Il Professore : ... ... Giova ricordare , peraltro , IL Che Personaggio Il proprietario del bene confiscato , in partiture OCCASIONE delle elezioni sosteneva Amministrativo Il Candidato della lista "Rinascita Isolana " Rosario Rappa .
Visualizzazione post con etichetta di trapani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta di trapani. Mostra tutti i post

martedì 11 gennaio 2011

22 milioni di euro sequestrati al clan Madonia – Di Trapani

22 milioni di euro sequestrati al clan Madonia – Di Trapani

Operazione dei Ros a Palermo

22 milioni di euro sequestrati al clan Madonia – Di Trapani



15 novembre 2010 -  I carabinieri del Ros hanno messo al segno un altro duro colpo alla mafia: beni per 22 milioni di euro, infatti, sono stati sequestrati al clan Madonia-Di Trapani del mandamento di Resuttana, a Palermo.
Sono stati sottratti immobili, imprese ed anche un cavallo da corsa.
Dando esecuzione ai provvedimenti disposti dal Tribunale del capoluogo siciliano, su richiesta del Dipartimento di Criminalità economica della procura, il sequestro è scattato a conclusione di un percorso investigativo che, dopo aver portato all’arresto degli esponenti di spicco dell’organizzazione criminale, compresi i figli del defunto capo mandamento Francesco Madonia, ha consentito ai militari del Raggruppamento operativo speciale, coordinati dai magistrati palermitani, di individuare e sottoporre al provvedimento aziende edili, attività commerciali, quote societarie, abitazioni, terreni, numerose auto e anche un cavallo da corsa di nome “Irak”.

Operazione Rebus/Nel dettaglio i beni sequestrati ai Madonia

Case, terreni, aziende, fabbriche, negozi e un cavallo


15 novembre 2010 -  La cosca dei Madonia-Di Trapani è stata protagonista dell’ascesa dei corleonesi ai vertici di Cosa nostra, tanto che i suoi principali esponenti sono stati giudicati colpevoli degli omicidi di Pio La Torre, del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, (nella foto in alto) dell’imprenditore Libero Grassi e di Antonio Cassarà, nonché del piccolo Giuseppe Di Matteo.
I provvedimenti di sequestro, nell’ambito dell’operazione “Rebus”, hanno interessato un vasto patrimonio nel capoluogo siciliano e nei comuni di Cinisi, Carini e Isola delle Femmine colpendo beni riconducibili ai fratelli Madonia e di  quelli dell’imprenditore Vincenzo Sgadari e di Massimiliano Lo Verde, già raggiunti dagli ordini d’arresto emessi il dicembre 2008 e il 3 aprile 2009, per associazione  intestazione fittizia di beni e altri reati.
Le avevano documentato il perdurante ruolo di vertice famiglia Madonia nelle strategie di Cosa nostra e  della gestione del mandamento di Resuttana, in cui si avvicendati Giovanni Bonanno, Diego Di Trapani e  Genova, designati da Antonino Madonia, in accordo con  Lo Piccolo.
Era stato accertato come prima Francesco morto il 9 marzo 2007, e i figli Antonino, Giuseppe Salvatore, nonché il cognato di quest’ultimo Nicolò Trapani, benché detenuti e sottoposti al regime del 41  avessero continuato a dirigere il clan tramite i periodici colloqui con i congiunti e un fitto scambio di corrispondenza.
Le indagini avevano inoltre evidenziato dell’imprenditore Sgadari nelle dinamiche della strategia  mafiosa, sia per aver svolto il ruolo di intermediario soluzione di una controversia tra Bonanno e Francesco Di  per la gestione della cassa comune della famiglia di Resuttana, sia per essere stato un tramite attraverso il quale i latitanti Salvatore e Sandro Lo Piccolo, a cui comunicavano proprie direttive all’intera organizzazione criminale.
L’indagine patrimoniale, oltre verificare l’entità del patrimonio riconducibile alla famiglia mafiosa, ha consentito di delineare economico-imprenditoriale, alimentato con conferimenti  “sospetta provenienza” nel settore edile, con la realizzazione di fabbricati a uso privato o la costituzione di imprese costruzione per la cessione di immobili, e in  commerciale, mediante la realizzazione di alcuni negozi di vendita al dettaglio.
Accertata anche l’adozione da parte indagati di ricorrenti accorgimenti finalizzati a tutelare patrimoni dell’organizzazione, quali la fittizia intestazione di immobili a incensurati.
I carabinieri del Ros hanno individuato i prestanome del patrimonio occulto delle Madonia-Di Trapani, e la disponibilità Sgadari di complessi residenziali, fabbricati rurali, magazzini e locali commerciali.
In definitiva è stata documentata dettagliatamente le modalità di accumulazione di
ingenti patrimoni illeciti da parte della cosca di Resuttana, confermandone la pervasività nell’economia legale.
L’individuazione dei patrimoni illeciti resta, pertanto, uno degli obiettivi principali della procura distrettuale di Palermo.
Tra i beni sottoposti a sequestro nei confronti di Michele Di Trapani il capitale sociale della “In.tra.l. industria trasformazione legno”, di Giuseppina Di Trapani ”Giuseppina e c. s.n.c.”, con sede a Cinisi; immobili a Palermo in via Casalini, e a Cinisi in via Orlando; un terreno a Cinisi, in contrada Margi-Bonanno; a Vincenzo Sgadari sottratti il capitale sociale della Edilmigliaccio s.r.l. con sede a Palermo; le quote societarie della Pietro Sgadari s.a.s. con sede a Palermo; villino a Carini; villino a Palermo, in via Quasimodo e un cavallo da corsa di nome Irak.


,,,,,,,,l,,,,Madonia,Passaggio dello scoiattolo,D'Arpa,Di Trapani,41 Bis,Bruno
I particolari dell'operazione Rebus

Gli affari del clan gestiti dal 41 bis

15 novembre 2010 -  Le indagini che hanno condotto oggi al sequestro di immobili e aziende per 22 milioni di euro, nell’ambito dell’operazione “Rebus” dei Carabinieri del Ros, hanno documentano il perdurante ruolo di vertice della famiglia mafiosa palermitana dei Madonia nelle strategie di Cosa nostra e l’evoluzione della gestione del mandamento di Resuttana, in cui si erano avvicendati Giovanni Bonanno, Diego Di Trapani e Salvatore Genova, designati da Antonino Madonia, in accordo con Salvatore Lo Piccolo.
Ma, soprattutto, è stato accertato come prima il capo mandamento di Resuttana Francesco Madonia, morto il 9 marzo 2007, e successivamente i figli Antonino, Giuseppe e Salvatore, nonchè il cognato di quest’ultimo Nicolò Di Trapani, benchè detenuti e sottoposti al regime del 41 bis, avessero continuato a dirigere il clan tramite i periodici colloqui con i congiunti e un fitto scambio di corrispondenza.
I beni appartenenti ai boss mafiosi e che sono stati dichiarati falliti possono tornare, grazie ai prestanome, ai legittimi proprietari. È quanto emerge dall’ordinanza di sequestro emessa dal Tribunale Misure di prevenzione di Palermo, che oggi ha portato al sequestro di beni per un valore di oltre 22 milioni di euro riconducibili al clan mafioso Di Trapani-Madonia di Palermo.
In particolare, secondo i magistrati, Massimiliano Lo Verde, ‘picciotto‘ di Cosa nostra, arrestato il 28 novembre del 2008 per concorso esterno in associazione mafiosa, prendendo ordini dal boss mafioso Salvatore Madonia, detenuto al ‘41 bis‘, il carcere duro, si sarebbe intestato alcuni beni del boss, come Bar Sofia e altri immobili, “intestandosene fittiziamente la relativa titolarità, anche attraverso il riacquisto di quelli provenienti da procedure fallimentari instaurate nei confronti dell’esponente mafioso Di Nicolò Trapani”, scrivono i magistrati nell’ordinanza di sequestro.
Per i giudici del Tribunale Misure di prevenzione è “sicuramente condivisibile il giudizio dell’autorità giudiziaria sull’incompatibilita” tra i redditi dichiarati da Lo Verde e dal suo nucleo familiare e l’entità dei mezzi finanziari impiegati per acquistare il Bar Sofia”. L’investimento, effettuato nel settembre 2007, ha richiesto l’impiego di 90.000 euro, “spesi senza ricorrere a contrazione di prestiti o utilizzando i proventi di disinvestimenti immobiliari”.
Quindi per i magistrati è “lecito presumere il ricorso a fondi di natura illecita, tenuto conto dei risultati degli accertamenti sulla capacità economica del nucleo familiare di Lo Verde nel periodo di riferimento (2006-2008)”.
Come scoperto dai Carabinieri del Ros, massimiliano Lo Verde “ha dichiarato un reddito da partecipazione di 6.629 euro sofferto da societa’ e/o impresa nella quale deteneva quote, non contabilizzato poichè non è altrimenti evincibile il suo ripianamento”. Per il biennio 2006-2007 il nucleo familiare di Lo Verde “ha basato il sostentamento su redditi dichiarati complessivamente solo da quest’ultimo e dal fratello Francesco”, scrivono i giudici di Palermo.
Per i magistrati delle Misure di Prevenzione, “nel periodo di interesse Lo Verde ha sicuramente condotto dei negozi giuridici di valore sproporzionato all’entità delle sue entrate finanziarie, tenuto conto anche della sua giovane età”. Questa “sperequazione vale a gettare un’ombra di sospetto sulle acquisizioni patrimoniali ed i valori finanziari entrati nel patrimonio del Lo Verde nel periodo di riferimento”. “Analogo discorso non può farsi per i beni intestati al padre ed alla madre” di Lo Verde.


http://www.youtube.com/watch?v=MnJc9hJxfIo&feature=player_embedded






AEROPORTI: WIND SHEAR, ENAC "STOP POLEMICHE, ORDINEREMO INSTALLAZIONE"

17 novembre 2010 ore 19,30
PALERMO (ITALPRESS) –

“Aspettiamo solo le decisioni dell’Enav. Intanto il sito della ex caserma Nato di Isola delle Femmine rimane in concessione all’ente in modo che, quando la sperimentazione dara’ i risultati auspicati, il congegno sara’ certificato dall’Enac e quindi diventera’ obbligatorio.

La sua installazione a quel punto verra’ ordinata, dall’ente che presiedo, in base alla legge vigente e a pena di commissione di reato di attentato alla sicurezza nei trasporti”. Il presidente dell’Ente nazionale per l’aviazione civile Vito Riggio non ha esitazioni sul sito in cui dovra’ essere installata l’antenna contro il wind shear.

Da mesi infuriano le polemiche tra l’Enac e l’Enav da una parte e il Comune palermitano di Isola delle Femmine dall’altra, nel cui territorio il radar per lo scalo Falcone Borsellino di Palermo dovrebbe essere installato.

“Ho letto una quantita’ di inesattezze alle quali non ho voluto dare risposta, ma e’ stato passato il segno e adesso voglio dare il mio punto di vista”,

dice all’ITALPRESS Riggio.

“In primo luogo – afferma – la scelta del sito dove collocare l’antenna l’ha fatta l’Enav, societa’ che per legge gestisce la navigazione aerea in Italia e responsabile della sicurezza della navigazione”, per tale motivo “qualunque suggerimento riguardo a possibili spostamenti non ha alcun senso logico ne’ giuridico se non e’ accolto dall’Ente nazionale per l’assistenza di volo, il quale ha dimostrato grandissima buona volonta’ visitando diversi luoghi alternativi proposti e trovandoli tutti inadeguati o impossibili per il tipo di lavoro che si deve fare”.

 “E’ quindi ridicolo continuare a proporre siti alternativi in modo pretestuoso o peggio fare riferimento a una mia personale ostinazione – continua il presidente dell’Enac -. Io non sono ostinato, ho il dovere di difendere le prerogative legislative della societa’ che gestisco.

Se accettassimo che incompetenti in materia possano mettere in discussione le decisioni dell’Enac metteremmo a rischio la sicurezza dei cittadini, valore che e’ attribuito all’ente che ho il privilegio di presiedere”. “Per cortesia istituzionale – sottolinea ancora Riggio – ho mandato il parere dell’Istituto Superiore di Sanita’ sulla installazione dell’antenna radar al sindaco di Isola, al presidente della Provincia, e al presidente della Regione, ma da questi politici non mi aspetto alcun parere perche’ non e’ compito loro interferire con la sicurezza del volo.

Il presidente dell’Enac viene eletto con il parere delle Camere e del Presidente della Repubblica io parlo con le Regione per cortesia istituzionale, ma non parlo coi sindaci, e non sara’ ne’ un sindaco ne’ un deputato a distogliermi dal garantire la sicurezza del volo in Italia”. E conclude: “Non c’e’ nessun pericolo per la salute, come ha ribadito il ministero della Salute, unico organo competente in materia, i cui pareri valgono per tutto il Paese senza riserve municipalistiche, che stanno facendo ripiombare l’Italia nello storico anarchismo che impedisce ogni crescita e ogni avanzamento civile”.
Da Isola delle Femmine rigettano “le accuse rivolte alla popolazione ed alle istituzioni locali di essere responsabili della mancanza di sicurezza dello scalo di Palermo”.

Gaspare Portobello, primo cittadino del comune palermitano in cui dovrebbe essere installata l’antenna contro il wind shear a servizio dell’aeroporto Falcone Borsellino, ribadisce la posizione dell’Amministrazione. “Le nostre azioni sono state mosse prima di tutto nell’interesse della salute dei cittadini, in assenza di dimostrazioni scientifiche che escludano effetti nocivi delle onde elettromagnetiche che investirebbero la popolazione per 24 ore al giorno – continua Portobello -. In base al principio di precauzione, non si sarebbe nemmeno dovuto pensare di installare un’antenna simile in prossimita’ di un centro abitato”.

“Abbiamo proposto all’Enac altri siti che non coinvolgessero il centro abitato – conclude Portobello -, li abbiamo informati di nuove tecnologie che in altre parti del mondo hanno permesso di installare la strumentazione dentro il perimetro aeroportuale, ma l’ente non ha mostrato alcuna disponibilita’ a discutere soluzioni alternative”.

(ITALPRESS).

http://www.italpress.com/sicilia/9788/aeroporti-wind-shear-enac-stop-polemiche-ordineremo-installazione-

41 Bis, bruno, Carini, cassarà, CINISI, corleonesi, d'arpa, dalla chiesa, di matteo, di trapani, grassi, ISOLA DELLE FEMMINE, La Torre, LO PICCOLO, madonia, Passaggio dello scoiattolo, ros, sgadari

I ROS sequestrano berni di mafiosi tra Palermo Cinisi e Isola delle Femmine

I ROS sequestrano berni di mafiosi tra Palermo Cinisi e Isola delle Femmine


Le immagini dei beni sequestrati al clan di Resuttana, effettuati a Palermo, Cinisi, Carini e Isola delle Femmine. Il valore del sequestro è pari a 22 milioni di euro.

I carabinieri del ROS sequestrando 35 immobili hanno scoperto una cospicua parte del tesoro di una delle più potenti famiglie mafiose di Palermo: il clan Madonia.
Sono stati sequestrati appartamenti, terreni, esercizi commerciali a Palermo, Cinisi, e Isola delle Femmine. In particolare, è stato posto sotto sequestro il bar Sofia di fronte all’ospedale Villa Sofia di Palermo.
I Madonia ne avrebbero affidato la gestione a Massimiliano Lo Verde. Secondo l’accusa il patrimonio illecito, occultato attraverso una fitta rete di prestanome, era originariamente riconducibile a Francesco Madonia, morto in carcere nel 2007 e a Francesco Di Trapani, morto nel 1992, rispettivamente capo e reggente del mandamento di Resuttana.
Secondo l’accusa Antonino Madonia, nonostante fosse detenuto al 41 bis avrebbe impartito ordini a Maria Angela Di Trapani, moglie di suo fratello Salvatore, su come investire i soldi del clan. “L’operazione colpisce una delle famiglie che hanno fatto la storia di Cosa nostra – spiega il procuratore aggiunto Roberto Scarpinato – Una famiglia che ha dimostrato di avere una grande capacita’ finanziaria. Siamo convinti, e su questo le indagini proseguono, che i beni sequestrati oggi siano solo una parte del patrimonio dei Madonia“.
In una conferenza stampa Scarpinato ha criticato alcuni provvedimenti sullo scudo fiscale, attraverso il quale il governo proverà a far rientrare i capitali detenuti all’estero.
Secondo il magistrato infatti i boss spaccerebbero i capitali mafiosi per evasione tributaria. “Non entro nel merito del provvedimento – conclude - ma si poteva strutturare meglio in modo che accanto alla necessita’ per lo Stato di fare cassa venisse garantita la lotta al riciclaggio dei capitali sporchi“.

I sequestri hanno interessato, dall'alba di lunedì, il capoluogo siciliano e i comuni di Cinisi, Carini e Isola delle Femmine. Alcuni dei beni appartengono agli imprenditori Vincenzo Sgadari e Massimiliano Lo Verde, già raggiunti dagli ordini di arresto emessi il 5 dicembre 2008 e il 3 aprile 2009 per associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni e altri reati.
I Madonia erano stabilmente al vertice di Cosa Nostra: il leader Francesco era morto il 9 marzo 2007, ma i figli Antonino, Giuseppe e Salvatore, e il cognato di quest’ultimo Nicolò Di Trapani, benchè detenuti e sottoposti al regime del 41 bis, continuavano a gestire gli affari mafiosi.


Mafia: sequestro ai Madonia, la famiglia che uccise Dalla Chiesa e Libero Grassi

Bloccato patrimonio da 22 milioni: tra i beni immobili, aziende edili, imprese e un cavallo chiamato Irak


PALERMO - I carabinieri dei Ros hanno sequestrato beni per un valore complessivo di 22 milioni di euro, riconducibili a Cosa nostra, in particolare alla famiglia mafiosa Madonia-Di Trapani, del mandamento di Resuttana. I provvedimenti di sequestro, disposti dal Tribunale di Palermo, giungono a conclusione di indagini che avevano portato all'arresto degli esponenti di spicco dell'organizzazione mafiosa, ad iniziare dai figli del capo mandamento Francesco Madonia, deceduto. Sotto sequestro, su richiesta della Procura distrettuale - Dipartimento di Criminalità Economica, sono finiti terreni, aziende edili, attività commerciali, quote societarie, abitazioni, numerose auto e persino un cavallo da corsa chiamato Irak.
La famiglia Madonia - Di Trapani è stata protagonista dell'ascesa dei corleonesi ai vertici di Cosa nostra tanto che i suoi principali esponenti sono stati giudicati colpevoli, insieme ad altri, degli omicidi di Pio La Torre, del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, dell'imprenditore Libero Grassi, del vice questore Ninni Cassarà e del piccolo Giuseppe di Matteo. I provvedimenti di sequestro sono stati eseguiti nel capoluogo siciliano e nei comuni di Cinisi, Carini, Isola delle Femmine ed hanno riguardato il patrimonio riconducibile ai fratelli Madonia e Di Trapani, quello dell'imprenditore Vincenzo Sgadari e di Massimiliano Lo Verde, raggiunti in passato da ordinanze per associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni ed altri reati. Le indagini hanno documentato il ruolo di vertice della famiglia Madonia nelle strategie di cosa nostra e l'evoluzione della gestione del mandamento di Resuttana, in cui si erano avvicendati Giovanni Bonanno, Diego Di Trapani e Salvatore Genova, designati da Antonino Madonia in accordo con Salvatore Lo Piccolo.
Gli investigatori hanno accertato come i Madonia, benché detenuti e sottoposti al regime del 41 bis, avessero continuato a dirigere l'organizzazione, tramite i periodici colloqui con i familiari ed un fitto scambio di corrispondenza. Inoltre sarebbe stato evidenziato l'inserimento dell'imprenditore Sgadari nelle dinamiche della struttura mafiosa, sia perché avrebbe svolto il ruolo di intermediario nella soluzione di una controversia tra Giovanni Bonanno e Francesco di Pace, per la gestione della cassa comune della famiglia mafiosa di Resuttana, sia perché avrebbe svolto un ruolo di tramite con i latitanti Salvatore e Sandro lo Piccolo. L'indagine, oltre a verificare l'entità del patrimonio riconducibile alla famiglia mafiosa, ha consentito di delineare l'asse economico-imprenditoriale, alimentato con conferimenti di «sospetta provenienza» nel settore edile, con la realizzazione di fabbricati ad uso privato o la costituzione di imprese di costruzione per la cessione di immobili, ed in quello commerciale, mediante la realizzazione di alcuni negozi di vendita al dettaglio. L'attività ha accertato l'adozione da parte degli indagati di ricorrenti accorgimenti finalizzati a dissimulare i patrimoni illecitamente accumulati dall'organizzazione, quali la fittizia intestazione di immobili in favore di persone incensurate, nei cui confronti è stata dimostrata l'inspiegabile crescita economica e la ridotta capacità imprenditoriale, comunque non sufficiente a giustificare l'avvio e la gestione di numerose attività commerciali.
In particolare, secondo quanto reso noto dagli inquirenti, «le risultanze investigative di natura bancaria e patrimoniale hanno consentito ai militari del Ros di individuare i prestanome del patrimonio occulto delle famiglie Madonia-Di Trapani, e la disponibilità in capo all'imprenditore Sgadari di complessi residenziali, fabbricati rurali, terreni magazzini e locali commerciali. L'indagine patrimoniale ha documentato dettagliatamente le modalità di accumulazione di ingenti patrimoni illeciti da parte della famiglia di Resuttana, confermandone la pervasività nell'economia legale». «L'individuazione e l'apprensione dei beni di origine illecita - concludono gli inquirenti - si conferma, pertanto, uno degli obiettivi primari dell'attività della Procura distrettuale di Palermo, per depotenziare le organizzazioni di matrice mafiosa e limitarne la pericolosa forza economica».
«Il sequestro dei beni riconducibili alla famiglia mafiosa Madonia-Di Trapani costituisce un altro duro colpo alla mafia, colpita negli interessi economici illeciti che ne costituiscono il principale sostegno. - dice il sindaco di palermo, Diego Cammarata - Il cammino verso la liberazione dal giogo mafioso, a Palermo come in Sicilia, diventa ogni giorno meno difficile e questo grazie allo straordinario impegno delle forze dell’ordine e della magistratura che sono riuscite, in questa occasione, a sequestrare beni per oltre venti milioni di euro frutto dell’illecito arricchimento di un gruppo criminale che ha fatto parte del gotha della mafia. A quanti rendono possibile risultati come quello odierno, sempre più frequenti e sempre più significativi, va il mio ringraziamento insieme a quello di quanti – istituzioni ma anche semplici cittadini – sono impegnati quotidianamente nell’affermazione dei valori di legalità», conclude il sindaco Cammarata.
Fonte Italpress
15 novembre 2010

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2010/15-novembre-2010/mafia-sequestro-22-milioni-cosca-madonia-di-trapani-1804171279466.shtml
 
15/11/2010 -

Al 41 bis ma dirigevano i clan

Le indagini del Ros a Palermo. I Madonia e Nicolò Di Trapani avrebbero gestito gli affari tramite i periodici colloqui con i familiari e un fitto scambio di corrispondenza


PALERMO. I sequestri sono stati effettuati a Palermo e nei comuni di Cinisi, Carini e Isola delle Femmine. Il patrimonio finito sotto i sigilli è riconducibile ai fratelli Madonia e Di Trapani, all'imprenditori Vincenzo Sgadari e a Massimiliano Lo Verde, già raggiunti da ordinanze di custodia cautelare emesse il 5 dicembre 2008 e il 3 aprile 2009, per associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni e altri reati.  
Le indagini hanno documentato il ruolo di vertice della famiglia Madonia nelle strategie di Cosa nostra e l'evoluzione della gestione del mandamento di Resuttana, in cui si erano avvicendati Giovanni Bonanno, Diego Di Trapani e Salvatore Genova, designati da Antonino Madonia in accordo con Salvatore Lo Piccolo, all'epoca principale esponente della mafia palermitana. Secondo quanto accertato dalle indagini, Francesco Madonia (deceduto nel marzo di tre anni fa), i figli Antonino, Giuseppe e Salvatore, e il cognato di quest'ultimo, Nicolò Di Trapani, nonostante fossero sottoposti al regime del 41 bis, continuavano a dirigere il clan, tramite i periodici colloqui con i familiari e un fitto scambio di corrispondenza.  
Per quanto riguarda Sgadari, l'imprenditore ha svolto il ruolo di intermediario nella soluzione di una controversia tra Giovanni Bonanno e Francesco Di Pace, per la gestione della cassa comune della famiglia mafiosa di Resuttana, e sarebbe stato un tramite attraverso il quale i latitanti Salvatore e Sandro Lo Piccolo, comunicavano le proprie direttive all'intera organizzazione criminale. Sgadari era anche l'intestatario di complessi residenziali, fabbricati rurali, terreni magazzini e locali commerciali.

 http://www.gds.it/gds/sezioni/cronache/dettaglio/articolo/gdsid/135428/

COMMISSARIATO BENI CONFISCATI ALLA MAFIA



Sequestro beni indagine Rebus. Palermo: i carabinieri del R.O.S. hanno eseguito il sequestro di beni per un valore di circa 15 milioni di euro .
Sequestrati beni per 10 milioni di euro all’ex consigliere regionale Crea Pignatone: «Il sequestro è frutto di scrupolose indagini avviate nel 2001»
Sequestrati i beni a Mimmo Crea per svariati milioni di euro Melito di Porto Salvo, sequestrati beni per oltre 10 milioni di euro a Domenico Crea
‘Ndrangheta: beni per tre milioni di euro sequestrati dalla DIA di Catanzaro.
“Ndrangheta: Operazione “Shark”, 25 gli arresti eseguiti nella Locride, decimato il clan dei Cordì
Operazione della Dia nel Sud Milano: così la ‘ndrangheta ha provato a mettere le mani sul castello di Cusago
Guardia di Finanza : Sequestrati beni alla ‘ndrangheta per 2 milioni di euro.
Lo Giudice. Sequestrati beni per circa 14 milioni di euro

http://www.melitoonline.it/2009/10/23/palermo-sequestrati-alla-mafia-beni-per-oltre-2-milioni-di-euro/

*Candidato alle elezioni amministrative anche un nipote del boss
*Consiglio Comunale Isola delle Femmine "infiltrazioni mafiose nella Pubblica Amministrazione"
*Bilancio di previsione 2010 proroga al 30 giugno
*La solidarietà dalle Valle dei Templi
*Isola Ecologica di Isola finanziata dalla C.E., Ditta Zuccarello, AL.TA. Borgetto, ATO/PA1? Dr. Croce, Bruno, geologo Cutino,Puglisi, Ing. Francavilla Arch Licata, M.A.M. s.n.c., geom Dionisi.........
*CONSULENZE e..............
*I PACCHI DELL'AMBIENTALISTA rosso-verde-arancione
*M.A.M. s.n.c. PALazzotto Pizzerie verde e Isola ecologiche
*M.A.M. s.n.c. Progetto di Variante ed Elezioni Amministrative *Consiglio Comunale Su ATO rifiuti e Ripubblicizzazione Acqua Bene Comune
*Angela Corica
*LA CRICCA DEGLI APPALTI
*La munnezza di Isola delle Femmine vale tanto oro quanto pesa
*DELIBERE DELLA GIUNTA PORTOBELLO 2010
*DELIBERE CONSIGLIO COMUNALE
*Rapporto ecomafia 2008 - Sicilia, ciclo dei rifiuti, la monnezza è “Cosa Nostra”
*Controllo su atti Enti Locali Circolari e Legge Regionale 44/1991
*U.R.P. Isola delle Femmine inadempiente pag 7
*Ingegnere Francavilla Stefano
*APPROVATI CANTIERI DI LAVORO
*Ingegnere Lascari Gioacchino
*Ingegnere Lascari Gioacchino Scalici
*C.E n.03-2010 - Enea Orazio Ing Lascari
*Consulenti Geologi Eletti
*Dr. Marcello Cutino geologo
*Cutino dr. Marcello Pet-coke Portobello DIMISSIONI
*Minagra dr. Vincenzo Biologo
*Minagra dr. Vincenzo Consulente ambientale del Sindaco Portobello
*Le acque d’oro di Ambiente e Sicurezza Dr. Minagra
*Vincenzo dr. Minagra Pet-coke Cutino Portobello
*I COSTI DELLA POLITICA INCARICHI DIRIGENZIALI A LAVORATORI PRECARI
*Vigilanza e controllo degli enti locali - Ufficio ispettivo

*ISOLA ecologica PIANO Levante CANTIERI lavoro M.A.M. Pizzerie e........
*APPROVATI CANTIERI DI LAVORO
*Cantiere Lavoro all’isola ecologica
*Isola ecologica
*Architetto Licata Geologo Cutino Incaricati di……
*Architetto Licata
*Restauro Torre



22 milioni di euro, Beni sequestrati, bruno, carabinieri ros, Carini, Carollo, COPACABANA, CUTINO, d'arpa, dda, di trapani, DIONISI, IMPASTATO, ISOLA DELLE FEMMINE, madonia, Palazzotto, POMIERO

domenica 9 gennaio 2011

I ROS sequestrano berni di mafiosi tra Palermo Cinisi e Isola delle Femmine

I ROS sequestrano berni di mafiosi tra Palermo Cinisi e Isola delle Femmine


Le immagini dei beni sequestrati al clan di Resuttana, effettuati a Palermo, Cinisi, Carini e Isola delle Femmine. Il valore del sequestro è pari a 22 milioni di euro.

I carabinieri del ROS sequestrando 35 immobili hanno scoperto una cospicua parte del tesoro di una delle più potenti famiglie mafiose di Palermo: il clan Madonia.
Sono stati sequestrati appartamenti, terreni, esercizi commerciali a Palermo, Cinisi, e Isola delle Femmine. In particolare, è stato posto sotto sequestro il bar Sofia di fronte all’ospedale Villa Sofia di Palermo.
I Madonia ne avrebbero affidato la gestione a Massimiliano Lo Verde. Secondo l’accusa il patrimonio illecito, occultato attraverso una fitta rete di prestanome, era originariamente riconducibile a Francesco Madonia, morto in carcere nel 2007 e a Francesco Di Trapani, morto nel 1992, rispettivamente capo e reggente del mandamento di Resuttana.
Secondo l’accusa Antonino Madonia, nonostante fosse detenuto al 41 bis avrebbe impartito ordini a Maria Angela Di Trapani, moglie di suo fratello Salvatore, su come investire i soldi del clan. “L’operazione colpisce una delle famiglie che hanno fatto la storia di Cosa nostra – spiega il procuratore aggiunto Roberto Scarpinato – Una famiglia che ha dimostrato di avere una grande capacita’ finanziaria. Siamo convinti, e su questo le indagini proseguono, che i beni sequestrati oggi siano solo una parte del patrimonio dei Madonia“.
In una conferenza stampa Scarpinato ha criticato alcuni provvedimenti sullo scudo fiscale, attraverso il quale il governo proverà a far rientrare i capitali detenuti all’estero.
Secondo il magistrato infatti i boss spaccerebbero i capitali mafiosi per evasione tributaria. “Non entro nel merito del provvedimento – conclude - ma si poteva strutturare meglio in modo che accanto alla necessita’ per lo Stato di fare cassa venisse garantita la lotta al riciclaggio dei capitali sporchi“.

I sequestri hanno interessato, dall'alba di lunedì, il capoluogo siciliano e i comuni di Cinisi, Carini e Isola delle Femmine. Alcuni dei beni appartengono agli imprenditori Vincenzo Sgadari e Massimiliano Lo Verde, già raggiunti dagli ordini di arresto emessi il 5 dicembre 2008 e il 3 aprile 2009 per associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni e altri reati.
I Madonia erano stabilmente al vertice di Cosa Nostra: il leader Francesco era morto il 9 marzo 2007, ma i figli Antonino, Giuseppe e Salvatore, e il cognato di quest’ultimo Nicolò Di Trapani, benchè detenuti e sottoposti al regime del 41 bis, continuavano a gestire gli affari mafiosi.


Mafia: sequestro ai Madonia, la famiglia che uccise Dalla Chiesa e Libero Grassi

Bloccato patrimonio da 22 milioni: tra i beni immobili, aziende edili, imprese e un cavallo chiamato Irak


PALERMO - I carabinieri dei Ros hanno sequestrato beni per un valore complessivo di 22 milioni di euro, riconducibili a Cosa nostra, in particolare alla famiglia mafiosa Madonia-Di Trapani, del mandamento di Resuttana. I provvedimenti di sequestro, disposti dal Tribunale di Palermo, giungono a conclusione di indagini che avevano portato all'arresto degli esponenti di spicco dell'organizzazione mafiosa, ad iniziare dai figli del capo mandamento Francesco Madonia, deceduto. Sotto sequestro, su richiesta della Procura distrettuale - Dipartimento di Criminalità Economica, sono finiti terreni, aziende edili, attività commerciali, quote societarie, abitazioni, numerose auto e persino un cavallo da corsa chiamato Irak.
La famiglia Madonia - Di Trapani è stata protagonista dell'ascesa dei corleonesi ai vertici di Cosa nostra tanto che i suoi principali esponenti sono stati giudicati colpevoli, insieme ad altri, degli omicidi di Pio La Torre, del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, dell'imprenditore Libero Grassi, del vice questore Ninni Cassarà e del piccolo Giuseppe di Matteo. I provvedimenti di sequestro sono stati eseguiti nel capoluogo siciliano e nei comuni di Cinisi, Carini, Isola delle Femmine ed hanno riguardato il patrimonio riconducibile ai fratelli Madonia e Di Trapani, quello dell'imprenditore Vincenzo Sgadari e di Massimiliano Lo Verde, raggiunti in passato da ordinanze per associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni ed altri reati. Le indagini hanno documentato il ruolo di vertice della famiglia Madonia nelle strategie di cosa nostra e l'evoluzione della gestione del mandamento di Resuttana, in cui si erano avvicendati Giovanni Bonanno, Diego Di Trapani e Salvatore Genova, designati da Antonino Madonia in accordo con Salvatore Lo Piccolo.
Gli investigatori hanno accertato come i Madonia, benché detenuti e sottoposti al regime del 41 bis, avessero continuato a dirigere l'organizzazione, tramite i periodici colloqui con i familiari ed un fitto scambio di corrispondenza. Inoltre sarebbe stato evidenziato l'inserimento dell'imprenditore Sgadari nelle dinamiche della struttura mafiosa, sia perché avrebbe svolto il ruolo di intermediario nella soluzione di una controversia tra Giovanni Bonanno e Francesco di Pace, per la gestione della cassa comune della famiglia mafiosa di Resuttana, sia perché avrebbe svolto un ruolo di tramite con i latitanti Salvatore e Sandro lo Piccolo. L'indagine, oltre a verificare l'entità del patrimonio riconducibile alla famiglia mafiosa, ha consentito di delineare l'asse economico-imprenditoriale, alimentato con conferimenti di «sospetta provenienza» nel settore edile, con la realizzazione di fabbricati ad uso privato o la costituzione di imprese di costruzione per la cessione di immobili, ed in quello commerciale, mediante la realizzazione di alcuni negozi di vendita al dettaglio. L'attività ha accertato l'adozione da parte degli indagati di ricorrenti accorgimenti finalizzati a dissimulare i patrimoni illecitamente accumulati dall'organizzazione, quali la fittizia intestazione di immobili in favore di persone incensurate, nei cui confronti è stata dimostrata l'inspiegabile crescita economica e la ridotta capacità imprenditoriale, comunque non sufficiente a giustificare l'avvio e la gestione di numerose attività commerciali.
In particolare, secondo quanto reso noto dagli inquirenti, «le risultanze investigative di natura bancaria e patrimoniale hanno consentito ai militari del Ros di individuare i prestanome del patrimonio occulto delle famiglie Madonia-Di Trapani, e la disponibilità in capo all'imprenditore Sgadari di complessi residenziali, fabbricati rurali, terreni magazzini e locali commerciali. L'indagine patrimoniale ha documentato dettagliatamente le modalità di accumulazione di ingenti patrimoni illeciti da parte della famiglia di Resuttana, confermandone la pervasività nell'economia legale». «L'individuazione e l'apprensione dei beni di origine illecita - concludono gli inquirenti - si conferma, pertanto, uno degli obiettivi primari dell'attività della Procura distrettuale di Palermo, per depotenziare le organizzazioni di matrice mafiosa e limitarne la pericolosa forza economica».
«Il sequestro dei beni riconducibili alla famiglia mafiosa Madonia-Di Trapani costituisce un altro duro colpo alla mafia, colpita negli interessi economici illeciti che ne costituiscono il principale sostegno. - dice il sindaco di palermo, Diego Cammarata - Il cammino verso la liberazione dal giogo mafioso, a Palermo come in Sicilia, diventa ogni giorno meno difficile e questo grazie allo straordinario impegno delle forze dell’ordine e della magistratura che sono riuscite, in questa occasione, a sequestrare beni per oltre venti milioni di euro frutto dell’illecito arricchimento di un gruppo criminale che ha fatto parte del gotha della mafia. A quanti rendono possibile risultati come quello odierno, sempre più frequenti e sempre più significativi, va il mio ringraziamento insieme a quello di quanti – istituzioni ma anche semplici cittadini – sono impegnati quotidianamente nell’affermazione dei valori di legalità», conclude il sindaco Cammarata.
Fonte Italpress
15 novembre 2010

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2010/15-novembre-2010/mafia-sequestro-22-milioni-cosca-madonia-di-trapani-1804171279466.shtml
 
15/11/2010 -

Al 41 bis ma dirigevano i clan

Le indagini del Ros a Palermo. I Madonia e Nicolò Di Trapani avrebbero gestito gli affari tramite i periodici colloqui con i familiari e un fitto scambio di corrispondenza


PALERMO. I sequestri sono stati effettuati a Palermo e nei comuni di Cinisi, Carini e Isola delle Femmine. Il patrimonio finito sotto i sigilli è riconducibile ai fratelli Madonia e Di Trapani, all'imprenditori Vincenzo Sgadari e a Massimiliano Lo Verde, già raggiunti da ordinanze di custodia cautelare emesse il 5 dicembre 2008 e il 3 aprile 2009, per associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni e altri reati.  
Le indagini hanno documentato il ruolo di vertice della famiglia Madonia nelle strategie di Cosa nostra e l'evoluzione della gestione del mandamento di Resuttana, in cui si erano avvicendati Giovanni Bonanno, Diego Di Trapani e Salvatore Genova, designati da Antonino Madonia in accordo con Salvatore Lo Piccolo, all'epoca principale esponente della mafia palermitana. Secondo quanto accertato dalle indagini, Francesco Madonia (deceduto nel marzo di tre anni fa), i figli Antonino, Giuseppe e Salvatore, e il cognato di quest'ultimo, Nicolò Di Trapani, nonostante fossero sottoposti al regime del 41 bis, continuavano a dirigere il clan, tramite i periodici colloqui con i familiari e un fitto scambio di corrispondenza.  
Per quanto riguarda Sgadari, l'imprenditore ha svolto il ruolo di intermediario nella soluzione di una controversia tra Giovanni Bonanno e Francesco Di Pace, per la gestione della cassa comune della famiglia mafiosa di Resuttana, e sarebbe stato un tramite attraverso il quale i latitanti Salvatore e Sandro Lo Piccolo, comunicavano le proprie direttive all'intera organizzazione criminale. Sgadari era anche l'intestatario di complessi residenziali, fabbricati rurali, terreni magazzini e locali commerciali.

 http://www.gds.it/gds/sezioni/cronache/dettaglio/articolo/gdsid/135428/

COMMISSARIATO BENI CONFISCATI ALLA MAFIA



Sequestro beni indagine Rebus. Palermo: i carabinieri del R.O.S. hanno eseguito il sequestro di beni per un valore di circa 15 milioni di euro .
Sequestrati beni per 10 milioni di euro all’ex consigliere regionale Crea Pignatone: «Il sequestro è frutto di scrupolose indagini avviate nel 2001»
Sequestrati i beni a Mimmo Crea per svariati milioni di euro Melito di Porto Salvo, sequestrati beni per oltre 10 milioni di euro a Domenico Crea
‘Ndrangheta: beni per tre milioni di euro sequestrati dalla DIA di Catanzaro.
“Ndrangheta: Operazione “Shark”, 25 gli arresti eseguiti nella Locride, decimato il clan dei Cordì
Operazione della Dia nel Sud Milano: così la ‘ndrangheta ha provato a mettere le mani sul castello di Cusago
Guardia di Finanza : Sequestrati beni alla ‘ndrangheta per 2 milioni di euro.
Lo Giudice. Sequestrati beni per circa 14 milioni di euro

http://www.melitoonline.it/2009/10/23/palermo-sequestrati-alla-mafia-beni-per-oltre-2-milioni-di-euro/

*Candidato alle elezioni amministrative anche un nipote del boss
*Consiglio Comunale Isola delle Femmine "infiltrazioni mafiose nella Pubblica Amministrazione"
*Bilancio di previsione 2010 proroga al 30 giugno
*La solidarietà dalle Valle dei Templi
*Isola Ecologica di Isola finanziata dalla C.E., Ditta Zuccarello, AL.TA. Borgetto, ATO/PA1? Dr. Croce, Bruno, geologo Cutino,Puglisi, Ing. Francavilla Arch Licata, M.A.M. s.n.c., geom Dionisi.........
*CONSULENZE e..............
*I PACCHI DELL'AMBIENTALISTA rosso-verde-arancione
*M.A.M. s.n.c. PALazzotto Pizzerie verde e Isola ecologiche
*M.A.M. s.n.c. Progetto di Variante ed Elezioni Amministrative *Consiglio Comunale Su ATO rifiuti e Ripubblicizzazione Acqua Bene Comune
*Angela Corica
*LA CRICCA DEGLI APPALTI
*La munnezza di Isola delle Femmine vale tanto oro quanto pesa
*DELIBERE DELLA GIUNTA PORTOBELLO 2010
*DELIBERE CONSIGLIO COMUNALE
*Rapporto ecomafia 2008 - Sicilia, ciclo dei rifiuti, la monnezza è “Cosa Nostra”
*Controllo su atti Enti Locali Circolari e Legge Regionale 44/1991
*U.R.P. Isola delle Femmine inadempiente pag 7
*Ingegnere Francavilla Stefano
*APPROVATI CANTIERI DI LAVORO
*Ingegnere Lascari Gioacchino
*Ingegnere Lascari Gioacchino Scalici
*C.E n.03-2010 - Enea Orazio Ing Lascari
*Consulenti Geologi Eletti
*Dr. Marcello Cutino geologo
*Cutino dr. Marcello Pet-coke Portobello DIMISSIONI
*Minagra dr. Vincenzo Biologo
*Minagra dr. Vincenzo Consulente ambientale del Sindaco Portobello
*Le acque d’oro di Ambiente e Sicurezza Dr. Minagra
*Vincenzo dr. Minagra Pet-coke Cutino Portobello
*I COSTI DELLA POLITICA INCARICHI DIRIGENZIALI A LAVORATORI PRECARI
*Vigilanza e controllo degli enti locali - Ufficio ispettivo

*ISOLA ecologica PIANO Levante CANTIERI lavoro M.A.M. Pizzerie e........
*APPROVATI CANTIERI DI LAVORO
*Cantiere Lavoro all’isola ecologica
*Isola ecologica
*Architetto Licata Geologo Cutino Incaricati di……
*Architetto Licata
*Restauro Torre



22 milioni di euro, Beni sequestrati, bruno, carabinieri ros, Carini, Carollo, COPACABANA, CUTINO, d'arpa, dda, di trapani, DIONISI, IMPASTATO, ISOLA DELLE FEMMINE, madonia, Palazzotto, POMIERO

22 milioni di euro sequestrati al clan Madonia – Di Trapani

22 milioni di euro sequestrati al clan Madonia – Di Trapani

Operazione dei Ros a Palermo

22 milioni di euro sequestrati al clan Madonia – Di Trapani



15 novembre 2010 -  I carabinieri del Ros hanno messo al segno un altro duro colpo alla mafia: beni per 22 milioni di euro, infatti, sono stati sequestrati al clan Madonia-Di Trapani del mandamento di Resuttana, a Palermo.
Sono stati sottratti immobili, imprese ed anche un cavallo da corsa.
Dando esecuzione ai provvedimenti disposti dal Tribunale del capoluogo siciliano, su richiesta del Dipartimento di Criminalità economica della procura, il sequestro è scattato a conclusione di un percorso investigativo che, dopo aver portato all’arresto degli esponenti di spicco dell’organizzazione criminale, compresi i figli del defunto capo mandamento Francesco Madonia, ha consentito ai militari del Raggruppamento operativo speciale, coordinati dai magistrati palermitani, di individuare e sottoporre al provvedimento aziende edili, attività commerciali, quote societarie, abitazioni, terreni, numerose auto e anche un cavallo da corsa di nome “Irak”.

Operazione Rebus/Nel dettaglio i beni sequestrati ai Madonia

Case, terreni, aziende, fabbriche, negozi e un cavallo


15 novembre 2010 -  La cosca dei Madonia-Di Trapani è stata protagonista dell’ascesa dei corleonesi ai vertici di Cosa nostra, tanto che i suoi principali esponenti sono stati giudicati colpevoli degli omicidi di Pio La Torre, del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, (nella foto in alto) dell’imprenditore Libero Grassi e di Antonio Cassarà, nonché del piccolo Giuseppe Di Matteo.
I provvedimenti di sequestro, nell’ambito dell’operazione “Rebus”, hanno interessato un vasto patrimonio nel capoluogo siciliano e nei comuni di Cinisi, Carini e Isola delle Femmine colpendo beni riconducibili ai fratelli Madonia e di  quelli dell’imprenditore Vincenzo Sgadari e di Massimiliano Lo Verde, già raggiunti dagli ordini d’arresto emessi il dicembre 2008 e il 3 aprile 2009, per associazione  intestazione fittizia di beni e altri reati.
Le avevano documentato il perdurante ruolo di vertice famiglia Madonia nelle strategie di Cosa nostra e  della gestione del mandamento di Resuttana, in cui si avvicendati Giovanni Bonanno, Diego Di Trapani e  Genova, designati da Antonino Madonia, in accordo con  Lo Piccolo.
Era stato accertato come prima Francesco morto il 9 marzo 2007, e i figli Antonino, Giuseppe Salvatore, nonché il cognato di quest’ultimo Nicolò Trapani, benché detenuti e sottoposti al regime del 41  avessero continuato a dirigere il clan tramite i periodici colloqui con i congiunti e un fitto scambio di corrispondenza.
Le indagini avevano inoltre evidenziato dell’imprenditore Sgadari nelle dinamiche della strategia  mafiosa, sia per aver svolto il ruolo di intermediario soluzione di una controversia tra Bonanno e Francesco Di  per la gestione della cassa comune della famiglia di Resuttana, sia per essere stato un tramite attraverso il quale i latitanti Salvatore e Sandro Lo Piccolo, a cui comunicavano proprie direttive all’intera organizzazione criminale.
L’indagine patrimoniale, oltre verificare l’entità del patrimonio riconducibile alla famiglia mafiosa, ha consentito di delineare economico-imprenditoriale, alimentato con conferimenti  “sospetta provenienza” nel settore edile, con la realizzazione di fabbricati a uso privato o la costituzione di imprese costruzione per la cessione di immobili, e in  commerciale, mediante la realizzazione di alcuni negozi di vendita al dettaglio.
Accertata anche l’adozione da parte indagati di ricorrenti accorgimenti finalizzati a tutelare patrimoni dell’organizzazione, quali la fittizia intestazione di immobili a incensurati.
I carabinieri del Ros hanno individuato i prestanome del patrimonio occulto delle Madonia-Di Trapani, e la disponibilità Sgadari di complessi residenziali, fabbricati rurali, magazzini e locali commerciali.
In definitiva è stata documentata dettagliatamente le modalità di accumulazione di
ingenti patrimoni illeciti da parte della cosca di Resuttana, confermandone la pervasività nell’economia legale.
L’individuazione dei patrimoni illeciti resta, pertanto, uno degli obiettivi principali della procura distrettuale di Palermo.
Tra i beni sottoposti a sequestro nei confronti di Michele Di Trapani il capitale sociale della “In.tra.l. industria trasformazione legno”, di Giuseppina Di Trapani ”Giuseppina e c. s.n.c.”, con sede a Cinisi; immobili a Palermo in via Casalini, e a Cinisi in via Orlando; un terreno a Cinisi, in contrada Margi-Bonanno; a Vincenzo Sgadari sottratti il capitale sociale della Edilmigliaccio s.r.l. con sede a Palermo; le quote societarie della Pietro Sgadari s.a.s. con sede a Palermo; villino a Carini; villino a Palermo, in via Quasimodo e un cavallo da corsa di nome Irak.


,,,,,,,,l,,,,Madonia,Passaggio dello scoiattolo,D'Arpa,Di Trapani,41 Bis,Bruno
I particolari dell'operazione Rebus

Gli affari del clan gestiti dal 41 bis

15 novembre 2010 -  Le indagini che hanno condotto oggi al sequestro di immobili e aziende per 22 milioni di euro, nell’ambito dell’operazione “Rebus” dei Carabinieri del Ros, hanno documentano il perdurante ruolo di vertice della famiglia mafiosa palermitana dei Madonia nelle strategie di Cosa nostra e l’evoluzione della gestione del mandamento di Resuttana, in cui si erano avvicendati Giovanni Bonanno, Diego Di Trapani e Salvatore Genova, designati da Antonino Madonia, in accordo con Salvatore Lo Piccolo.
Ma, soprattutto, è stato accertato come prima il capo mandamento di Resuttana Francesco Madonia, morto il 9 marzo 2007, e successivamente i figli Antonino, Giuseppe e Salvatore, nonchè il cognato di quest’ultimo Nicolò Di Trapani, benchè detenuti e sottoposti al regime del 41 bis, avessero continuato a dirigere il clan tramite i periodici colloqui con i congiunti e un fitto scambio di corrispondenza.
I beni appartenenti ai boss mafiosi e che sono stati dichiarati falliti possono tornare, grazie ai prestanome, ai legittimi proprietari. È quanto emerge dall’ordinanza di sequestro emessa dal Tribunale Misure di prevenzione di Palermo, che oggi ha portato al sequestro di beni per un valore di oltre 22 milioni di euro riconducibili al clan mafioso Di Trapani-Madonia di Palermo.
In particolare, secondo i magistrati, Massimiliano Lo Verde, ‘picciotto‘ di Cosa nostra, arrestato il 28 novembre del 2008 per concorso esterno in associazione mafiosa, prendendo ordini dal boss mafioso Salvatore Madonia, detenuto al ‘41 bis‘, il carcere duro, si sarebbe intestato alcuni beni del boss, come Bar Sofia e altri immobili, “intestandosene fittiziamente la relativa titolarità, anche attraverso il riacquisto di quelli provenienti da procedure fallimentari instaurate nei confronti dell’esponente mafioso Di Nicolò Trapani”, scrivono i magistrati nell’ordinanza di sequestro.
Per i giudici del Tribunale Misure di prevenzione è “sicuramente condivisibile il giudizio dell’autorità giudiziaria sull’incompatibilita” tra i redditi dichiarati da Lo Verde e dal suo nucleo familiare e l’entità dei mezzi finanziari impiegati per acquistare il Bar Sofia”. L’investimento, effettuato nel settembre 2007, ha richiesto l’impiego di 90.000 euro, “spesi senza ricorrere a contrazione di prestiti o utilizzando i proventi di disinvestimenti immobiliari”.
Quindi per i magistrati è “lecito presumere il ricorso a fondi di natura illecita, tenuto conto dei risultati degli accertamenti sulla capacità economica del nucleo familiare di Lo Verde nel periodo di riferimento (2006-2008)”.
Come scoperto dai Carabinieri del Ros, massimiliano Lo Verde “ha dichiarato un reddito da partecipazione di 6.629 euro sofferto da societa’ e/o impresa nella quale deteneva quote, non contabilizzato poichè non è altrimenti evincibile il suo ripianamento”. Per il biennio 2006-2007 il nucleo familiare di Lo Verde “ha basato il sostentamento su redditi dichiarati complessivamente solo da quest’ultimo e dal fratello Francesco”, scrivono i giudici di Palermo.
Per i magistrati delle Misure di Prevenzione, “nel periodo di interesse Lo Verde ha sicuramente condotto dei negozi giuridici di valore sproporzionato all’entità delle sue entrate finanziarie, tenuto conto anche della sua giovane età”. Questa “sperequazione vale a gettare un’ombra di sospetto sulle acquisizioni patrimoniali ed i valori finanziari entrati nel patrimonio del Lo Verde nel periodo di riferimento”. “Analogo discorso non può farsi per i beni intestati al padre ed alla madre” di Lo Verde.


http://www.youtube.com/watch?v=MnJc9hJxfIo&feature=player_embedded






AEROPORTI: WIND SHEAR, ENAC "STOP POLEMICHE, ORDINEREMO INSTALLAZIONE"

17 novembre 2010 ore 19,30
PALERMO (ITALPRESS) –

“Aspettiamo solo le decisioni dell’Enav. Intanto il sito della ex caserma Nato di Isola delle Femmine rimane in concessione all’ente in modo che, quando la sperimentazione dara’ i risultati auspicati, il congegno sara’ certificato dall’Enac e quindi diventera’ obbligatorio.

La sua installazione a quel punto verra’ ordinata, dall’ente che presiedo, in base alla legge vigente e a pena di commissione di reato di attentato alla sicurezza nei trasporti”. Il presidente dell’Ente nazionale per l’aviazione civile Vito Riggio non ha esitazioni sul sito in cui dovra’ essere installata l’antenna contro il wind shear.

Da mesi infuriano le polemiche tra l’Enac e l’Enav da una parte e il Comune palermitano di Isola delle Femmine dall’altra, nel cui territorio il radar per lo scalo Falcone Borsellino di Palermo dovrebbe essere installato.

“Ho letto una quantita’ di inesattezze alle quali non ho voluto dare risposta, ma e’ stato passato il segno e adesso voglio dare il mio punto di vista”,

dice all’ITALPRESS Riggio.

“In primo luogo – afferma – la scelta del sito dove collocare l’antenna l’ha fatta l’Enav, societa’ che per legge gestisce la navigazione aerea in Italia e responsabile della sicurezza della navigazione”, per tale motivo “qualunque suggerimento riguardo a possibili spostamenti non ha alcun senso logico ne’ giuridico se non e’ accolto dall’Ente nazionale per l’assistenza di volo, il quale ha dimostrato grandissima buona volonta’ visitando diversi luoghi alternativi proposti e trovandoli tutti inadeguati o impossibili per il tipo di lavoro che si deve fare”.

 “E’ quindi ridicolo continuare a proporre siti alternativi in modo pretestuoso o peggio fare riferimento a una mia personale ostinazione – continua il presidente dell’Enac -. Io non sono ostinato, ho il dovere di difendere le prerogative legislative della societa’ che gestisco.

Se accettassimo che incompetenti in materia possano mettere in discussione le decisioni dell’Enac metteremmo a rischio la sicurezza dei cittadini, valore che e’ attribuito all’ente che ho il privilegio di presiedere”. “Per cortesia istituzionale – sottolinea ancora Riggio – ho mandato il parere dell’Istituto Superiore di Sanita’ sulla installazione dell’antenna radar al sindaco di Isola, al presidente della Provincia, e al presidente della Regione, ma da questi politici non mi aspetto alcun parere perche’ non e’ compito loro interferire con la sicurezza del volo.

Il presidente dell’Enac viene eletto con il parere delle Camere e del Presidente della Repubblica io parlo con le Regione per cortesia istituzionale, ma non parlo coi sindaci, e non sara’ ne’ un sindaco ne’ un deputato a distogliermi dal garantire la sicurezza del volo in Italia”. E conclude: “Non c’e’ nessun pericolo per la salute, come ha ribadito il ministero della Salute, unico organo competente in materia, i cui pareri valgono per tutto il Paese senza riserve municipalistiche, che stanno facendo ripiombare l’Italia nello storico anarchismo che impedisce ogni crescita e ogni avanzamento civile”.
Da Isola delle Femmine rigettano “le accuse rivolte alla popolazione ed alle istituzioni locali di essere responsabili della mancanza di sicurezza dello scalo di Palermo”.

Gaspare Portobello, primo cittadino del comune palermitano in cui dovrebbe essere installata l’antenna contro il wind shear a servizio dell’aeroporto Falcone Borsellino, ribadisce la posizione dell’Amministrazione. “Le nostre azioni sono state mosse prima di tutto nell’interesse della salute dei cittadini, in assenza di dimostrazioni scientifiche che escludano effetti nocivi delle onde elettromagnetiche che investirebbero la popolazione per 24 ore al giorno – continua Portobello -. In base al principio di precauzione, non si sarebbe nemmeno dovuto pensare di installare un’antenna simile in prossimita’ di un centro abitato”.

“Abbiamo proposto all’Enac altri siti che non coinvolgessero il centro abitato – conclude Portobello -, li abbiamo informati di nuove tecnologie che in altre parti del mondo hanno permesso di installare la strumentazione dentro il perimetro aeroportuale, ma l’ente non ha mostrato alcuna disponibilita’ a discutere soluzioni alternative”.

(ITALPRESS).

http://www.italpress.com/sicilia/9788/aeroporti-wind-shear-enac-stop-polemiche-ordineremo-installazione-

41 Bis, bruno, Carini, cassarà, CINISI, corleonesi, d'arpa, dalla chiesa, di matteo, di trapani, grassi, ISOLA DELLE FEMMINE, La Torre, LO PICCOLO, madonia, Passaggio dello scoiattolo, ros, sgadari