisca, già detenuto) e Passo di Rigano (Giovanni Corrao). Lorenzo Fazzone è invece accusato di aver fatto da postino dei Lo Piccolo. Giuseppe Enea e Giuseppe Nicoletti avrebbero fornito i loro documenti ai boss Sandro Lo Piccolo e Francesco Franzese. Gli altri arrestati sono Angelo Conigliaro, Alberto Evola, Francesco Puglisi, Salvatore Randazzo, Salvatore Vitale e Giuseppe Di Bella. L' ordinanza ha raggiunto in carcere Domenico Ciaramitaro, Pietro Cinà, Giovanni Cusimano, Gaspare e Lorenzo Di Maggio, Salvatore Liga (dell' 85), Giuseppe Lo Verde, Tommaso Macchiarella, Giovanni Niosi, Vito Palazzolo, Calogero Pillitteri, Vincenzo Pipitone, Giovanni Razzanelli, Nunzio Serio, Massimo Troia, Filippo Zito, Salvatore Baucina.

- SALVO PALAZZOLO  

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/12/14/un-colpo-all-armata-lo-piccolo-in.html

 

  1. http://www.teleoccidente.it/wp/?p=15172
  2. http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2010/15-novembre-2010/mafia-sequestro-22-milioni-cosca-madonia-di-trapani-1804171279466.shtml 

Beni confiscati:

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Legge 20 novembre 2008, n. 15

Legge regionale 3 maggio 2001, n. 6 art. 50

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Scrivi al Commissario


Sequestro beni indagine Rebus. Palermo: i carabinieri del R.O.S. hanno eseguito il sequestro di beni per un valore di circa 15 milioni di euro .
Sequestrati beni per 10 milioni di euro all’ex consigliere regionale Crea Pignatone: «Il sequestro è frutto di scrupolose indagini avviate nel 2001»
Sequestrati i beni a Mimmo Crea per svariati milioni di euro Melito di Porto Salvo, sequestrati beni per oltre 10 milioni di euro a Domenico Crea
‘Ndrangheta: beni per tre milioni di euro sequestrati dalla DIA di Catanzaro.
“Ndrangheta: Operazione “Shark”, 25 gli arresti eseguiti nella Locride, decimato il clan dei Cordì
Operazione della Dia nel Sud Milano: così la ‘ndrangheta ha provato a mettere le mani sul castello di Cusago
Guardia di Finanza : Sequestrati beni alla ‘ndrangheta per 2 milioni di euro.
Lo Giudice. Sequestrati beni per circa 14 milioni di euro

http://www.melitoonline.it/2009/10/23/palermo-sequestrati-alla-mafia-beni-per-oltre-2-milioni-di-euro/

*Candidato alle elezioni amministrative anche un nipote del boss
*Consiglio Comunale Isola delle Femmine "infiltrazioni mafiose nella Pubblica Amministrazione"
*Bilancio di previsione 2010 proroga al 30 giugno
*La solidarietà dalle Valle dei Templi
*Isola Ecologica di Isola finanziata dalla C.E., Ditta Zuccarello, AL.TA. Borgetto, ATO/PA1? Dr. Croce, Bruno, geologo Cutino,Puglisi, Ing. Francavilla Arch Licata, M.A.M. s.n.c., geom Dionisi.........
*CONSULENZE e..............
*I PACCHI DELL'AMBIENTALISTA rosso-verde-arancione
*M.A.M. s.n.c. PALazzotto Pizzerie verde e Isola ecologiche
*M.A.M. s.n.c. Progetto di Variante ed Elezioni Amministrative *Consiglio Comunale Su ATO rifiuti e Ripubblicizzazione Acqua Bene Comune
*Angela Corica
*LA CRICCA DEGLI APPALTI
*La munnezza di Isola delle Femmine vale tanto oro quanto pesa
*DELIBERE DELLA GIUNTA PORTOBELLO 2010
*DELIBERE CONSIGLIO COMUNALE
*Rapporto ecomafia 2008 - Sicilia, ciclo dei rifiuti, la monnezza è “Cosa Nostra”


4. BRUNO Pietro di Giuseppe nato a Isola delle Femmine (PA) 18.11.1946 sottoposti ad indagine in ordine ai seguenti reati:
BRUNO Pietro, D'ANNA Salvatore
1) per il delitto di direzione di associazione mafiosa (art. 416 bis, commi I, II, III, IV, VI, 61 n. 6 c. p.) per avere fatto parte dell‟associazione mafiosa "Cosa Nostra", promuovendone, organizzandone e dirigendone le relative illecite attività, e per essersi, insieme, avvalsi della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento ed omertà che ne deriva, per commettere delitti contro la vita, l‟incolumità individuale, la libertà personale,il patrimonio, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o, comunque, il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, di appalti e servizi pubblici, per realizzare profitti e vantaggi ingiusti per sé e gli altri, per intervenire sulle istituzioni e la pubblica amministrazione, e più in particolare: BRUNO Pietro,
per avere diretto le famiglie mafiose di Capaci ed Isola delle Femmine; per avere mantenuto molteplici contatti finalizzati alla gestione degli affari illeciti in tema di estorsioni con esponenti di altri mandamenti mafiosi;
D’ANNA Salvatore
per avere diretto la famiglia mafiosa di Terrasini; per avere mantenuto molteplici contatti finalizzati alla gestione degli affari illeciti in tema di estorsioni con esponenti di altri mandamenti mafiosi;
Con la recidiva specifica , infraquinquennale, reiterata per BRUNO Pietro (art.99 commi 1 e 2 nr. 1 e 2; commi 3, 4 e 6) In Palermo, Capaci, Isola delle Femmine e Terrasini ed altrove fino alla data odierna per BRUNO Pietro a decorrere dal 21.12.2000.  
Ritiene questo Giudice di dover subito ribadire che le acquisizioni istruttorie hanno consentito di ulteriormente delineare l’assetto del mandamento di San Lorenzo – Tommaso Natale, di individuare taluni esponenti di vertice e di accertare l’organico inserimento, in seno a quella articolazione territoriale, di numerosi tra gli odierni indagati.
Con specifico riguardo alla struttura di vertice della famiglia mafiosa di Capaci ed Isola delle Femmine, plurime coerenti acquisizioni danno contezza della persistente appartenenza a cosa nostra di BRUNO Pietro (2) e della funzione direttiva dallo stesso assunta ed in fatto svolta in seno alla suindicata articolazione territoriale del sodalizio mafioso in argomento.  
L’appartenenza di Bruno Pietro alla associazione mafiosa denominata cosa nostra, ed in particolare alla famiglia di Isola delle Femmine (famiglia rientrante nel mandamento di San Lorenzo), è stata affermata con sentenza del G.U.P. di Palermo emessa in data 20.12.000, divenuta irrevocabile il 7.10.2003.  Franzese Francesco, Nuccio Antonino, Pulizzi Gaspare e Spataro Maurizio hanno concordemente indicato Bruno Pietro quale soggetto organico a
cosa nostra.
Franzese ha affermato di avere appreso direttamente da Lo Piccolo Salvatore e Lo Piccolo Sandro che
"Bruno Pietro era il responsabile del territorio di Capaci e Isola delle Femmine" 


Briguglio, BRUNO;MAFIA; ISOLA DELLE FEMMINE, capaci, Catania, Chiappara, COPACABANA, D'Anna, Di Bella, Franzese, LO PICCOLO, MAFIA;Cosa Nostra, Pipitone, pulizzi, Punta Raisi, saracen, Seidita

L’intercettazione del giorno, i nuovi boss di Palermo



L’intercettazione del giorno, i nuovi boss di Palermo


L’intercettazione di oggi è una “ambientale”, inserita nella recentissima ordinanza di misura cautelare emessa nei confronti dell’architetto Liga, ed altri, accusati di essere diventati i nuovi riferimenti sul territorio del clan dei Lo Piccolo. Ecco il testo dell’estratto del documento.
La conoscenza ed il legame professionale fra LIGA Giuseppe e LICALSI Domenico, così come segnalato da TRAPANI Marcello, nonché la vicinanza con soggetti di assoluta fiducia di Salvatore e Sandro LO PICCOLO sono stati riscontrati dal contenuto di diverse conversazioni ambientali intercettate all’interno del “gabbiotto” del cantiere di via G. B. Sant’Angelo (alle spalle di Palazzo Gamma).
Nei predetti colloqui registrati gli interlocutori discutono in merito a soggetti impegnati nell’esecuzione di specifiche opere, quali l’effettuazione di scavi o la realizzazione degli impianti elettrici e/o idraulici.
Nel corso del dialogo intercettato il 5 settembre 2007 fra LICALSI Domenico, LIGA Giuseppe, FASETTI Carlo (Pa, 23.10.1958) e ALAMIA Pietro (Pa, 30.06.1968), allorquando LI CALSI spiegava ai presenti di avere allontanato da un cantiere non identificato un operaio (“ammattonattore”) che era stato segnalato da LIGA  (“no, minchia, me lo ha portato Pippo!” quindi una volta che lo porta…e’ vero?…una volta che lo ha portato!”), quest’ultimo precisava che il dipendente era stato scelto non tanto per sua decisione ma in quanto sponsorizzato da soggetti non menzionati (“…ma no perchè conosco a lui, tu sai chi è che mi…”.), riscontrando in tal modo quella parte della dichiarazione di PULIZZI del 15 febbraio 2008 secondo la quale LO PICCOLO Sandro, avvalendosi della mediazione del LIGA, avrebbe imposto che AIELLO Epifanio eseguisse gli scavi nel cantiere di via Giovanbattista Sant’Angelo.
Nel prosieguo della conversazione gli interlocutori concordavano un incontro per dirimere una contrasto in merito alle modalità di esecuzione dei lavori proprio con CINÀ Pietro, ovvero “Alfa” della missiva catalogata come reperto D22 sequestrata il 5 novembre 2007 la cui identificazione è certa per l’esplicito riferimento alla ditta di impianti elettrici.
Il LIGA spiegava che l’impresa di CINA’ gli era stata imposta (“da una parte fa mala figura con noi…ma c’e’ una cosa ancora piu’ grave…e tu capisci qual’e’…perche’ se tu hai una ditta e devi dare conto e ragione pure ad altri…”), ricordando che alcuni lavori che quest’ultimo aveva eseguito, sebbene inadeguati e scadenti, fossero avvenuti a “titolo gratuito”, riscontrando integralmente quel frammento del “pizzino” D 22 in cui l’estensore ovvero CINA’ riportava a LO PICCOLO Sandro, suo socio di fatto, un’elencazione delle spese sostenute per l’effettuazione di lavori a titolo gratuito a favore di vari soggetti, tra cui anche LIGA.
Il colloquio è rilevante anche in considerazione della presenza di ALAMIA Piero, cugino di LO PICCOLO Sandro, tratto in arresto il 16 gennaio 2008 nell’ambito dell’operazione di P.G. denominato “Addiopizzo”, e condannato alla pena di anni 9 di reclusione con sentenza del GUP del Tribunale di Palermo del 16 luglio 2009 a seguito di celebrazione del giudizio abbreviato, per il delitto di cui all’art. 416 bis c.p., di detenzione di armi nell’interesse dei LO PICCOLO ed estorsione aggravata dal metodo mafioso in quanto persona di assoluta fiducia ed in diretto contatto con lo presudonimo di “Transalp” con i LO PICCOLO.
“”"… omissis…
LIGA: i…primissimi della prossima settimana, dobbiamo concretizzare quell’appuntamento che abbiamo stabilito?
LICALSI: Va bene
LIGA: Ah?
LICALSI: Si, si
LIGA: CI ARRIVI?
LICALSI: (bisbiglia)
LIGA: Lunedì, martedì, mercoledì al massimo, perché poi giovedì, venerdì e sabato non ci sono
LICALSI: Dove sei?
LIGA: Devo andare a Senigallia
LICALSI: Ah, vero, me lo avevi detto…piglia…Carlo!…Gli hai detto niente a…
FASETTI: Che cosa?
LICALSI: …a Pippo!
FASETTI: No, gli ho detto…gli ho accennato che andavo a quell’appuntamento io
LIGA: E lui te lo aveva detto quello che gli avevo detto io a Carlo
LICALSI: Ah?
LIGA: Carlo te lo aveva detto quello che gli avevo detto di dirgli io a La Mantia?
LICALSI: Si! Però, poi siccome…
LIGA: Lui si è preso (inc.)
LICALSI: …si è preso…no, siccome ieri si è preso un impegno che…doveva parlare…nei prossimi tre giorni…
FASETTI: Io…(inc.)
LICALSI: …lui non gli ha detto più niente…giustamente…
LIGA: Hai fatto bene
LICALSI: …eh! Se no! Minchia ma questi sono…vabbè cercano di pigliarla…
LIGA: Vabbè, questo se era ALAMIA, neanche doveva venire da te…
LICALSI: Certo!
LIGA: …a fare discorso del genere
LICALSI: E’ giusto, o no?
FASETTI: No, ma…
LICALSI: Dopo quello che ha fatto, ma tu ti ricordi  che c’era…l’ammattonatore…gli abbiamo levato il lavoro per darglielo a lui
LIGA: Vero è! E infatti…
FASETTI: No, ma…
LICALSI: …GIOACCHINO MI DICE: “MA QUESTO COME MAI…” E IO GLI HO DETTO: “NO, MINCHIA, ME LO HA PORTATO PIPPO!” QUINDI UNA VOLTA CHE LO PORTA…E’ VERO?…UNA VOLTA CHE LO HA PORTATO!
LIGA: “EH PIPPO” …MA NO PERCHE’ CONOSCO A LUI, TU SAI CHI E’ CHE MI…
LICALSI: NO, LO SO…LO SO!
FASETTI: Ma con me qua…non è che…
LIGA: CHE SE QUELLO SAPESSE  UN FATTO DEL GENERE (sorride)
LICALSI: Anzi che prima gli avevamo detto no, vero è? Prima ci avevamo…e poi abbiamo detto va bene””.
“”LIGA: La penna, che io non ce l’ho, avanti
LICALSI: Si, e poi…
LIGA: LA PROSSIMA SETTIMANA…NOI ALTRI DOBBIAMO FARE DUE APPUNTAMENTI, UNO PER…PER CINA’…
LICALSI: MINCHIA BELL’ACQUISTO!
LIGA: …E UN’ALTRO PER… PROBLEMI INTERNI…HAI CAPITO ARMANDO? ””
LICALSI: QUA…IO SEMPRE A DISPOSIZIONE SONO!
LIGA: SEMPRE A DISPOSIZIONE! ””
“”LIGA: che io a forza di prendere caffe’, mi sto prendendo la colite…mi chiama: “te lo puoi prendere un caffe’?” (sorride) e poi e’ sempre amaro!(sorride)””.
“”LIGA: e…all’appuntamento con cina’ ci deve essere presente pure giancarlo…cosi’…e’ venuto ieri per l’altro discorso che tu sai…e…e siccome rispetto a quello che dice…cina,’ e quello che dici tu, la differenza e’…che non quadra, gli ho detto: “mi serve che tu devi trovarti lunedi’ mattina…”
LICALSI: E ANDIAMO A VEDERE UNA COSA!
LIGA: E ANDIAMO A VEDERE UNA COSA!…
LICALSI: PERFETTO!
LIGA: …del resto…tu…devi tutelare…
LICALSI: certo!
LIGA: …quindi meno…si spende…meglio e’ pure per te
LICALSI: certo!
LIGA: ho sbagliato? (ride)
LICALSI: Va bene!
…omissis…
LIGA: giancarlo mi ha detto: “gli ho fatto fare l’illuminazione esterna…la parte elettrica…la’ all’ospedale!
LICALSI: e gli funziona?
LIGA: dice: “abbiamo acceso la mattina e la sera si sono spente tutte cose” (ridono) e lo hanno chiamato d’emergenza
…omissis…
LICALSI: Poi la disorganizzazione, gli sprechi che ci sono stati, che noi altri l’abbiamo visto, vero è?…Di quelli allucinanti
LIGA: Ma questi non sono fatti nostri
LICALSI: Lo so , però!
LIGA: anche se qualcuno dice che sono pure fatti miei (farfuglia)
LICALSI: No, però, vedi che c’è…
FASETTI: Ma uno glielo può dire! Uno ci può dire: “vedi che…”
LICALSI: Si, ma quante volte gli abbiamo parlato…
FASETTI: Quante volte glielo ho detto io
LICALSI: …fino all’ultimo…e gli abbiamo pagato pure…
FASETTI: Quante volte glielo ho detto io…gli ho detto: “deve seguire un lavoro, con persone…”
LICALSI: E io l’ho chiamato…e gli ho detto: (si accavallano le voci)”””.
“””LIGA: SI MA POI VEDI C’E’ UN DOPPIO ASPETTO…
LICALSI: … e io l’ho chiamato…e gli ho detto (si accavallano le voci)
LIGA: …DA UNA PARTE FA MALA FIGURA CON NOI…MA C’E’ UNA COSA ANCORA PIU’ GRAVE…E TU CAPISCI QUAL’E’…PERCHE’ SE TU HAI UNA DITTA E DEVI DARE CONTO E RAGIONE PURE AD ALTRI…
LICALSI: BRAVO!
LIGA: …SE TU MI CONSENTI…MI CAPISCI NO?
FASETTI: CERTO!
LIGA: DEVI FARE TRE VOLTE BUONA FIGURA, CHE A QUELLO…
LICALSI: Io quante volte l’ho chiamato e mi fa…
FASETTI: Anche perché tu e…
LICALSI: …”grazie, grazie” senta…si vada a controllare i lavori che stanno facendo
LIGA: …che poi a me ogni tanto mi mandi…mi mandi…mi fai il bonifico, pero’ anzicche’…di utile essere dieci, e’ tre…la stessa cosa e’?…cioe’…mi hai capito!
…omissis…
LIGA: ma tu lo sai da me che è successo…gli ho detto: “c’ho l’autoclave che non funziona, me lo mandi un picciotto” dice: “ci vuole il motore nuovo” “compralo e mi dici quant’e’” giustamente, il danno era nel motore, la parte elettrica non e’ che l’ha fatta il  fontaniere, quello ha fatto la predisposizione, ha mandato l’elettricista… minchia dopo quarantotto ore non mi lascia con la famiglia la’, senza acqua due giorni, e io meno male che bene o male, ogni tanto il cervello mi cammina, ho fatto un bay pass gli ho mandato…ho dovuto tenere il pozzo acceso, gli ho mandato l’acqua del pozzo direttamente, però mi esce tanto di acqua, perciò io devo allagare un giardino, per avere una giornata d’acqua dentro, perché il…recipiente quello per caduta, l’ho eliminato, perché avevo l’autoclave…
LICALSI: Certo! Appunto
LIGA: …che cazzo ci devo tenere
LICALSI: Giusto!
LIGA: Mi manda a questo, mi cambia il motore e dopo due giorni si brucia di nuovo,anzi prima si stacca la luce, perché mi hanno montato l’interruttore differenziale, che era la metà degli amper di quant’era il motore, cambia questo coso, e si brucia di nuovo il motore, praticamente lo sai che hanno combinato, hanno preso una fase della trifase del pozzo e il negativo del…diciamo della luce normale dal…dall’altro contatore, poi non so che cazzo hanno combinato e hanno cambiato la fase e…all’interno dell’appartamento (inc.)…
FASETTI: Hanno invertito la fase
LIGA: …hanno invertito la fase, quindi ci è arrivata nell’autoclave due fasi, anzicchè positivo e negativo…terzo motore…gli ho detto: “è successo da me…io ci resto male, hai fatto mala figura, ma te lo immagini ti succede da un cliente, che tu bruci tre motori e lasci una famiglia una settimana senz’acqua” perchè una settimana è passata, ha cambiato il primo, il secondo…un danno economico, perché poi arrivato a un certo punto quelli un motore gli pagano, e lui ne ha portati tre, non so se rendo l’idea,  cioè ti rendi conto che è un danno economico, tu quando tu compri tre motori al posto di uno, non è un danno?
…omissis…
LICALSI: Noi siamo arrivati al punto…Pippo…Pippo…noi siamo arrivati al punto che ci telefonavo: “e…Cinà può avvicinare qua al cantiere?…Dove ce li ha i cristiani?” “là, là e là” “si vada a vedere il lavoro che hanno fatto, e che stanno facendo”
LIGA: E allora…
LICALSI: Cioè, glielo devo andare a vedere io il lavoro!
LIGA: …IO L’ALTRO GIORNO…
LICALSI: “ se li vada a vedere”
LIGA: …l’altro giorno…gli ho detto una cosa, all’inizio io mi sono permesso di chiamarmeli a tutti gli ho detto: “gli operai che tu hai mandato da me…sono stati mezza giornata, il lavoro e’ stato mezz’ora, io te lo dico no perche’…a me non me ne fotte un cazzo, tanto tu lo so che gli ope…soldi degli operai non te ne devi prendere, pero’ se era lavoro pagato, era la stessa cosa, non so se rendo l’idea, mezz’ora di lavoro, sono stati tre ore seduti la’ perche’ te l’ho detto…operaio tunisino…e’ giusto, che quello avrebbe piu’ autorizzazione a rubare…
LICALSI: CERTO!
LIGA: rispetto a te” giusto o no (si accavallano le voci) “sono stati tre ore seduti con me a guardare a me che zappavo, invece di andare a lavorare” glielo ho detto, lo sai che mi ha detto: “gli operai me li gestisco io, non tu!” “va bene!” ora l’altro giorno gli ho detto: “scusami, tu mi hai detto l’altra volta cosi’, ora ti lamenti che gli operai che avevi prima…ma cazzo, allora quando gli amici ti avvisano, no perche’ ti vogliono male!”
…omissis…
ALAMIA: PERO’ PROPRIO A TE DARTI QUESTA RISPOSTA, PURE HA SBAGLIATO!
LIGA: MI HA DATO QUESTA RISPOSTA!
ALAMIA: HA SBAGLIATO PURE!
FASETTI: E io quante volte gli dicevo: “Cinà…”
ALAMIA: specialmente minchia…no, se era da altre parti dice: “vabbe’, me li gestisco io” (si accavallano le voci) ma se vengono proprio da te, che tu gli avvisi il bene!
LIGA: tu sai perfettamente che da me una lira non se la doveva prendere, quindi a me che mi interessava, giusto o no?
ALAMIA: Dico se andava da un cliente dice: “vabbè mi gestisco io,  perché gli posso dire statti là e non fare niente” ma se viene da te a fare una cortesia, una cosa, gli dici tu che sono stai mezza giornata seduti, e lui ti dice cosi’,ha sbagliato proprio di qua a…
LIGA: Perché è locco, ha un poco di cretinaggine (farfuglia)
FASETTI: E…gli dicevo: “Cinà…gli faccia avere il materiale, che i cristiani fermi…”””
ALAMIA: PUOI FARLO ANCHE PRESENTE UN DISCORSO DI QUESTO…A DIRE QUESTE DISCUSSIONI!
LIGA: infatti l’amico mio lo sai come la vuole risolvere…l’amico mio lo sai come la vuole risolvere…vuoi sapere che mi ha detto…mi ha detto: “tu ce l’hai un nipote…un fratello…un cugino, che puo’…perche’ lui, non e’ cosa di lui mantenere il controllo di questa cosa…gli e’ stato detto in tutte le salse…perche’ (inc.) lui dei suoi soldi ne puo’ fare quello…li puo’ andare pure a bruciare…
ALAMIA: Eh! Eh! Eh!
LIGA: …MA SICCOME  C’E’ CHI HA INTERESSE…
ALAMIA: Eh! Eh! Eh!
LIGA: …CHE GIUSTAMENTE ANTICIPA…
ALAMIA: Eh! Eh! Eh!
LIGA: …E FA E DICE…
ALAMIA: Eh!
LIGA: …MINCHIA E TU BRUCI SOLDI DEGLI ALTRI (inc.)
ALAMIA: Eh!
LIGA: ma questo lo capisce lui, o no? apparte (inc.) perche’ il primo giancarlo mi ha detto: “guarda quello che mi ha combinato” dice (inc.) cosa da rabbrividire…(inc. si accavallano le voci) seimila euro dodici milioni sono picciotti, non e’ che…
ALAMIA: ma lui non perde mai niente di tasca…
LIGA: …mi hai capito, seimila euro dodici milioni sono!
…omissis…
LIGA: E allora?…me ne vado (inc,)
LICALSI: Ci vediamo alle tre e mezza?
LIGA: Io arrivo verso le quattro meno un quarto…mentre tu ti fa le tue cose…abbiamo appuntamento alle tre
LICALSI: Vabbè, allora arrivo pure io alle quattro meno un quarto…COSI’ VEDIAMO QUESTA COSA…
…omissis…””
I controversi rapporti con CINA’ costituiscono l’argomento della conversazione ambientale registrata fra LIGA Giuseppe, LICALSI Domenico e FASETTI Carlo in data 06.03.2008 nel corso della quale gli interlocutori concordano di interrompere la collaborazione professionale con l’impresa di CINA’, temendo conseguenze giudiziarie nei confronti di quest’ultimo che avrebbero creato loro notevoli problemi (“..se questo cade. e si rompe la testa…sono cazzi pure nostri…giusto o no? “).
Ebbene, CINA’ Pietro è stato tratto in arresto effettivamente il 8 marzo 2008, dunque solo due giorni dopo il predetto colloquio.
LIGA: questa cosa ti raccomando, ti siedi una mezza giornata…
LICALSI: Lo so!
LIGA: …mi fai questo favore…
LICALSI: Però lunedì mattina…
LIGA: (inc.)
LICALSI: …lunedì mattina  vieni a dire…vieni a dire…a Carlo questa situazione
LIGA: Okay!
LICALSI: Perché eventualmente…li assumiamo noi altri…
LIGA: Ai ragazzi?
LICALSI: …e quello…lui, fa la rescissione del contratto (si accavallano le voci) e noi altri quanto gli dobbiamo dare per dire…cinquanta?
LIGA: Si!
LICALSI: gliene diamo sessanta…gliene dobbiamo dare cento…gliene diamo centodieci
LIGA: Armando…è una cosa che non…devi concordare…
LICALSI: Perfetto!
…omissis…
LICALSI: Okay?
LIGA: Una lira da noi altri, non deve uscire!
LICALSI: Si!
LIGA: Il (inc.) deve avere le carte apposto!
LICALSI: E noi altri…
LIGA: L’unica cosa che mi preoccupa è questa
LICALSI: …se…se lunedì mattina è tutto concordato…porta la fattura e gli diamo un assegno, e se lo può andare a scambiare…giusto Carlo?
FASETTI: Certo!
LICALSI: (inc. si accavallano le voci)”””
OMISSIS
LIGA: (inc.) il discorso di…che riguarda quella cosa dell’altro lato
LICALSI: Si!
LIGA: che e’ una cosa…perche’…
LICALSI: (si accavallano le voci) lo so, loro…minchia!
…omissis…
LIGA: no, ti spiego, mentre tu…c’e’ un problema…che siccome usa lui come alibi sia per i fornitori, sia per altre…tu mi capisci
FASETTI: SI!
LIGA: gli ho detto: “tu da li’ ti devi levare di sotto”
FASETTI: CERTO!
LIGA: perche’ se questo fa cosi’, cade…
FASETTI: certo!
LIGA: … e si rompe la testa…sono cazzi pure nostri…giusto o no?
FASETTI: CERTO!
LIGA: questo no, qua e’ un altro paio di maniche, lui e’ in difetto, ci sono le carte, c’e’…
FASETTI: CERTO!
LIGA: …ma perche’ tenere questa cosa cosi…perche’ neanche sa uno a chi tende…giusto? (sorride)
FASETTI: a rischio…
liga: “che stanno facendo?”…ci disegno quello che e’…(farfuglia) (inc.) la documenatazione qua della villa, io vado dal notaio “vi hanno visto firmare” (inc.) la fattura e gli dai i soldi…e ve la fottete voi altri, giusto e’?…e’ da un anno pero’ questa storia!…da quando abbiamo iniziato qua
FASETTI: e lui non lo sa… non… non lo puo’ quantificare, dice che aveva a quello, per quantificarglielo””.
LIGA: Allora, lui dice che gli ha detto: “(inc.) con me” quello invece dice che gli ha detto l’ultima volta: “faccia lei”…
FASETTI: Si!
LIGA: …dice lui, allora gli ho detto: “se ti ha detto faccia lei, tu prendi avanti, intanto te lo prepari…
FASETTI: Certo!
LIGA: …fai tutto il conteggio, tutto quello che ci devi levare, e ci metti la…la firma tua e di lui”
FASETTI: A saldo…deve scrivere
LIGA: A saldo…ora dice: “in maniera tale che risulti…Scalea” (farfuglia) “fai la fattura, che ti diamo i soldi” una lira…tre lire quelli che sono
FASETTI: Certo!
LIGA: Leviamo questa grande immondizia davanti la porta…a parte quel discorso che tu sai, che…hanno pisciato dove…ma perché deve tenere questa cosa ancora così, a maggior ragione, no?…Dice: “io ho avuto da fare…” “e ma questa, vedi che pure urgente è!” quello che non ha capito (sorride) e’ pure urgente…quanto le altre cose…forse di piu’…per i rischi che ci sono…
…omissis…
LIGA: ma lui solo sa come è combinato, non so che dirti…non so che dirti…lui ha due preoccupazioni, quella che si spaventa se lo…
FASETTI: Mh!
liga: …e in più…e a maggior ragione si dovrebbe comportare bene (inc.)
FASETTI: dovrebbe correre! “””
Ancora, assume valore indiziario la conversazione ambientale intercettata in data 28 giugno 2007 presso gli uffici della azienda denominata GIAC Srl., sita a Palermo in piazza Stazione S. Lorenzo nr 15, allorquando LIGA incontrava GIACALONE Giovanni, titolare della predetta ditta, tratto in arresto il 16 gennaio 2008 nell’ambito dell’operazione denominatab “Addiopizzo”, è stato condannato alla pena di anni 9 e mesi 4 di reclusione con sentenza della II Sezione del Tribunale di Palermo del 19 gennaio 2010, per il delitto di cui all’art. 416 bis c.p., in quanto reggente della famiglia di San Lorenzo su diretta designazione dei LO PICCOLO.
Sebbene la conversazione, per la brevità e soprattutto per le cautele prestate dagli interlocutori, non consenta di comprenderne l’argomento, fatta eccezione per il nome di un soggetto “Giancarlo”, identificato dalla P.G. in SEIDITA Giancarlo, reggente del mandamento della Noce-Cruillas, alquanto significativo risulta il fatto che il LIGA, prima di affrontare la discussione, chiedeva rassicurazioni in merito alla riservatezza degli uffici della GIAC, verosimilmente proprio per la delicatezza dei discorsi che i due si apprestavano a fare. Nella circostanza, GIACALONE Giovanni,  preferiva non assumersi la responsabilità di assicurare al suo interlocutore la riservatezza dei suoi uffici. I due quindi uscivano dagli uffici per parlare all’aperto, soffermandosi all’esterno.

http://www.gliitaliani.it/2010/04/lintercettazione-del-giorno-i-nuovi-boss-di-palermo/
  1. L’intercettazione del giorno. Il Gotha L’intercettazione che pubblichiamo oggi è relativa a una delle più grandi operazioni  contro la mafia di questi ultimi dieci anni, il “Gotha”. Questo il risultato del processo: (Adnkronos)
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